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Le assurdità contemplate nella Bibbia 1^parte
Il testo che segue non vuole essere accusatorio o denigratorio, ma vuole solo evidenziare le assurdità scritte sulla Bibbia, che da una parte (a seconda dell'autore) scrive messaggi di pace e amore, dall'altra scrive fatti storici ingiganditi e favoleggianti evidenziando solamente stati d'animo vendicativi o rispecchianti una mentalità retrogada perfortuna ormai quasi del tutto superata.
I testi seguenti sono originali e ripresi dalla versione latina della Bibbia: la Vulgata.
GENESI 12. Abramo fa prostituire la moglie.
11. E quando fu sul punto di entrare in Egitto Abramo disse a sua moglie Sara: "Ora, so che sei una bella donna.
12. e che quando gli egiziani ti vedranno si diranno: è moglie sua e uccideranno me mentre lasceranno in vita te.
13. Quindi di' -ti prego- che sei mia sorella cosicchè io possa ottenere dei vantaggi e la mia vita continui grazie a te. (pensiero vagamente vigliacco e discriminatorio nei confronti della donna)
14. Quando appunto Abramo entrò in Egitto gli egiziani videro che la donna era molto bella
15. ed i principi lo vennero a riferire al Faraone e la lodarono presso di lui e la donna fu portata nella casa del Faraone.
16. Si comportarono invero bene con Abramo a causa di lei e gli portarono pecore e buoi ed asini e servi ed ancelle ed asine e cammelli. (le ancelle anticamente erano schiave incaricate della cura della persona del padrone - vestire, lavare, portare da mangiare e offrirsi per il piacere fisico)
(brevemente)...poi il Faraone contrae una malattia ad opera del Signore (flagellavit autem Dominus Pharaonem plagis maximis) e, scoperta grazie a ciò la verità, decide di ridare Sara ad Abramo e di mandarli via facendoli tornare in Palestina.
Da notare che Abramo ritiene lecito concedere come un oggetto di piacere la moglie Sara al Faraone pur di premunirsi contro eventuali ferocie di quei popoli nei suoi confronti - bel messaggio che si diffonde; ciò nondimeno l'adulterio è considerato atto gravissimo dal narratore che fa punire da Dio il pur inconsapevole Faraone con piaghe (ciò è indice che il racconto nacque od ebbe la sua prima rielaborazione in ambiente pre-babilonese, forse attorno agli inizi della monarchia, quando la morale ebraica era ancora in formazione). Del resto, come poteva Dio punire Abramo se era stato in lunga analisi lui a farlo peregrinare e finire, a causa di una carestia, in Egitto? Fra l'altro è da notare che questa leggenda riecheggia un po' la vicenda dell'Esodo (Israele trattenuto contro voglia in Egitto dopo esserci andato per sfuggire alla carestia; Faraone punito con piaghe; uscita dall'Egitto cogli armenti).
GENESI 19: è il famoso episodio di Sodoma
4. E prima che essi (gli angeli inviati dal Signore) andassero a coricarsi gli uomini della città si assembrarono presso la casa (di Lot) dal giovane fino al vecchio tutto il popolo insieme
5. e chiamarono Lot e gli dissero "Dove sono quegl'uomini che entrarono da te stanotte? Portaceli che li vogliamo 'conoscere'!"
6. Uscito da loro Lot dopo aver chiuso la porta dietro di sé disse:
7. No, vi prego fratelli miei non fate questo crimine
8. ho due figlie che non hanno conosciuto uomo, le porterò da voi e farete loro ciò che vorrete purché non facciate qualche torto a questi uomini che sono entrati sotto il riparo del mio tetto.
(poichè l'ospite è sacro e oltretutto uomo, si preferisce far abusare delle figlie vergini. Altro concetto espresso nella Bibbia di considerazione zero nei confronti delle donne)
9. Ma essi dissero: "Levati!" e poi: "Sei come uno straniero venuto a fare il giudice, ora ti faremo di peggio di quel che volevamo fare a loro!" ed a Lot facevano ferocemente violenza, già stavano quasi per sfondare la porta (la violenza citata deve intendersi principalmente di tipo sessuale)
Da notare che Lot cerca invano di cambiare un peccato grave (la sodomia era punita con la morte, vedi Levitico 18,22 e 20,23) con uno minore, ma peggiora la situazione. Con buona pace della morale ebraica. Ma i due angeli salvano Lot e lo fanno uscire assieme alle sue due figlie conducendolo in un luogo che si chiamerà Zoar. Dopo la distruzione-bombardamento di Sodomia, Lot si rifugerà in montagna assieme alle due figlie.
