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La questione interventismo/neutralismo in Italia durante la Grande Guerra.
Il panorama politico europeo ed italiano
Nonostante la dichiarazione di guerra dell'Impero austro-ungarico e della Germania contro il blocco dell'Intesa, l'Italia, inizialmente, decise di sfruttare la clausola difensivista della Triplice Allenaza e di non entrare nel conflitto.
Fin da subito, però, nella penisola vi fu uno scisma tra chi era a favore della guerra e chi era contro.
Il neutralismo: la non belligeranza a favore del Paese
La politica neutralista basava alcune delle proprie convinzioni su ideali di stampo economico. Come affermato da Giolitti nella "Lettera a Camillo Peano", la guerra veniva identificata "(...)come una disgrazia, la quale si deve affrontare solo quando è necessario per l'onore e per i grandi interessi del Paese"(...). Il conflitto veniva considerato come una sciagura perchè si era capito che non si sarebbe svolto come le battaglie risorgimentali. La situazione sia dal punto di vista dell'economia che degli armamenti non faceva prevedere infatti una conclusione positiva della guerra stessa: già si poteva presupporre che il conflitto si trasformasse in una guerra di logoramento e che avrebbe privilegiato chi aveva a disposizione i maggiori mezzi economici e tecnici.
Dalla parte dei neutralisti possiamo anche trovare la maggior parte della classe del clero, che abbracciava gli ideali cattolici e non voleva mettersi contro la cattolica Austria-Ungheria.
I socialisti: la controtendenza e Mussolini
Il panorama socialista italiano, schierato su una posizione neutralista, andava in controtendenza rispetto alle decisioni dei socialisti europei; unica eccezione, per quanto riguarda il PSI, è rappresentata dall'allora direttore del giornale "Avanti!", Benito Mussolini.
Schierato inizialmente in una posizione contro la guerra, si ritrova ad essere uno dei maggiori esponenti "pro bella". Cacciato dal partito, fondò il quotidiano "Il popolo d'Italia" nel quale espresse tutte le sue idee interventista, come è ravvisabile nell'articolo del 15 novembre del 1914, dove affermava che "(...)la propaganda antiguerresca è la propaganda della vigliaccheria"(...).
L'interventismo e la convinzione della guerra lampo
Dallo schieramento degli interventisti vi erano le frange più conservatrici del panorama sociale italiano. Essi erano a favore della guerra poichè ritenevano che il conflitto si sarebbe concluso in breve tempo, completando il processo di unificazione in caso di vittoria. Questo ideale di patriottismo era anche presente in intelletuali come D'Annunzio, il quale si fece portavoce della guerra nelle piazze e si arruolò quando la nazione entrò nel conflitto.
Anche i futuristi erano a favore della guerra, come è ravvisabile nel "Manifesto di fondazione del Futurismo" del 1909, dove affermarono che "Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo"(...), o ancora si considerava il conflitto come un giovamento ai campi coltivati, comè si può rilevare nel documento "Amiamo la guerra!" di Papini:"Che bei cavoli mangeranno i Francesi dove s'mmucchiarono i fanti tedeschi"(...).
L'entrata in guerra: 23-24 maggio 1915
La situazione politica italiana era spaccata a metà tra chi era a favore del conflitto e chi era contro. Entrambi gli schieramenti erano molto consistenti, ma non in grado di rimanere compatti e formare una forza politica coesa. Nonostante ciò, il 26 aprile del 1915, il Re, insieme al capo del governo Salandra e al ministro degli esteri Sonnino, firmò in gran segreto un trattato con Gran Bretagna, Francia e Russia, sfruttando l'articolo 5 dello Statuto Albertino, dove si afferma che "Al Re appartiene il potere esecutivo [e] dichiara la guerra; fa i trattati di pace, d'allenza e di commercio ed altri"(...). Il sovrano può quindi firmare patti senza il consenso del Parlamento; e così si comporterà firmando il Patto di Londra dove si impegna ad entrare in guerra al fianco dell'Intesa; otterà in cambio, in caso di vittoria, Trento, Trieste, l'Istria, esclusa la città di Fiume, e una parte della Dalmazia.
Il 23 maggio del 1915 l'Italia entrava ufficialmente in guerra ed il giorno seguente le prime truppe italiane venivano inviate al fronte.
Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili ( Subcomandante Marcos )

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02-12-2008 22: 11 Annunci Google
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