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L'uomo del terzo millennio e la vanità.
Salomone, al termine del suo percorso - aveva settanta anni - affermò che tutto quello che gli uomini inseguono nel corso della propria vita è solo vanità; è tutto un correre appresso al vento. Ora, se un potente re come Salomone, cui bastava uno schiocco delle dita per mandare a morte 1000 uomini, e aveva come mogli 300 regine e settecento concubine, cosa dovrebbero pensare gli uomini del terzo millennio, del tipo di "vita" (sic!), che si trovano a vivere? E, a questo punto, quali le speranze future per una vita degna d'essere vissuta?
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05-12-2009 09: 13 Annunci Google
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In effetti, sarebbe divertente immaginare Salomone, che già stava in pensiero per la vanità e la corsa dietro al vento degli uomini del suo tempo, alle prese con noi altri qui nel 2009 
Per iniziare, potrei dire che nel concetto generico di piacersi e piacere agli altri non trovo nulla di sbagliato, fin tanto che non diventi una gara a chi primeggia in qualità estetiche ed esteriori. Insomma, finchè non diventa la sola ed esclusiva preoccupazione (o ancora peggio, occupazione, termine che suona come dire a tempo pieno), finchè non riveste ruolo primario ma è un "di più" da esprimere insieme a ben altro tipo di bagaglio personale, non lo critico.
Peccato che con noi altri qui nel 2009, le cose spesso vadano molto diversamente.
Barman, sei pinte di birra e presto, il mondo sta per finire. Tieni il resto, hai dieci minuti circa per spenderli! Io sono una fan di DrJ!
Fondatrice del Club delle Donne Superiori

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Viviamo in un contesto in cui conta molto di più l'apparire che l'essere, ma se questo era già un problema ai tempi di Salomone e siamo comunque arrivati al terzo millennio, penso che abbiamo ancora qualche speranza. Il piacersi e cercare di rendersi piacevoli agli altri, nei giusti limiti ovviamente, può essere sicuramente un fattore positivo per una persona.
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Originariamente Scritto da
katerpillar
Salomone, al termine del suo percorso - aveva settanta anni - affermò che tutto quello che gli uomini inseguono nel corso della propria vita è solo vanità; è tutto un correre appresso al vento. Ora, se un potente re come Salomone, cui bastava uno schiocco delle dita per mandare a morte 1000 uomini, e aveva come mogli 300 regine e settecento concubine, cosa dovrebbero pensare gli uomini del terzo millennio, del tipo di "vita" (sic!), che si trovano a vivere? E, a questo punto, quali le speranze future per una vita degna d'essere vissuta?
Non credo che il concetto che voleva esprimere Salomone dipenda dalla quantità di beni materiali che uno possiede. Si riferisce a ciò che un essere umano mette al primo posto nella propria vita.
Anche una persona povera o con poco potere potrebbe dare più importanza alle cose materiali, allo svago, ai piaceri, piuttosto che alle cose spirituali.
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Originariamente Scritto da
claudia84r
Non credo che il concetto che voleva esprimere Salomone dipenda dalla quantità di beni materiali che uno possiede. Si riferisce a ciò che un essere umano mette al primo posto nella propria vita.
Anche una persona povera o con poco potere potrebbe dare più importanza alle cose materiali, allo svago, ai piaceri, piuttosto che alle cose spirituali.
Infatti, l'intervento di BostonCeltics e arcoefreccia, mi è parso di capire che, ha limitato la vanità solo alla persona estetica e non ai comportamenti, perché uno può essere vanitoso anche perché vuol possedere, a tutti i costi, una Ferrari, pur non avendone la necessità. Infatti, il lungo elenco stilato da Re Salomone, sui suoi beni e su quello che il potere gli permetteva, voleva sottolineare proprio quello: pur avendo quel possesso smisurato di beni e di azioni, ora che era vecchio, non gli sarebbe più servito e non gli avrebbe dato il senso della vita; infatti aggiunge: se non avessi avuto dentro di me la fede nel signore, ora non mi ritroverei nulla.
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Originariamente Scritto da
arcoefreccia
Sì, ho parlato di vanità nel senso strettamente estetico, ma sono della stessa idea anche per quanto riguarda le sue declinazioni in termini di possesso, oggetti e beni materiali come strumenti per apparire. La sostanza non cambia