31. E disse la (figlia) maggiore alla minore: "Nostro padre è vecchio e non rimane in questa terra nessun uomo che possa unirsi con noi secondo la legge di tutta la terra.
32. Vieni, inebriamolo col vino e dormiamo con lui affinché possiamo ricevere il seme di nostro padre. (no comment su questo racconto)
33. Diedero quindi al loro padre del vino da bere quella notte e venne la maggiore che dormì col padre ma egli non se n'accorse né quando sua figlia si coricò né quando se ne andò. (mah..)
34. L'indomani la maggiore disse alla minore: "Ecco, ieri ho dormito con mio padre, diamogli del vino da bere anche questa notte e dormirai con lui cosicché riceveremo il seme dal nostro padre."
35. Anche quella notte diedero al padre del vino e, presentatasi la figlia minore dormì con lui e neanche allora si accorse d'alcunché quando si coricò o quando essa s'alzò. (come fa un uomo a fare del ***** se non è sveglio e coscente...mistero della fede)
36. Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre. (il quale non si accorse ancora di niente)
37. E la maggiore partorì un figlio e gli diede il nome di "Moab" : egli è il padre dei moabiti che (ci sono) ancora adesso.
38. Anche la minore partorì un figlio e gli diede il nome di "Ammon" cioè "figlio del mio popolo", egli è padre degli ammoniti che (ci sono) ancora adesso.
Sono da notare alcune cose in questo racconto: innanzitutto che l'antichità remota (già per il narratore ed ancor più per noi) dell'avvenimento lo ripara dalla possibile applicazione odierna; in secondo luogo, che a peccare non sono dei membri del popolo eletto, ma due ragazze di una popolazione diversa, senza la consapevolezza del padre (sottolineata ad ogni trombata: nec tunc quidem sensit) e non per passione incestuosa, ma per far continuare la propria stirpe ed, in più, avere la maternità, scopo della vita per la donna nell'antichità (eccetto pochi casi): entrambe cose impossibili e per la desolazione della zona dopo la distruzione di Sodoma, e per la scarsa appetibilità quanto a dote da parte di eventuali maschi di altri popoli circostanti (nullus virorum remansit in terra qui possit ingredi ad nos). Va anche sottolineato che per la singolarità del peccato e la forma rituale con cui esso viene messo in atto, pare di trovarsi di fronte ad un mito (d'ambiente cananeo), forse accompagnato da un rituale (mimico), nato per illustrare le origini di due popolazioni, moabiti ed ammoniti, i cui nomi etnici alludono all'incesto; infatti "moab" vuol dire seme del padre, "ammon" è una forma aggettivale di <> (=prossimo parente); infatti molti popoli nascono, secondo la propria leggenda, da un incesto, oppure lo stesso è presente nelle loro leggende antropogoniche (per gli Inca è vera la prima opzione, per gli Scandinavi la seconda). Anticamente, inoltre, l'incesto era praticato presso le famiglie reali di Elam (Antica Persia), Egitto (fino all'ultima dinastia, la tolemaica, che include anche la famosa Cleopatra) e Perù antico.
GENESI 38
brevemente...
9-28 Giuda, figlio di Giacobbe e fondatore dell'omonima tribù, fa' sposare suo figlio maggiore Er con una certa Tamar. Tuttavia Er "si rese odioso al Signore ed il Signore lo fece morire". A questo punto il secondo figlio di Giuda, Onan, fu esortato a compire il dovere del levirato, cioè di sposare la vedova (senza figli) del fratello affinché il primo nato venga considerato prole del defunto. E' un'istituzione semitica antichissima che perdura ancor oggi nel mondo islamico. Tuttavia l'idea non garbava troppo ad Onan, il cui secondogenito con Tamar sarebbe stato considerato figlio suo e non avrebbe potuto quindi ricevere l'eredità di Giuda sul suo ceppo, tant'è che "introiens ad uxorem fratris sui semen fundebat in terram ne liberi fratris nomine nascerentur" (congiungendosi con la moglie del fratello suo sperdeva il seme per terra per non far nascere un figlio al fratello): insomma non tanto "onanismo" quanto piuttosto "coitus interruptus". A causa di ciò il Signore s'adira e fa morire anche Onan (bel vendicatore...). Il terzo figlio di Giuda, Sela, era troppo giovane e Giuda procrastina il matrimonio con la vedova. Passa il tempo e Giuda pare pensare che Tamar porti scarogna, le son morti due mariti entrambi figli suoi ed il patriarca non vorrebbe il ripetersi del lutto. Ma un matrimonio per una donna di quei tempi era un'affermazione sociale e Tamar è decisa ad andare fino in fondo.
