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Storia dell'Antica Roma - le origini
Storia dell'Antica Roma
1^ relazione
..........………Le Origini....................................
Sulla storia di Roma sono stati scritti fiumi di parole, leggende, poemi e quant’altro. Numerosi scrittori del periodo classico sono famosi per aver raccontato storie epiche della nascita e delle guerre condotte da Roma, ma ahimé pochi sanno che la maggior parte delle opere antiche sono andate distrutte per motivi vari, quali incendi naturali di biblioteche, saccheggi, rappresaglie cattoliche del periodo medioevale, guerre varie, ecc.
Per citarne una in particolare ricordiamo i Logistorici di Terenzio Marrone (116-24 a.C), tra i più importanti storici romani, ormai perduti come la maggior parte delle sue opere. Volendo fornire un elenco maggiormente dettagliato non possiamo non citare Sallustio (86-35 a.C.), Svetonio (70-140 a.C.), Ecateo di Mileto (storico greco 550–476 a.C.), Marziale (40-104 a.C.), Q.A. Simmaco (340-I decennio del V secolo a.C.), Demostene (384-322 a.C.), Anneo Seneca il vecchio (II metà del I secolo a.C.-37 d.c.), Quinto Fabio Pittore (260-190 a.C.), Lucio Cincio Alimento (II secolo a.C.), Giulio Acilio, Lucio Calpurnio Pisone (I secolo a.C.), Quinto Claudio Quadrigario (II-I secolo a.C.), Valerio Anziate (II-I secolo a.C.), Giulio Licino Macro, Quinto Elio Tuberose, Celio Antipatro (II secolo a.C.), Asinio Pollione (76 a.C.-4 d.C.), Publio Rutilio Rufo (154-78 a.C.), Sidonio Apollinare (430-487 a.C.) ed altri, nonché molte opere di Pubblio Cornelio Tacito (55-117 d.C.).
La domanda allora nasce spontanea, come facciamo oggi a conoscere questi autori ed orientativamente le loro opere? Semplicemente perché sono stati citati da altri autori a loro posteriori, e perché le loro opere sono state prese come spunto per le successive. Fa scuola l’esempio di Socrate, di cui noi non conserviamo alcuna opera.
E’ così che tra storici nobili ed altisonanti rimane a noi l’unica ed ingente opera (per la sua completezza, pur mancando numerosi libri) di uno scrittore di provincia, spesso denigrato in patria dai suoi contemporanei, ma che viene a buon diritto oggi considerato il maggiore storico romano di tutti i tempi. Stiamo parlando di Tito Livio da Patavium (59 a.C. - 17 d.C.) autore di ben 142 libri sulla Storia di Roma di cui solo 35 sono pervenuti a noi completi.
Ecco che oggi ogni notizia su Roma Antica si basa principalmente sull’opera di Tito Livio e su alcuni racconti frammentari, quali gli Annali di Tacito, alcune opere di Seneca (4 a.C.-65 d.C.), Plinio il giovane (61-113 d.C.), Ovidio (43 a.C.-18 d.C.), Lucano (39-65 d.C.), Silio Italico (25-101 d.C.), Polibio (206-124 a.C.), Strabone (58 a.C.-23 d.C.) e pochi altri.
Ho fatto questa premessa doverosa per far presente come nessuno sappia esattamente come sia nata la città Stato Roma, lo stesso Livio cita semplicemente la leggenda sulle origini troiane tramandate dal tempo, ma anche lui nutre forti perplessità in merito. Dobbiamo allora rivolgerci ad altre fonti, quali gli studi di ricercatori storiografici di altre civiltà, archeologi, glottologi (studio delle scritture antiche e delle loro correlazioni), sociologi dell’antichità, ecc., per capire cosa era Roma, da chi era abitata e perché divenne la potenza incontrastata del mondo antico.
Cominciamo:
Alcuni luoghi topografici dell’antica Roma devono aver avuto in passato un ruolo fondamentale per la nascita della Città Stato. L’isola Tiberina è uno di questi. Quest’isolotto di natura vulcanica doveva essere un ottimo dove “fiumaroli” del passato permettevano a mercanti e viaggiatori di attraversare il fiume Tevere. Più a sud altra zona importante deve essere stata la palude del Velabro, dove il Tevere si diradava diminuendo le sue pretese di ostacolo naturale. Era in questa palude, poco abitabile, che transitavano greggi e mandrie che si ritrovavano poi, assieme ai mercanti, nel Fforo Boario (appunto da buoi) sito nella valle pianeggiante compresa tra il Campidoglio, il Palatino e l’Aventino, dove, risalendo la corrente del Tevere, attraccava il naviglio proveniente dalla costa. Ecco era proprio il foro Boario il punto di maggior vita di quelle terre non del tutto ospitali, dove la presenza di un grande fiume (da sempre favorevole alla nascita di civiltà e agglomerati, per la disponibilità di acqua potabile), consentiva agli animali di abbeverarsi ai pastori di vendere le loro caciotte e agli artigiani di scambiare utensileria e merci varie.
