Speciale: Clint Eastwood, a lezione di storia con Iwo Jima


Un eccezionale lavoro è stato realizzato da Clint Eastwood con i suoi due film Flags Of Our Fathers (2006) e Letters From Iwo Jima (2006).

In questi due film, Clint Eastwood azzera il concetto di “buoni contro cattivi”

polarizzando le due fazioni in guerra, e dando a ciascuna di esse la possibilità di vedere raccontato il proprio punto di vista.

Flags Of Our Fathers e Letters From Iwo Jima narrano la battaglia che americani e giapponesi combatterono nel febbraio – marzo del 1945 sull’isola di Iwo Jima,

durante il secondo conflitto mondiale.

Iwo Jima era una “base strategica” assai importante per le tattiche di guerra:

fungeva sia da aeroporto che da oasi per lo sbarco navale; conteneva i ponti radio per le comunicazioni con l’Impero; permetteva il supporto delle intercettazioni dei bombardieri diretti sulla costa est del Giappone.

I marines americani persero circa 6.000 uomini

prima di smantellare con bombe a mano e lanciafiamme le reti di tunnel nelle montagne aperte dai giapponesi per ripararsi ed affrontare l’assedio. Non erano infatti state allestite trincee sulla spiaggia, lasciando il via libera ai marines per poterli colpire dall’interno.

L’esercito giapponese sull’isola, dal canto suo, sa di essere senza soccorsi e di avere poche probabilità di riuscita: l’aeronautica ripiega su Tokyo, la flotta combinata è stata distrutta, nessun rinforzo arriva dai quartier generali.

Flags Of Our Fathers racconta la storia di tre soldati che divennero eroi per aver partecipato alla diffusione di un simbolo di vittoria della Patria sul territorio nemico, quella foto che immortalava sei soldati americani mentre issavano una bandiera sulla vetta del monte Suribachi.

 

guerra clint eastwood set flags of our fathers

 

Ciò che James scoprirà a proposito della “foto che ci ha fatto vincere la guerra” è che essa simbolizza una scena compiuta in un momento che non è quello della vittoria sul territorio. Il quinto giorno della battaglia su Iwo Jima, ben lontani dal concludersi dell’operazione,

gli americani conquistano il monte Suribachi e vi innalzano una bandiera, la quale venne subito rimossa ad opera di un segretario della Marina per inviarla a Washington come souvenir. Quando una seconda bandiera fu poi messa al suo posto per mano di sei soldati marines, il fotografo Joe Rosenthal scattò una foto ai suoi connazionali mentre la stavano innalzando.

Pochi giorni dopo, lo scatto di Rosenthal fece il giro delle prime pagine dei quotidiani americani. Il dipartimento militare decise che la foto poteva diventare uno “status simbol” del patriottismo degli eroi che combattono per la nazione in terra straniera, ed avrebbe senza dubbio aiutato a predicare consensi tra le platee dell’opinione pubblica.

 

guerra flags of our fathers clint eastwood

 

Flags Of Our Fathers conduce un discorso ambiguo sull’episodio di guerra che racconta e sulla sua gestione da parte del Governo americano. Nessun eroe può nascere da una guerra, se non supportato da una maschera politica che aiuta a mantenerlo in vita?

Fino a che punto le gesta dei soldati che muoiono sul campo vengono strumentalizzate ai fini di un gioco d’inganni per creare consenso? I nemici vanno combattuti o conquistati?

Molte sequenze, nel corso del film, raccontano il disagio che i protagonisti provano nell’allestire il baraccone dello spettacolo di propaganda per la guerra. Ira Hayes, indiano d’America, è addirittura vittima di razzismo in un locale che non serve clienti indiani.

 

letters from iwo jima

 

Conclude James Bradley alla fine del film: “Aveva ragione lui, forse gli eroi non esistono, forse esistono solo persone come il mio papà. E finalmente capii perché si sentivano tanto a disagio ad essere chiamati eroi: gli eroi sono una cosa che creiamo noi, una cosa di cui abbiamo bisogno. È un modo per capire ciò che è quasi incomprensibile: come alcune persone possano sacrificarsi tanto per noi.

Ma se mio padre e i miei amici corsero quei rischi e sopportarono quelle ferite, lo fecero unicamente per i loro compagni. Avranno anche combattuto per la patria, certo, ma morirono per i loro amici, per l’uomo davanti a loro, per quello al loro fianco. E se vogliamo veramente onorare quegli uomini, dovremo ricordarli come erano realmente”.

Qualche decennio dopo lo scontro di Iwo Jima, vennero ritrovati sacchi di lettere dei soldati giapponesi che non furono mai spediti al mittente.

Letters From Iwo Jima è il film che Clint Eastwood gira come parte complementare alla storia narrata sul versante americano in Flags Of Our Fathers. A differenza dell’altro film, Letters From Iwo Jima è girato interamente sull’isola dove si prepara e si affronta il conflitto con i marines che compiono l’assedio. Soltanto i flashback dei soldati e dei loro comandanti riportano alla memoria episodi della loro vita prima della partenza per Iwo Jima.

 

letters from iwo jima locandina                                               guerra letters from iwo jima poster

 

L’isola è il campo di battaglia dove abitano il Generale Kuribayashi e le sue truppe in attesa dell’invasione americana. Le scene di battaglia, assai cruente, sono praticamente speculari a quelle che possiamo trovare in Flags Of Our Fathers: laddove in quel film la telecamera a mano spalleggiava i marines, vedendoli avanzare nella spiaggia deserta per salire il terreno e vedersi aprire il fuoco da piccole trincee scavate nella roccia, in Letters From Iwo Jima la guerra è ripresa interamente dagli interni delle grotte, lasciando gli spazi della spiaggia quasi sempre in campo lunghissimo per poter registrare le panoramiche del nemico americano che avanza sul territorio.

I protagonisti di Letters From Iwo Jima sono i soldati che combattono gli americani considerati dai soldati giapponesi come selvaggi, “deboli di volontà, non disciplinati, si lasciano interferire dalle loro emozioni”.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=uKuym66LIr4&feature=related

 

Letters From Iwo Jima, senza scadere nella retorica pacifista, predica un messaggio importante: in guerra è necessario conoscere il nemico, per non odiarlo e non banalizzarlo nelle categorie del Male.

Se Flags Of Our Father aveva coscienza dello spettacolo, Letters From Iwo Jima promuove la consapevolezza di un conflitto dove lo stereotipo (Bene, Male, Cattivo, Patria) non esiste. Interessante è anche la regione scelta per la retrospezione del conflitto: Iwo Jima, isola strategica, territorio chiave che serve da trampolino di lancio per una eventuale conquista imperiale: come lo è, ai giorni d’oggi, l’Afghanistan, zona cuscinetto, Iwo Jima del Medioriente. Molto prima di Avatar e di James Cameron, il grande Clint Eastwood aveva critica l’America di oggi ed il suo impegno bellico nel mondo. Sei grande, Maestro.

 

Qualsiasi somaro crede di sapere cos’è la guerra,

specie quelli che non l’hanno mai fatta. Le cose ci piacciono semplici e lineari:

buoni e cattivi, eroi e canaglie. Ce ne sono tanti degli uni e degli altri,

ma quasi mai sono come ce l’immaginiamo noi”.

Continua: “Lebanon”: Samuel Maoz e la Guerra del Libano