14. E lei deposta la veste vedovile si mise il velo e cambiato il vestire sedette presso il bivio sulla strada che porta a Tamna, poiché Sela era cresciuto ma lei non l'aveva ancora ricevuto come marito.
15. Quando Giuda la vide credette che fosse una *******, infatti s'era coperta il volto perché non venisse riconosciuta.
16 Accostatosi ad essa disse: "Lascia che io giaccia teco.", infatti non sapeva che fosse sua nuora. Lei rispose: "Che mi darai per godere del giacere con me?"
17. Disse: "Ti manderò un capretto del gregge". Al che lei rispose: "Dammi qualcosa come pegno finché non mi farai arrivare ciò che mi prometti."
18. Disse Giuda: "Che vuoi che ti dia come pegno?" Rispose: "Il tuo anello, il tuo cordone ed il bastone che tieni in mano." Allora egli lo fece e dopo il coito la donna concepì.
19. Poi alzandosi se ne andò e deposto l'abito che s'era messa si rivestì con gli abiti vedovili.
Poi si viene a scoprire che Tamar è incinta: secondo le usanze la si dovrebbe mettere al rogo ma la donna tira fuori anello, cordone e bastone davanti al suocero, che commenta: "Essa è più giusta di me, poiché io non l'ho data a mio figlio Sela." E non ebbe più rapporti con lei. Tamar ottiene il figlio che Giuda le aveva promesso col matrimonio di uno dei suoi figli, ed è scusata -anche perché di etnia cananea; Giuda è scusato con l'inconsapevolezza dell'incesto (ma in tutta la durata del rapporto Tamar non s'era mai levata il velo -mentre il resto sì?). Due note etimologiche: Tamar significa palma; nell'originale ebraico al v. 15 viene usato il termine "zonà", tradotto da S. Girolamo con "meretrix", indicante la donna che si prostituisce per lavoro, mentre più in là, al v. 22, verrà usato il termine "qedescià", sempre tradotto da S. Girolamo con "meretrix", che però in cananeo indicava la prostituta sacra che esercitava nei luoghi di culto cananei (ma era un'usanza diffusa anche in Mesopotamia) per compiere atti sessuali a scopo religioso-magico. Poiché la legge ebraica condannava questa istituzione pagana come immorale i due termini vengono usati come sinonimi.
I GIUDICI
Qui si ripropone un avvenimento molto simile a quello di Genesi 12: un forestiero entra in una città e rischia il deretano. Un levita, in viaggio con la sua moglie di secondo grado, si ferma a pernottare a Gabaa (fra l'altro, decide di evitare Gerusalemme/Iebus perché abitata da pagani) accolto da un vecchio efraimita, ma gli abitanti della città lo vogliono per fargli violenza.
22. Mentre banchettavano e dopo il travaglio del viaggio rifocillavano i loro corpi con cibo e bevande, vennero gli uomini di quella città, cioè i figli di Belial e riunitisi in cerchio e circondata la casa iniziarono a battere all'uscio del vecchio e dicendo "Portaci l'uomo ch'è entrato in casa tua affinché abusiamo di lui". (a che serve raccontare tali episodi di abusi e di perversione tra uomini, se non infondere odio e rancore contro queste popolazioni e contro evidentemente la pratica omosessuale ben conosciuta già allora?)
23. Il vecchio uscì da loro e disse: "No fratelli non fate del male a colui che è entrato (da me), è un mio ospite (e vedete di smetterla con 'ste porcate).
24. Ho una figlia vergine (aridanghete) ed egli ha qui una concubina, ve le porterò affinché le possediate e la vostra libidine s'appaghi ma non fate questa infamia contro natura nei confronti di quell'uomo!". (morale: l'uomo è sacro, la donna un oggetto del piacere di cui disporre....)
