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Discussione: Meditazioni quotidiane 2009

  1. #61
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    Domenica 1 Marzo 2009


    37 So che siete discendenti d'Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. 38 Io dico quel che ho visto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro». 39 Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; 40 ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho detto la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così. 41 Voi fate le opere del padre vostro». Essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; abbiamo un solo Padre: Dio». 42 Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non son venuto da me, ma è lui che mi ha mandato. 43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me, perché io dico la verità, voi non credete. 46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio». (Giovanni 8:37-47)

    Progenie d'Abramo

    In questo brano della Scrittura Gesù esprime due realtà: «Voi che siete progenie d'Abramo» e «Voi siete progenie del diavolo.
    La prima verità era gradita agli ascoltatori perché si sentivano orgogliosi d'essere figli del padre della fede. La natura dell'uomo è incline a gloriarsi.
    Il Maestro divino non negò, ch'essi erano della progenie d'Abramo riconobbe le loro qualità umane e la loro ereditarietà, ma ciò non basta. Tanti si vantano d'essere cristiani soltanto perché appartengono ad una chiesa e ne hanno acquistato il diritto per mezzo del battesimo, dinanzi agli occhi di Gesù, però, il quale vede quello che gli altri non vedono, non basta qualificarsi progenie d'Abramo. Non basta dichiararsi cristiani ed evangelici, soltanto perché conosciamo teoricamente alcune verità della Scrittura, non è l'appartenenza ad una comunità cristiana che ci dà la garanzia di essere graditi a Dio, occorre di più. La seconda verità espressa da Colui che non aveva mai offeso alcuno, palesava i sentimenti del cuore dei suoi interlocutori. Essi erano «progenie del diavolo» perché rifiutavano Colui il quale Dio aveva mandato. 1 giudei del tempo di Gesù commisero l'errore di credersi al sicuro per la loro conoscenza le loro tradizioni, ma il Signore li redarguì ricordando loro che chi non accetta la Sua parola e non la mette per fede in opera, nonostante le apparenze è «progenie del diavolo», l'avversario. È necessario che «Chi pensa di stare ritto, guardi che non cada» quanti credenti in Cristo hanno ereditato il titolo di «progenie d'Abramo» per mezzo della fede, e poi dalle loro opere manifestano d'essere «progenie dell'avversario», perché hanno nel cuore risentimento e odio. Dio ci aiuti a esaminare attentamente le nostre vie, ad onorare coloro che sono stati chiamati da Dio al ministerio ed accettare i loro consigli, come da parte di Dio, per essere veramente e soltanto: «progenie d'Abramo».

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  3. #62
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    Lunedì 2 Marzo 2009


    15 Dio disse ad Abraamo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara. 16 Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei». 17 Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: «Nascerà un figlio a un uomo di cent'anni? E Sara partorirà ora che ha novant'anni?» 18 Abraamo disse a Dio: «Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!» 19 Dio rispose: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. 20 Quanto a Ismaele, io ti ho esaudito. Ecco, io l'ho benedetto e farò in modo che si moltiplichi e si accresca straordinariamente. Egli genererà dodici principi e io farò di lui una grande nazione. 21 Ma stabilirò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questa stagione il prossimo anno».
    22 Quando ebbe finito di parlare con lui, Dio lasciò Abraamo, levandosi in alto.
    23 Abraamo prese suo figlio Ismaele, tutti quelli che gli erano nati in casa e tutti quelli che aveva comprato con il suo denaro, tutti i maschi fra la gente della casa d'Abraamo, e li circoncise, in quello stesso giorno, come Dio aveva detto di fare. 24 Abraamo aveva novantanove anni quando fu circonciso. 25 Suo figlio Ismaele aveva tredici anni quando fu circonciso. 26 In quel medesimo giorno fu circonciso Abraamo e Ismaele suo figlio. 27 Tutti gli uomini della sua casa, tanto quelli nati in casa quanto quelli comprati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui. (Genesi 17:15-27)

