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Compravendita immobiliare: norme sul certificato di agibilità

Compravendita immobiliare: norme sul certificato di agibilità
Photo by chaiyananuwatmongkolchai – Pixabay
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Approfondisci i dettagli del Decreto n.380 del 2001 e le situazioni in cui il certificato di abitabilità diventa una necessità irrinunciabile per i proprietari.

Compravendita immobiliare: norme sul certificato di agibilità
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Il panorama della compravendita immobiliare è cambiato radicalmente nel corso degli anni. Un tempo, i trasferimenti di proprietà avvenivano rapidamente e senza troppa burocrazia. Oggi, i notai richiedono documentazione dettagliata e completa, imponendo di fatto ai proprietari costi aggiuntivi per conformare il loro immobile alle normative vigenti. Ma qual è il ruolo del certificato di abitabilità in questo contesto?

Certificato di abitabilità: una necessità o un lusso?

Il certificato di abitabilità, anche noto come certificato di agibilità, è un documento che attesta la sicurezza, l’igiene e il risparmio energetico di un immobile. Introdotto nel 1934, è diventato obbligatorio solo per specifiche categorie di immobili dal 2001, grazie al Decreto n.380 del Presidente della Repubblica.

Questa normativa si applica principalmente a nuove costruzioni, ricostruzioni, sopraelevazioni e interventi che possano influire sulle condizioni di sicurezza e igiene. Dal 2016, un tecnico abilitato deve rilasciare una Segnalazione Certificata di Agibilità (SCA) per comprovare la conformità dell’edificio, ma ciò non significa che ogni immobile necessiti di tale certificazione per essere venduto.

Quando il certificato di abitabilità diventa obbligatorio

Secondo la normativa italiana, diversi documenti sono richiesti per finalizzare una compravendita: essi includono l’atto d’acquisto, i documenti dei soggetti coinvolti, la liberatoria condominiale, l’Attestato di Prestazione Energetica e documenti che attestino la regolarità urbanistica e catastale. Curiosamente, il certificato di abitabilità non è incluso in questa lista.

Tuttavia, come stabilisce l’articolo 1477 del Codice Civile, il venditore deve fornire tutti i documenti pertinenti relativi alla proprietà. Quindi, se l’acquirente non richiede espressamente il certificato, il venditore non è obbligato a consegnarlo. In caso contrario, la richiesta deve essere chiaramente specificata fin dalla proposta d’acquisto. Questo assicura che entrambe le parti siano a conoscenza delle aspettative, e consente al venditore di produrre il documento, se necessario, per concludere la trattativa.

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Eccezioni e obblighi

Nonostante il certificato di abitabilità non sia generalmente obbligatorio, ci sono situazioni in cui diventa indispensabile. Ad esempio, gli immobili inclusi nel decreto salva casa richiedono il certificato al momento della vendita. Questo perché tali immobili sono soggetti a interventi individuati dal Decreto n. 380/2001.

In sintesi, sebbene il certificato di abitabilità non sia un requisito imprescindibile per la vendita di un immobile in generale, diventa obbligatorio quando l’immobile rientra nelle categorie specificate dalla legge o quando l’acquirente lo richiede espressamente. Queste considerazioni sono cruciali per garantire una transazione senza intoppi, evitando malintesi tra venditore e acquirente.