25. Non volendo calmarsi dopo il suo discorso allora l'uomo si decise a prender la sua concubina e portarla a loro che ne abusarono tutta la notte lasciandola l'indomani (mattina). (interessante come racconto...molto e soprattutto educativo, da raccontare soprattutto in Chiesa)
26. E la donna sul finire della notte venne all'ingresso della casa dove stava il suo signore e la restò.
brevemente...
L'uomo, uscito quando era chiaro, la trova morta per terra. Allora la caricò sull'asino, la portò a casa, tagliò il suo corpo in 12 pezzi che mandò come bando di guerra alle varie tribù d'Israele per mobilitarsi e vendicare l'assurda infamia compiuta dai gabaiti. Questo farà scoppiare una guerra fra la tribù di Beniamino, cui apparteneva Gabaa, e gli altri israeliti, che vincono costringendo i beniaminiti superstiti - a seguito del voto di non dar loro più moglie- a rapire delle vergini da Iabes dopo aver sterminato gli altri abitanti della città che s'era sottratta al bando.
Che dire? la storia rieccheggia fin nelle frasi (nolite quaeso fratres mei nolite malum hoc facere Gen 19,7; nolite fratres nolite facere malum hoc Gd 19,23) l'episodio di Sodoma e più in la' anche il problema della prosecuzione della stirpe, tant'è che non saprei dire se è stato Giudici 19 ad ispirare Genesi 19 o viceversa.
Buona riflessione sull'utilità profonda di tali racconti.
Seguirà la seconda parte.
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10-12-2008 19: 43 Annunci Google
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Originariamente Scritto da
principe_igor
[B][COLOR=DarkRed][FONT=Arial Black][SIZE=3][FONT=Arial]GENESI 12. Abramo fa prostituire la moglie.
11. E quando fu sul punto di entrare in Egitto Abramo disse a sua moglie Sara: "Ora, so che sei una bella donna.
12. e che quando gli egiziani ti vedranno si diranno: è moglie sua e uccideranno me mentre lasceranno in vita te.
13. Quindi di' -ti prego- che sei mia sorella cosicchè io possa ottenere dei vantaggi e la mia vita continui grazie a te. (pensiero vagamente vigliacco e discriminatorio nei confronti della donna)
14. Quando appunto Abramo entrò in Egitto gli egiziani videro che la donna era molto bella
15. ed i principi lo vennero a riferire al Faraone e la lodarono presso di lui e la donna fu portata nella casa del Faraone.
16. Si comportarono invero bene con Abramo a causa di lei e gli portarono pecore e buoi ed asini e servi ed ancelle ed asine e cammelli. (le ancelle anticamente erano schiave incaricate della cura della persona del padrone - vestire, lavare, portare da mangiare e offrirsi per il piacere fisico)
(brevemente)...poi il Faraone contrae una malattia ad opera del Signore (flagellavit autem Dominus Pharaonem plagis maximis) e, scoperta grazie a ciò la verità, decide di ridare Sara ad Abramo e di mandarli via facendoli tornare in Palestina.
Da notare che Abramo ritiene lecito concedere come un oggetto di piacere la moglie Sara al Faraone pur di premunirsi contro eventuali ferocie di quei popoli nei suoi confronti - bel messaggio che si diffonde; ciò nondimeno l'adulterio è considerato atto gravissimo dal narratore che fa punire da Dio il pur inconsapevole Faraone con piaghe (ciò è indice che il racconto nacque od ebbe la sua prima rielaborazione in ambiente pre-babilonese, forse attorno agli inizi della monarchia, quando la morale ebraica era ancora in formazione). Del resto, come poteva Dio punire Abramo se era stato in lunga analisi lui a farlo peregrinare e finire, a causa di una carestia, in Egitto? Fra l'altro è da notare che questa leggenda riecheggia un po' la vicenda dell'Esodo (Israele trattenuto contro voglia in Egitto dopo esserci andato per sfuggire alla carestia; Faraone punito con piaghe; uscita dall'Egitto cogli armenti).
