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De Andrè e i comandamenti
Nella nota canzone "Il testamento di Tito" De Andrè, parlando attraverso il "ladrone buono" crocefisso insieme a Cristo, muove delle particolari e personali considerazioni su alcuni dei comandamenti.
Comandamenti che riguardano Dio
1 Allora DIO pronunziò tutte queste parole, dicendo: 2 «Io sono l'Eterno, il tuo DIO, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. 3 Non avrai altri dèi davanti a me. 4 Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisce l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, 6 e uso benignità a migliaia, a quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. 7 Non userai il nome dell'Eterno, il tuo DIO, invano, perché l'Eterno non lascerà impunito chi usa il suo nome invano. 8 Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. 9 Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro; 10 ma il settimo giorno è sabato, sacro all'Eterno, il tuo DIO; non farai in esso alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; 11 poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l'ha santificato.
Comandamenti che riguardano l'uomo
12 Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l'Eterno, il tuo DIO ti dà. 13 Non ucciderai. 14 Non commetterai adulterio. 15 Non ruberai. 16 Non farai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. 17 Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo». 18 Ora tutto il popolo udiva i tuoni, il suono della tromba e vedeva i lampi è il monte fumante. A tale vista, il popolo tremava e si teneva a distanza. 19 Perciò essi dissero a Mosè: «Parla tu con noi e noi ti ascolteremo, ma non ci parli DIO perché non abbiamo a morire». 20 Mosè disse al popolo: «Non temete, perché DIO è venuto per provarvi, e affinché il timore di lui vi sia sempre davanti, e così non pecchiate». 21 Il popolo si teneva dunque a distanza, ma Mosè si avvicinò alla densa oscurità dov'era DIO.
I comandamenti presi in considerazione da Faber, di quelli elencati nella versione Diodati della bibbia, sono quelli in grassetto.
Nella canzone, o poesia che dir si voglia, Faber dice le seguenti parole:
Non avrai altro Dio, all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.
Onora il padre. Onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Il quinto dice "non devi rubare"
e forse io l'ho rispettato
vuotando in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.
Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami, così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.
Il settimo dice "non ammazzare"
se del cielo vuoi essere degno.
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.
Per motivi prettamente musicali è palese che è stato obbligato a modificare l'ordine.
De Andrè rivede i comandamenti biblici, e li commenta, alla luce dei fatti e della vita.
Cosa ne pensate della visione "deandriana" dei comandamenti? Alla luce dei fatti e della vita, sono realisti, o no?
Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili ( Subcomandante Marcos )

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24-12-2008 22: 09 Annunci Google
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Dè Andre è il più grande poeta del Novecento,che altro posso dire,la sua grandezza non è mai stata apprezzata appieno.
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Anche io trovo che De Andrè sia il miglior poeta italiano degli ultimi tempi. E questa canzone è davvero bella e ricca di significato.
Più che una critica verso i dieci comandamenti, vedo una critica verso le istituzioni religiose dell'epoca, i farisei (e dei nostri giorni).
Istituzioni che con il loro comportamento contraddicono le leggi divine.
Tito nella sua condizione di ladrone e peccatore è lontano da Dio, ma i sacerdoti, che avrebbero il compito di aiutare gli altri ad avvicinarsi a Lui senza giudicare, sono ancora più lontani.
E in un modo anche peggiore perchè sono ipocriti e aggravano di pesi e tradizioni inutili il popolo. Al contrario il Cristo, il Messia promesso, l'uomo mandato da Dio, con il suo comportamento umile smaschera la loro ipocrisia e, pur innocente, viene condannato a morte.
Insomma Tito si sfoga verso l'ipocrisia di quelli che l'hanno condannato a morte in base a leggi che essi stessi non rispettano. Ma cede di fronte all'esempio di amore e pietà dato da Gesù.
Sullo stesso tono poi del resto del disco "La buona novella".
Io trovo stupenda questa parte in "Maria nella bottega del falegname" :
...costruisci le stampelle per chi in guerra andò
dalla Nubia sulle mani a casa ritornò?
Mio martello non colpisce,
pialla mia non taglia,
per foggiare gambe nuove a chi le offrì in battaglia,
ma tre croci due per chi diseetò per rubare
la più grande per chi guerra insegnò a disertare...
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Le canzoni di De Andrè hanno la particolarità di essere viste da molteplici parti. Potrebbe essere sì una critica ai farisei, e in metafora alle istituzione religiose moderne, che, così tanto religiosi, vanno contro le proprie regole, ma alcuni versi della canzone, e mi riferisco a:
Non avrai altro Dio, all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.
e altri, mi fanno anche percepire una seconda possibile interpretazione di stampo critico
Ultima modifica di Wickeds; 16-01-2009 alle 23: 21
Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili ( Subcomandante Marcos )

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Non so se hai visto il concerto di domenica per l'anniversario della morte di De Andrè. Mi è piaciuto tantissimo ciò che ha detto Dori Ghezzi sul fatto che ognuno ha il suo De Andre. Ognuno legge nelle sue canzoni la propria esperienza e la propria conoscenza. Credo che anche questo sia il bello di questo fantastico poeta.
Anche in quei passaggi che tu citi io vedo una critica all'istituzione che crede di essere superiore alle altre e che impedisce ai propri fedeli di confrontarsi con gli altri, di poter scegliere.
Insomma per me sono le parole di uno che si sente lontano da Dio per le sue miserie ma poi lo ritrova nell'esempio di amore e pietà di Gesù.
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Quello a "Che tempo che fa"? (che tralaltro è stato un flop assurdo, pochi hanno interpretato bene i brani)
Io penso, ma tutto secondo me, non lo voglio far passare per verità assoluta, che proprio nelle parole "genti diverse, venute dall'est mi han detto che in fondo era uguale" critica i comandamenti. I comandamenti, da quanto ne so, son stati "scritti" da Mosè per opera di dio, giusto? E proprio dio dice che non ci devono essere altri dei all'infuori di lui. Ma le parole "in fondo era uguale" sembrano quasi una critica non alla chiesa/istituzioni, che ne possono poco, ma al dio stesso cristiano.
Siamo un esercito di sognatori, per questo siamo invincibili ( Subcomandante Marcos )

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Sì, però quelle sono le parole iniziali di Tito, che poi nel finale apprezza le qualità dimostrate da Gesù. Quel Cristo che è stato mandato da Dio.
Comunque secondo me non è stato un flop quello di Fazio. Via del Campo interpretata dalla Nannini l'ho trovato bellissima per esempio. E non dimentichiamoci Battiato.
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Originariamente Scritto da
Wickeds
Quel cristo che è mandato da dio? O quel Gesù uomo? Io propendo per la seconda

Era tutte e due le cose.
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