Questa era Roma alle soglie del primo millennio a.C., un luogo di ritrovo per lo più di pastori ed i pastori all’epoca erano quelli Sabini (unico popolo autoctono italico). Intorno alla foce del Tevere esistevano già le saline che venivano poi stipate in magazzini, probabilmente in muratura, siti sempre nel Foro Boario dove il sale arrivava attraverso l’antica strada Campana per poi proseguire nell’entroterra attraverso la via Salaria. Proprio la presenza di sale, l’oro dell’antichità, favorì nel tempo gli scambi commerciali grazie alle frequenti visite di diversi popoli, quali, oltre i Sabini, i vicini Etruschi, i commercianti fenici, che facevano scalo in queste zone prima di approdare in Sardinia, i Greci di Cuma e delle altre città costiere campane oltre ad altre popolazioni italiche, quali i Latini, gli Oschi e gli Umbri. Proprio queste ultime tre popolazioni intorno all’VIII secolo a.C. adottarono l’alfabeto euboico proveniente dalla vicina città greca di Cuma. Questa, infatti, era una colonia di Calcide, città dell’isola Eubea, da cui il nome dell’alfabeto (precisazione: Grecia è un nome dato dai romani alle popolazioni abitante il Peloponneso e le terre limitrofe, quasi a voler riunire popoli che seppur con lingue simili, non ebbero mai un’identità nazionale). Tale alfabeto era conosciuto anche dagli Etruschi, popolo più evoluto, i quali lo usavano per gli scambi commerciali con le città della magna Grecia. Nacque così il cosiddetto Vicus Tuscus, cioè quella zona dove i queruli vicini si concentrarono in un qualcosa che era a metà tra un villaggio ed un polo fieristico.
C’era sul posto anche un garante soprannaturale di tutti gli scambi commerciali: il monumento dell’Ercole Italico, protettore del bestiame transumante. Era questa la zona che secondo la leggenda Romolo definì Ara Maxima, centro della costituente città.
Pastori, contadini, artigiani, commercianti, tavernieri, presti (sacerdoti), mignatte…..gli ingredienti per fondare una città c’erano tutti. Questa gente, ovviamente, non abitava nel Foro Boario, che era un luogo malarico, afoso d’estate e freddo ed umido d’inverno, ma sui vicini colli che lo sovrastavano: il Campidoglio, l’Aventino, il Palatino, il Quirinale, il Celio dove il clima era asciugato dai venti di ponente e dove si poteva respirare aria più fresca d’estate.
I vari insediamenti sui monti costituivano dei veri e propri villaggi, dall’aspetto misero e provvisorio, paragonabile a quello di una baraccopoli.
Le terre tuttavia erano molto fertili grazie alla cenere lavica eruttata dai vicini vulcani dei Colli Albani. Probabilmente molte popolazioni scesero nelle pianure romane anche a seguito di eruzioni e distruzioni.
Niente quindi di leggendario, di mitologico…l’improbabile naufragio di Enea….le radici greche, ecc…ecc.. Lo stesso Livio non è convinto su tali origini troiane e afferma che con molta probabilità queste siano nate per dar lustro al popolo che governava il mondo conosciuto.
Nell’ambito di questi agglomerati civili, quindi, venne a formarsi, forse con un evoluzione naturale, una sorte di aristocrazia urbana locale, costituita sicuramente dalle persone che potevano disporre di maggiori ricchezze. E’ probabile, infatti, si trattasse di commercianti stanziatisi sui colli, provenienti dalla vicina Vejo o da Cuma, o da nobili latini fuggiti dalle rovine della vicina città di Albalonga. Probabilmente questi aristocratici erano i capi delle famiglie che avevano monopolizzato il commercio e che possedevano la maggior parte delle terre vicine. Che chiedevano un tributo ai pastori Sabini che scendevano con i greggi o che erano riusciti a portare le acque dal fiume ai vicini campi.
Il loro etnos era principalmente latino, di indole prevalentemente rurale, poco alfabetizzati e poco esperti di concetti istituzionali per creare e gestire una vera Polis e soprattutto non avevano le conoscenze militari che potevano invece vantare popoli più evoluti quali Etruschi, Fenici e Capuani.
Da questi popoli, i Latini acquisirono i concetti di Città-Stato, ma la loro organizzazione sociale era fondamentalmente quella dei popoli migratori di origine indo-iranica, con la suddivisione in 3 grandi caste, i sacerdoti, i guerrieri e gli allevaotori-agricoltori, a cui gli studiosi fanno risalire le prime 3 tribù-famiglie primitive: i Ramnes, i Luceres e i Titienses. Gli appartenenti a queste 3 famiglie dominanti erano probabilmente di tipo gentilizio, i futuri patrizi, mentre la massa di gente aggregatasi successivamente a seguito di movimenti migratori nella zona, dovevano costituire la cosiddetta plebe.
Fu in questo momento e in tale situazione che nacque l’esigenza di creare una struttura cittadina primitiva a questo agglomerato di gente più diversa. Probabilmente fu per scelta delle famiglie più influenti, o per imposizione naturale nel contesto sociale, che venne deciso quale fondatore, organizzatore, governatore e quindi Re della nuova Polis, un esponente di una famiglia etrusca, di nome Romolo coadiuvato nella sua avventura dal fratello minore Remolo.