Quoto la tua precisazione, ma, oggi più che mai, come giustamente affermato da Bostonceltics, la società, così per com’è impostata, tende più a farci valorizzare l'apparire e non l'essere. La mia domanda, anche se è partita da molto lontano, voleva discutere proprio questa scelta di "Modernità", giacché, la stragrande maggioranza del mondo occidentale è indirizzata in questa direzione con, in testa l'America & gli americani che, da moltissimi anni hanno vissuto sopra le loro possibilità, causando il conseguente male a loro stessi e a tutto il mondo. In tal senso, con il tempo l'America si riprenderà, l'Europa si riprenderà e tutto il Mondo si riprenderà da questa ennesima crisi economica, frutto dell’egoismo degli uomini, ma da questo ripetuto caos economico l’uomo ne uscirà cambiato, o continuerà, imperterrito, a dare più valore all’avere che, non all’essere?
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Temo che non si tornerà indietro, come dicevo in non ricordo quale altro thread oggi sembra funzionare bene soprattutto ciò che è immagine, non so se riusciremo a tornare a fare a meno di questo. Piuttosto, mi e ci auguro che in parallelo si riesca a riacquistare, sviluppare, portare sullo stesso piano di rilevanza dell'avere/apparire anche l'essere in senso autentico.
L'unico caso in cui ipotizzo si possa avere un completo ribaltamento della situazione, sarebbe se accadesse qualche grande fenomeno naturale/climatico/sociale/politico a livello globale, nel tal caso chi sopravvive si troverebbe probabilmente di nuovo ricatapultato all'età della pietra e dovrebbe ricominciare da capo. Finchè si teorizzano percorsi di riscoperta interiore comodamente seduti sul divano, forse sul singolo qualche risultato strettamente personale lo si ottiene anche, ma vedo ben difficile che il tutto si estenda alla collettività.
Barman, sei pinte di birra e presto, il mondo sta per finire. Tieni il resto, hai dieci minuti circa per spenderli! Io sono una fan di DrJ!
Fondatrice del Club delle Donne Superiori

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Originariamente Scritto da
arcoefreccia
Temo che non si tornerà indietro, come dicevo in non ricordo quale altro thread oggi sembra funzionare bene soprattutto ciò che è immagine, non so se riusciremo a tornare a fare a meno di questo. Piuttosto, mi e ci auguro che in parallelo si riesca a riacquistare, sviluppare, portare sullo stesso piano di rilevanza dell'avere/apparire anche l'essere in senso autentico.
L'unico caso in cui ipotizzo si possa avere un completo ribaltamento della situazione, sarebbe se accadesse qualche grande fenomeno naturale/climatico/sociale/politico a livello globale, nel tal caso chi sopravvive si troverebbe probabilmente di nuovo ricatapultato all'età della pietra e dovrebbe ricominciare da capo. Finchè si teorizzano percorsi di riscoperta interiore comodamente seduti sul divano, forse sul singolo qualche risultato strettamente personale lo si ottiene anche, ma vedo ben difficile che il tutto si estenda alla collettività.
Questa tua affermazione è la prova schiacciante che l'umanità, più va avanti e più perde pezzi - fiducia - strada facendo. Allora mi spiego: in teoria, più aggiungiamo esperienze alla nostra memoria e più dovremmo essere in grado di comprendere quale sia il mondo migliore per noi; un po’ come stiamo operando per il clima. A livello mondiale ci siamo resi conto che qualcosa non sta andando, e stiamo cercando di prendere provvedimenti a livello globale. Chiarito questo, io credo che l'evoluzione tecnologica, tra non molto, sarà tale da far cambiare opinione a milioni di persone, poiché te lo immagini un mondo dove sono eliminate le vetture a combustione interna, sostituite da quelle elettriche? Come ambiente si ritornerebbe al paradiso terrestre. Dopo questo sforzo unico per il clima, credo che l’uomo sfodererà tutto il suo buon senso per attuare altri progetti globali e, come diceva una mia cara amica…mai dire mai.
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Questa mia affermazione è un tentativo di pensarla in modo globale, se dovessi parlare per me soltanto e fare una considerazione del tutto personale, direi che la mia fiducia nel genere umano, per quanto siamo messi maluccio su tutti i fronti di cui stiamo discutendo, non si è ancora spenta. In tutta onestà, devo però ammettere che la mia fiducia riguarda più il singolo che la collettività. Secondo me il grosso sforzo che dovremmo provare a fare è lasciare da parte l'individualismo e l'egoismo. Ma questo è un altro discorso ancora.
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