Vita Di Pi Recensione: L’Arca Di Pi!

Ci sono momenti nella vita in cui Dio ci sembra lontano, in cui sembra indifferente alle nostre sofferenze. Di fronte alla morte o alla tribolazione, ognuno di noi si sente smarrito, solo, perduto. La Vita Di Pi non è solo uno straordinario viaggio scenografico, ma soprattutto una conciliazione tra dottrine religiose, nella consapevolezza che il Dio che ci osserva è uno ed uno solo.

Se non avete ancora visionato il film, non continuate nella lettura della recensione. Correreste il rischio di rovinarvi qualche sorpresa!

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Parlavo della magnanimità, del dubbio e della curiosità di Pi, soprannome per Piscine Patel, ragazzino indiano profondo ed intelligente, con un nome bizzarro e bersaglio di scherni. La Vita Di Pi è un racconto, un racconto a tratti composto d’immagini, a tratti di parole, un racconto a ritroso nella memoria di un ragazzo che è riuscito a sopravvivere, quasi da solo, alla disgrazia, al lutto, al naufragio, alla fame, all’incredibile ed alla bestia carnivora, sua inaspettata compagna di viaggio.

Sì, Pi, dopo 227 giorni, disperso e da solo nell’Oceano, ha toccato terra assieme ad un esemplare adulto di tigre del Bengala, feroce animale, nei cui occhi egli ha visto, in una notte illuminata dalle meduse, l’intero universo, come nei racconti indù. Un compagno di viaggio pericoloso per sopravvivere allo stesso pericolo. Quel pericolo che ha tenuto in vita Pi.

Se si ama profondamente qualunque essere vivente, si rimarrà esterrefatti da come la natura venga dipinta nella sua cruda realtà. Nessun addolcimento, nessuna umanizzazione dell’animale. I più forti vincono, sempre. Eppure, per le anime sensibili, anche negli occhi dei più feroci animali ci più essere un sentimento, una volontà di pacificazione, di fratellanza. Pi e Richard Parker (la tigre) sono fratelli di sventure, entrambi orfani dello stesso padre, quello che ha educato Pi e nutrito Richard nel suo zoo.

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Pi trova il senso della sua vita in quella disperazione, in quelle tempeste senza fine che gli strappano anche l’ultima provvista, in quelle lotte con Richard per segnare il proprio territorio sulla barca. Poi, un lampo, la consapevolezza che in tutte quelle prove, Dio lo stesse osservando, che, comunque, anche dopo avergli fatto perdere la sua famiglia, naufragata assieme ad una grossa nave mercantile, gli ha permesso di sopravvivere, in qualche modo. Dio l’ha fatto approdare su di un’incredibile isola di Suricati, a forma di divinità, che nessuno conosceva, che tanto offriva di giorno ai suoi naufraghi e tutto toglieva di notte, cibandosene. Quell’approdo gli ha permesso di sopravvivere, in attesa di conoscere l’estremo patimento che precede la morte, nel quale anche Richard Parker diviene un essere senza forze, senza ostilità, senza aggressività e Pi riesce ad accarezzarlo, ringraziando il Signore per avergli donato la vita. Pi riesce a raggiungere una spiaggia, ma il suo fedele compagno di avventure lo abbandona con indifferenza, fratello di sventure, sua unica fonte di salvezza nell’agonia della mente in preda alla solitudine ed alla disperazione, ora tornato ad essere una bestia senz’anima, come gli disse suo padre, rimproverandolo per aver tentato di vedere nei suoi occhi della fratellanza. Chissà se nel suo cuore, per un attimo, una tigre non abbia provato gratitudine per quel ragazzo che l’ha nutrita e salvata dalla tempesta, nonostante non l’abbia mostrata con i suoi grandi occhi di fuoco.

Perché solo Pi è sopravvissuto? Perché era misericordioso verso le bestie? Perché aveva chiesto a Dio di mostrargli il significato del suo amore? Perché, nel suo cuore, tutti gli esseri avevano dignità?

Una storia visivamente espressiva, a tratti dura, forte, come la tragedia della vita stessa. Un sofferente mix di riferimenti biblici, favolistici e, tecnicamente, di grandi capolavori tragici dell’Oceano, come “La Tempesta Perfetta” o “Titanic”. La vita di Pi ora ha un senso. Dovrebbe farci credere che perdere la speranza in qualcosa di infinitamente più misericordioso equivale a morire…

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