Il nome Remolo non deve scandalizzare le persone che leggono, forse perché il nome sembrava poco estetico da pronunciare o per altri motivi a noi sconosciuti, il suffisso tipicamente etrusco “olo” che significa più o meno “discendente dal fiume” fu omesso nel pronunciare il nome del fratello del primo Re.
Il termine “discendente dal fiume” inoltre non deve trarre in errore chi ha ascoltato la teoria-leggenda della Lupa Capitolina che salva i due pargoli dalle acque del Tevere. Probabilmente derivava dalla localizzazione della casa o dei possedimenti della famiglia etrusca o dal fatto che possedessero imbarcazioni, sta di fatto che la favola appare verosimilmente copiata da altre leggende più antiche, sia di matrice greca che soprattutto egizio-orientali, basterebbe citare quella del piccolo Mosé (parola egizia che significa “dal fiume” e che non è un vero nome, ma un suffisso da affiancare ad un nome proprio evidentemente omesso nel corso della Storia, …come altri nomi egizi Ras-mosé, Nes-mosé, ecc…., ma questa è un’altra storia…..) abbandonato in un cesto dalla madre e lasciato vagare per le correnti del Nilo, ma di racconti simili se ne trovano nella Storia Babilonese, in quella Persiana, ed in molte altre....la variante romana è stata la Lupa, anche qui probabilmente per la sua presenza massiccia nella zona collinare intorno la città.
Continua nella 2^ relazione......
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30-11-2008 05: 46 Annunci Google
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Ottimo contributo Grazie 
Evidenziamo a tutti che Igor è un esperto di storia antica e che da oggi offrira' la possibilita' di un ulteriore tematica di confronto su atuttonet.it legata alla storia
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ciao sono Manuel e mi complimento con Principe_Igor per questo progetto sulla storia di Roma che rimane sempre affascinante e spesso svela particolari e sorprese che ci illuminano sul mondo antico.
E' curioso ricordare che il tanto declamato mito di fondazione di Roma non sia stata inizialmente opera degli storici romani quanto la sua origine sia da attribuire ad autori greci che intendevano, in un certo senso, legittimare il ruolo che la città stava assumendo in Italia centrale. Già nel V secolo Ellanico di Lesbo ed altri avevano creato questa leggenda di Enea, fuggiasco da Troia in fiamme, quale fondatore di Roma; naturalmente il mito verrà poi rimaneggiato con l'inclusione dei re di Albalonga per coprire lo scarto di anni che correva dalla caduta di Troia alla nascita di Roma, che ovviamente, secondo gli storici greci, sarebbe stata fondata da un certo "Romo" da cui avrebbe preso il nome, affiancato da Remo, secondo una tradizione di fondazioni gemine presenti in molte città occidentali, da lì Romo-lus, figlio di Marte (altrimenti come spiegare l'indole conquistatrice di questi romani!) la lupa, Rea Silvia e tutto il resto. Tutto questo perchè era inconcepibile per il mondo greco che dei barbari potessero avere la meglio sulle prospere colonie di Magna Grecia prima e di Sicilia poi. Così, come era già successo per i persiani (discendenti da chi se non Perse, figlio di Perseo!) i greci crearono questo collegamento con la propria mitologia che almeno legittimava i romani, dando a Roma una connotazione originaria di vera e propria polis greca: un anno di fondazione riconosciuto, 753 a.C. - un fondatore preciso - le "parentele" di quest'ultimo con divinità. Solo ora vi erano i presupposti per poter confrontarsi con i romani, che nel frattempo non si curavano minimamente delle loro origini. Sia chiaro che si trattava di una pura accettazione nel quadro mediterraneo, perchè fino alle guerre puniche Roma, sebbene padrona dell'Italia cosiddetta, non verrà riconosciuta che come partecipante di seconda, se non di terza, categoria nello scacchiere mediterraneo. Cartagine la considerava una sua appendice in Italia, uno stato cuscinetto che proteggesse i suoi interessi da quegli avventurieri greci, come Pirro ed altri prima di lui, potevano crearle fastidio in Sicilia; nè tantomeno i grandi stati ellenistici si curavano minimamente di questi romani: essi non avevano una flotta, nè potevano vantare risorse finanziarie cospicue ed erano "sottosviluppati" in campo culturale, economico e soprattutto tecnologico oltre a non avere una scuola militare in grado di competere con la tradizione ellenica. Solo quando Cartagine fu domata gli eredi di Alessandro si resero conto del pericolo incombente ma, troppo discordi tra loro per organizzare un fronte comune, furono schiacciati ad uno ad uno così velocemente che se la conquista dell'Italia richiese quasi 500 anni, in poco più di un secolo Roma divenne la padrona dell'ecumene, ossia del mondo allora conosciuto
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Ottimo Manu,
hai aggiunto concetti verissimi e perfettamente attinenti oltre che conseguenziali al discorso da me aperto.
Apprendo che sei un esperto della Storia Ellenica, ti invito quindi vivamente a parlarne.
;-)
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