Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2: gli altarini di Daniel Radcliffe?


Come avevamo previsto un po’ tutti, questo weekend cinematografico appena passato ha visto protagonista sopra tutti Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2, negli Stati Uniti come in Italia e nel resto del mondo. La fine di una delle saghe più amate e di successo non poteva che aggiudicarsi l’ennesimo record per un’uscita di scena senza eguali: più di 475 milioni di dollari di incasso guadagnato in questi soli pochi giorni… cifra che, inutile dirlo, non verrà battuta per lungo tempo (anche se qualcuno sta già puntando sul quarto e sul futuro quinto capitolo della saga di Twilight , la grande “rivale”).

Onore al merito, dunque, in particolare ai tre giovani protagonisti (ma ormai cresciuti) Harry Potter, Hermione Granger e Ron Weasley rispettivamente interpretati da Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint. A sto giro, però, credo che il merito debba essere diviso (oltre che con tutti gli altri bravissimi attori) anche con il “cattivo” in questione, Lord Voldemort (un perfetto Ralph Fiennes) senza il quale (forse) Harry avrebbe fatto ben poca strada, visto e considerato che la luce ha sempre bisogno della sua parte d’ombra così come il bene non può stare senza il “male” (per riuscire a trionfare)… giusto?

Sia come sia, tutti tornano a casa felici e contenti, fra le lacrime di una nostalgia che si sta già facendo strada fra gli animi e che sono certa riuscirà prima o poi a convincere J. K. Rowling a dar vita all’ottavo libro del mago più mago del mondo. La settima arte ringrazia questa settima pellicola che ha risollevato gli incassi generali rispetto allo stesso periodo un anno fa. E’ anche merito degli altri titoli in scaletta, certo, ma come si dice? Non tutti i cavalli sono di razza e in questa determinata scuderia un solo stallone ha tagliato il traguardo lasciandosi alle spalle Transformens 3, piazzato in seconda posizione con più di 300 milioni di dollari, Come Ammazzare Il Capo E Vivere Felici che con soli 60 milioni deve ringraziare per il suo terzo posto e Cars 2, che si aggiudica la quinta posizione avendo racimolato fino adesso 165 milioni (ed era quotato fra i migliori in assoluto, ricordate?).

Comunque sia, e tornando al vero protagonista, un’epoca (lunga o breve che sia stata) si è davvero conclusa. Per circa dodici anni Daniel Radcliffe ha interpretato Harry Potter facendo sognare noi grandi e colpendo al cuore (in positivo ovviamente) i bambini di tutto il Pianeta, che di colpo hanno smesso di desiderare di essere un supereroe grande, grosso  e mascherato oppure un eroe “semplice” con cappa e spade o arco e frecce, volendo a tutti i costi assomigliare e diventare un gracile maghetto con gli occhiali, timido, tenero e armato “solo” di una cicatrice e di una bacchetta magica. Maghetto che ha portato fama e fortuna nelle tasche di Daniel il quale, manco fosse un mecenate e un maturo uomo d’affari annoiato dalla vita ha speso parte di questi guadagni in case a New York e Londra, arredandole con dipinti autentici di Andy Wharol. E fin qua nulla di strano, per carità. Cioè, pazzesco per chi come noi arriva a stento a fine mese, ovvio, ma per una star del suo livello qualche immobile e quadretto in più o in meno cosa cambia? E’ il resto che fa la differenza… un resto che ha fatto parte della vita di Daniel per diverso tempo e che ha rischiato di trascinarlo in basso. Molto più a “fondo” di quanto un adolescente dovrebbe arrivare e potrebbe sopportare…

Verso i 18 anni di età Radcliffe ha subito una crisi, causata probabilmente dall’eccesso di stress, tensioni e aspettative che il successo trascina dietro di sè e pensa bene di appioppare a colui o a colei che lo hanno riscosso. Il prezzo da pagare è alto, si sa e non tutti riescono a far fronte a ciò che accade, giorno dopo giorno. Così, iniziando magari con poco e non riuscendo poi a fermarsi, è venuto fuori che tra un incantesimo e l’altro il nostro beniamino “tracannava” di brutto! Feste su feste innaffiate di whisky, ecco uno dei vizi di Daniel, che nell’alcol aveva trovato un amico fidato, una spalla su cui piangere nei momenti di sconforto, il rifugio che non trovava altrove.

Fortunatamente tale battaglia è stata vinta da lui stesso, con forza, volontà e tenacia, mentre girava l’ultimo capitolo della saga, grazie anche alla vicinanza, all’amicizia, al sostegno e all’amore di una ragazza: Olive Uniacke figliastra di David Hayman, produttore dei film di Harry Potter. Eccoli qui di seguito, non sono carini?

Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2: gli altarini di Daniel Radcliffe?

Un in bocca al lupo al piccolo e grande Radcliffe, dunque, che continui sulla retta via (anche perchè basta un attimo per ricascarci), dimostrando a se stesso che ce la può fare e in seguito dimostrandolo a noi che siamo curiosi di vedere cosa combinerà adesso. L’idea pare sia quella di dedicarsi al teatro…. ma qualcosa mi dice che la porta del cinema rimarrà lo stesso aperta e pronta per essere varcata di nuovo…

Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2: gli altarini di Daniel Radcliffe?

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