Lunedì 2 Marzo 2009
15 Dio disse ad Abraamo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara. 16 Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei». 17 Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: «Nascerà un figlio a un uomo di cent'anni? E Sara partorirà ora che ha novant'anni?» 18 Abraamo disse a Dio: «Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!» 19 Dio rispose: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. 20 Quanto a Ismaele, io ti ho esaudito. Ecco, io l'ho benedetto e farò in modo che si moltiplichi e si accresca straordinariamente. Egli genererà dodici principi e io farò di lui una grande nazione. 21 Ma stabilirò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questa stagione il prossimo anno».
22 Quando ebbe finito di parlare con lui, Dio lasciò Abraamo, levandosi in alto.
23 Abraamo prese suo figlio Ismaele, tutti quelli che gli erano nati in casa e tutti quelli che aveva comprato con il suo denaro, tutti i maschi fra la gente della casa d'Abraamo, e li circoncise, in quello stesso giorno, come Dio aveva detto di fare. 24 Abraamo aveva novantanove anni quando fu circonciso. 25 Suo figlio Ismaele aveva tredici anni quando fu circonciso. 26 In quel medesimo giorno fu circonciso Abraamo e Ismaele suo figlio. 27 Tutti gli uomini della sua casa, tanto quelli nati in casa quanto quelli comprati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui. (Genesi 17:15-27)
E Dio disse…
Quando Dio compie un'opera nell'uomo manifesta un'evidenza che non può sfuggire a nessuno. D «segno» divino appare tanto chiaramente da presentare una sostanziale modifica della personalità.
Nel primo secolo dell'era cristiana non erano pochi i credenti, provenienti da ambienti pagani, che cambiavano il proprio nome scegliendo quello che sembrava esprimere auspici di fedeltà e di vittoria. Questo principio può anche essere considerato con simpatia, ma non ci esime dal sostenere che la trasformazione della personalità è reale e positiva soltanto quando ha conosciuto l'azione dello Spirito di Dio. Chiamarsi «cristiano» o «credente» non significa possedere automaticamente l'esperienza della salvezza, perché un nome ha un autentico significato quando è attribuito ad una realtà che è espressa dal nome stesso. L'apostolo Paolo che afferma «Se qualcuno è in Cristo è una nuova creatura; le cose vecchie son passate, tutte le cose son fatte nuove», vuole illustrare, con queste parole, non soltanto il processo di rigenerazione, ma anche il principio legale che permette di acquisire il nome di «cristiano». Bisogna però aggiungere che quello che è vero nell'esperienza della salvezza non è meno vero per l'esperienza susseguente e collegata con essa. Quando Dio opera, manifesta l'evidenza della Sua azione, ma quando Dio non opera, perché forse ci siamo chiusi nella nostra indifferenza è inutile cercare di falsificare l'opera dello Spirito attribuendoci nomi contraddetti e contestati dalla personalità. Rovesciando i termini si può dire che è superfluo cercare di attribuire nomi quando Dio trova spazio nella nostra vita ed opera per compiere i suoi programmi di potenza, sapienza ed amore; il nostro progresso le nostre esperienze, i doni, i ministeri, le benedizioni sono una realtà che si qualificano senza che ci sforziamo di imprigionarle in una nomenclatura, mentre i nomi che non sono apposti sopra autentiche realtà sono destinati ad essere portati via dal vento, come il fumo che per breve tempo ha tinto il nostro orizzonte.
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