    E Dio disse…

    Quando Dio compie un'opera nell'uomo manifesta un'evidenza che non può sfuggire a nessuno. D «segno» divino appare tanto chiaramente da presentare una sostanziale modifica della personalità.
    Nel primo secolo dell'era cristiana non erano pochi i credenti, provenienti da ambienti pagani, che cambiavano il proprio nome scegliendo quello che sembrava esprimere auspici di fedeltà e di vittoria. Questo principio può anche essere considerato con simpatia, ma non ci esime dal sostenere che la trasformazione della personalità è reale e positiva soltanto quando ha conosciuto l'azione dello Spirito di Dio. Chiamarsi «cristiano» o «credente» non significa possedere automaticamente l'esperienza della salvezza, perché un nome ha un autentico significato quando è attribuito ad una realtà che è espressa dal nome stesso. L'apostolo Paolo che afferma «Se qualcuno è in Cristo è una nuova creatura; le cose vecchie son passate, tutte le cose son fatte nuove», vuole illustrare, con queste parole, non soltanto il processo di rigenerazione, ma anche il principio legale che permette di acquisire il nome di «cristiano». Bisogna però aggiungere che quello che è vero nell'esperienza della salvezza non è meno vero per l'esperienza susseguente e collegata con essa. Quando Dio opera, manifesta l'evidenza della Sua azione, ma quando Dio non opera, perché forse ci siamo chiusi nella nostra indifferenza è inutile cercare di falsificare l'opera dello Spirito attribuendoci nomi contraddetti e contestati dalla personalità. Rovesciando i termini si può dire che è superfluo cercare di attribuire nomi quando Dio trova spazio nella nostra vita ed opera per compiere i suoi programmi di potenza, sapienza ed amore; il nostro progresso le nostre esperienze, i doni, i ministeri, le benedizioni sono una realtà che si qualificano senza che ci sforziamo di imprigionarle in una nomenclatura, mentre i nomi che non sono apposti sopra autentiche realtà sono destinati ad essere portati via dal vento, come il fumo che per breve tempo ha tinto il nostro orizzonte.

  4. #63
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    Martedì 3 Marzo 2009


    48 I Giudei gli risposero: «Non diciamo noi con ragione che sei un Samaritano e che hai un demonio?» 49 Gesù replicò: «Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate. 50 Io non cerco la mia gloria; v'è uno che la cerca e che giudica. 51 In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte». 52 I Giudei gli dissero: «Ora sappiamo che tu hai un demonio. Abraamo e i profeti sono morti, e tu dici: "Se uno osserva la mia parola, non gusterà mai la morte". 53 Sei tu forse maggiore del padre nostro Abraamo il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?» 54 Gesù rispose: «Se io glorifico me stesso, la mia gloria è nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, che voi dite essere vostro Dio, 55 e non l'avete conosciuto; ma io lo conosco, e se dicessi di non conoscerlo, sarei un bugiardo come voi; ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56 Abraamo, vostro padre, ha gioito nell'attesa di vedere il mio giorno; e l'ha visto, e se n'è rallegrato». 57 I Giudei gli dissero: «Tu non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abraamo?» 58 Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono».
    59 Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. (Giovanni 8:48-59)

    Fede in Cristo

    Gesù nel discorso concernente la sua missione divina, parlò al popolo dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi seguita, non camminerà nelle tenebre, anzi avrà la luce della vita». Tutti coloro che non credono in Lui muoiono nei loro peccati, mentre chi persevera nella sua parola non solo è suo discepolo, non solo conosce la verità ma è reso libero da essa, e dimorerà in perpetuo nella casa del Padre. Gesù dice: «Questa è l'opera di Dio, che voi crediate in colui che Egli ha mandato». Intendendo dire che conoscere il Padre significa conoscere prima Gesù. Questo parlare di Gesù era un parlare duro per i religiosi della sua e di ogni epoca. Non era la prima volta che i capi giudei insultavano ed offendevano il Figlio di Dio. 1 versi seguenti ci parlano prima di tutto dell'umiltà del Figliuol di Dio e quindi del premio che riceve chi crede in Lui: non vedere giammai la morte. Chi crede in Gesù non perisce ma ha vita eterna. Chi onora il Figlio, onora il Padre; ed è passato dalla morte alla vita. L'uomo è assolutamente incapace di salvarsi da sè e non ha speranza senza l'intervento divino, quell'atto di grazia che ristora in lui l'immagine divina che lo introduce ad una eredità immacolata ed incorruttibile, che non scade essendo conservata nei cieli. Infine Gesù conferma la sua divinità: il verbo essere riferito ad Abramo (v. 58) è proprio degli esseri che, nel tempo, vengono in esistenza, mentre quando, viene riferito a Gesù, non accenna ad alcun principio, ma esprime l'esistenza, assoluta, immutabile ed eterna. Gesù non intende dire che era vissuto prima di Abramo ma che la sua esistenza non aveva avuto principio, cioè che Egli era eterno e quindi Dio. Numerosi passi del Nuovo Testamento, testimoniano della Sua divinità ed uguaglianza al Padre, come Dio, Cristo è degno di essere adorato servito ed amato. Lo Spirito Santo ci aiuti sempre a riconoscerLe come nostro Signore e sovrano!