Sara non fù violata, ne dovette prostituirsi. Dal racconto non si evince nulla del genere, I principi egiziani, però, non intavolarono trattative con Abraamo per accordarsi su un eventuale matrimonio fra Sara e il faraone. Semplicemente portarono la bella Sara in casa del faraone, e il sovrano egiziano fece dei doni al presunto fratello di lei, Abraamo. Ma dopo ciò Dio toccò la casa del faraone con delle piaghe. Quando in qualche modo fu informato dell’effettiva situazione, il faraone disse ad Abraamo: “Perché hai detto: ‘È mia sorella’, così che io stavo per prenderla in moglie? E ora ecco tua moglie. Prendila e vattene!” — Genesi 12:14-19.
Abraamo disse che Sara era sua sorella per paura di essere ucciso a causa di lei, i timori di Abraamo erano fondati perché un antico papiro narra di un faraone che ordinò ai suoi uomini armati di rapire una donna avvenente e di uccidere il marito. Inoltre Sara poté dire di essere la sorella di Abramo in quanto era veramente la sua sorellastra. (Genesi 20:12) Inoltre Abramo non era obbligato a dare informazioni a persone che non avevano diritto di conoscerle. (Matteo 7:6)
Soprattutto erano in gioco gli interessi di Dio, il quale aveva detto che tutte le nazioni della terra si sarebbero benedette per mezzo del seme di Abramo. (Genesi 12:2, 3, 7) Dal momento che Abramo era ancora senza figli, era molto importante che rimanesse in vita.
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Originariamente Scritto da
principe_igor
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GENESI 19: è il famoso episodio di Sodoma
4. E prima che essi (gli angeli inviati dal Signore) andassero a coricarsi gli uomini della città si assembrarono presso la casa (di Lot) dal giovane fino al vecchio tutto il popolo insieme
5. e chiamarono Lot e gli dissero "Dove sono quegl'uomini che entrarono da te stanotte? Portaceli che li vogliamo 'conoscere'!"
6. Uscito da loro Lot dopo aver chiuso la porta dietro di sé disse:
7. No, vi prego fratelli miei non fate questo crimine
8. ho due figlie che non hanno conosciuto uomo, le porterò da voi e farete loro ciò che vorrete purché non facciate qualche torto a questi uomini che sono entrati sotto il riparo del mio tetto.
(poichè l'ospite è sacro e oltretutto uomo, si preferisce far abusare delle figlie vergini. Altro concetto espresso nella Bibbia di considerazione zero nei confronti delle donne)
9. Ma essi dissero: "Levati!" e poi: "Sei come uno straniero venuto a fare il giudice, ora ti faremo di peggio di quel che volevamo fare a loro!" ed a Lot facevano ferocemente violenza, già stavano quasi per sfondare la porta (la violenza citata deve intendersi principalmente di tipo sessuale)
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Innanzi tutto va notato che, anziché approvare o condannare l’operato di Lot, la Bibbia si limita a esporre i fatti. Non ci dice neppure che cosa pensasse Lot o cosa lo spinse ad agire così.
Tanto per cominciare Lot potrebbe benissimo aver agito per fede. In che senso? Senza dubbio Lot sapeva come Dio aveva protetto Sara, la moglie di suo zio Abraamo. Ricordiamo che, dal momento che Sara era molto bella, Abraamo le aveva chiesto di presentarlo come suo fratello, per timore che qualcuno lo uccidesse per averla. In seguito Sara fu portata dal faraone. Dio comunque intervenne per impedire al faraone di violare Sara. (Genesi 12:11-20) È possibile che Lot abbia pensato che le sue figlie sarebbero state similmente protette. Fatto significativo, Dio in effetti intervenne tramite i suoi angeli e alle ragazze non fu torto un capello. Considera un’altra possibilità. Forse Lot stava cercando di scioccare o confondere quegli uomini. Può darsi abbia pensato che, viste le brame omosessuali dei sodomiti, le sue figlie sarebbero state rifiutate. (Giuda 7) Inoltre le figlie erano fidanzate con uomini della città, per cui è possibile che parenti, amici o soci d’affari dei suoi futuri generi fossero in mezzo alla folla. (Genesi 19:14) Forse Lot sperava che in virtù di tali legami qualcuno parlasse in difesa delle figlie. Una turba non unanime nei suoi fini meschini sarebbe stata meno pericolosa.