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    Mercoledì 4 Marzo 2009


    1 Il SIGNORE apparve ad Abraamo alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della sua tenda nell'ora più calda del giorno. 2 Abraamo alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano davanti a lui. Come li ebbe visti, corse loro incontro dall'ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse: 3 «Ti prego, mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo! 4 Lasciate che si porti un po' d'acqua, lavatevi i piedi e riposatevi sotto quest'albero. 5 Io andrò a prendere del pane e vi ristorerete; poi continuerete il vostro cammino; poiché è per questo che siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa' pure come hai detto». 6 Allora Abraamo andò in fretta nella tenda da Sara e le disse: «Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala e fa' delle focacce». 7 Poi Abraamo corse alla mandria, prese un vitello tenero e buono e lo diede a un suo servo, il quale si affrettò a prepararlo. 8 Prese del burro, del latte e il vitello che era stato preparato, e li pose davanti a loro. Egli se ne stette in piedi presso di loro, sotto l'albero, e quelli mangiarono.
    9 Poi essi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?» Ed egli rispose: «È là nella tenda». 10 E l'altro: «Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Sara intanto stava ad ascoltare all'ingresso della tenda, che era dietro di lui.
    11 Abraamo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne. 12 Sara rise dentro di sé, dicendo: «Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!» 13 Il SIGNORE disse ad Abraamo: «Perché mai ha riso Sara, dicendo: "Partorirei io per davvero, vecchia come sono?" 14 Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? Al tempo fissato, l'anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò, dicendo: «Non ho riso»; perché ebbe paura. Ma egli disse: «Invece hai riso!» (Genesi 18:1-15)


    Dio ci visita

    Il capitolo 15 del libro della Genesi ci parla di una visita speciale del Signore ad Abramo. Mentre tutti riposavano, il patriarca era seduto all'entrata della tenda e notò subito i tre angeli. Egli subito si inchinò riconoscendo in loro dei messaggeri divini ed esclamò: «Deh, Signor mio ...». La visita in questione fu per Abramo l'espressione della presenza dell'Eterno nella sua vita di pellegrino, in un cammino verso la terra promessa. L'ospitalità in oriente era, una cosa sacra e il comportamento di Abramo ne è un esempio. Egli addirittura obbligò i tre viaggiatori a fermarsi da lui; questo ci riporta alla memoria la parola riguardante il dovere dell'ospitalità, perché così facendo, spesso anche noi ospitiamo degli angeli. È importante notare poi, che Abramo parlò di un pezzo di pane, ma offrì ai visitatori un pasto degno dei più alti dignitari. Ci sono persone che promettono poco ma danno molto, altri, che a parole offrono tutto ed infine non danno nulla. Così, pure noi dovremo dare tutto il meglio che possediamo al Signore sapendo che coloro che dimostrano il loro amore e la loro benedizione verso Dio, ricevono il privilegio della Sua comunione e la benedizione di grandi promesse. Proprio come riprova della fedeltà di Dio verso Abramo e sua moglie, quel giorno essi ricevettero la più straordinaria promessa della loro vita. Quello che avevano desiderato e bramato da tanti anni e che, nonostante il sorriso incredulo di Sara, ebbe a suo tempo il compimento. Il Signore è fedele, non temiamo, né dubitiamo, «Le cose che occhio non ha vedute, e che orecchio non ha udite e che non son salite in cuor d'uomo, son quelle che Dio ha preparate per coloro che l'amano». 1 Corinzi 2:9 Quando il Signore ci visita con la Sua Parola e vuole avere comunione con noi, riceviamoLo sempre con gioia, Egli viene per arricchire l'anima nostra!

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