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Originariamente Scritto da
principe_igor
[COLOR=DarkRed][SIZE=3Da notare che Lot cerca invano di cambiare un peccato grave (la sodomia era punita con la morte, vedi Levitico 18,22 e 20,23) con uno minore, ma peggiora la situazione. Con buona pace della morale ebraica. Ma i due angeli salvano Lot e lo fanno uscire assieme alle sue due figlie conducendolo in un luogo che si chiamerà Zoar. Dopo la distruzione-bombardamento di Sodomia, Lot si rifugerà in montagna assieme alle due figlie.
31. E disse la (figlia) maggiore alla minore: "Nostro padre è vecchio e non rimane in questa terra nessun uomo che possa unirsi con noi secondo la legge di tutta la terra.
32. Vieni, inebriamolo col vino e dormiamo con lui affinché possiamo ricevere il seme di nostro padre. (no comment su questo racconto)
33. Diedero quindi al loro padre del vino da bere quella notte e venne la maggiore che dormì col padre ma egli non se n'accorse né quando sua figlia si coricò né quando se ne andò. (mah..)
34. L'indomani la maggiore disse alla minore: "Ecco, ieri ho dormito con mio padre, diamogli del vino da bere anche questa notte e dormirai con lui cosicché riceveremo il seme dal nostro padre."
35. Anche quella notte diedero al padre del vino e, presentatasi la figlia minore dormì con lui e neanche allora si accorse d'alcunché quando si coricò o quando essa s'alzò. (come fa un uomo a fare del ***** se non è sveglio e coscente...mistero della fede)
36. Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre. (il quale non si accorse ancora di niente)
37. E la maggiore partorì un figlio e gli diede il nome di "Moab" : egli è il padre dei moabiti che (ci sono) ancora adesso.
38. Anche la minore partorì un figlio e gli diede il nome di "Ammon" cioè "figlio del mio popolo", egli è padre degli ammoniti che (ci sono) ancora adesso
Dio non condona né l’incesto né l’ubriachezza. (Levitico 18:6, 7, 29; 1 Corinti 6:9, 10) Lot deplorava le “opere illegali” degli abitanti di Sodoma. (2 Pietro 2:6-8) Il fatto stesso che le figlie lo fecero ubriacare fa pensare che si rendessero conto che da sobrio non avrebbe acconsentito ad avere rapporti sessuali con loro. Ma essendo straniere nel paese, pensarono che questo fosse l’unico modo per impedire che la famiglia di Lot si estinguesse. Si dovrebbe anche ricordare che le figlie di Lot avevano risieduto fra gli abitanti di Sodoma moralmente degradati. In vista di questi fattori, non sarebbe stato loro difficile giustificare la loro condotta secondo il proprio modo di pensare. Come già detto per l’argomento precedente in Genesi, capitolo 19, sono riportati i fatti storici senza nessun commento rispetto all’approvazione o alla disapprovazione di Dio per il duplice incesto commesso da Lot in stato di ebbrezza. Ma in parti successive del racconto biblico, ripetute volte è dichiarata la condanna di Dio per l’ubriachezza. (Prov. 20:1; 23:20, 21, 29-35; 1 Cor. 6:9, 10) In modo simile, nella Legge che diede a Israele, Dio espresse in seguito chiaramente la proibizione dell’incesto, dicendo: “Non vi dovete avvicinare, nessuno di voi, ad alcun suo stretto parente carnale per scoprirne la nudità. . . . Non devi scoprire la nudità di tuo padre e la nudità di tua madre”. (Lev. 18:6, 7) La pena per la violazione della legge sull’incesto era la morte. (Lev. 18:29) Mentre Lot e le sue figlie non erano sotto la Legge, esse si rendevano conto, ciò nondimeno, che non era appropriato avere rapporti con il loro proprio padre, come mostra il fatto che prima lo fecero ubriacare.
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Originariamente Scritto da
principe_igor
[B][FONT=Arial Black][SIZE=3][FONT=Arial]GENESI 38
brevemente...
9-28 Giuda, figlio di Giacobbe e fondatore dell'omonima tribù, fa' sposare suo figlio maggiore Er con una certa Tamar. Tuttavia Er "si rese odioso al Signore ed il Signore lo fece morire". A questo punto il secondo figlio di Giuda, Onan, fu esortato a compire il dovere del levirato, cioè di sposare la vedova (senza figli) del fratello affinché il primo nato venga considerato prole del defunto. E' un'istituzione semitica antichissima che perdura ancor oggi nel mondo islamico. Tuttavia l'idea non garbava troppo ad Onan, il cui secondogenito con Tamar sarebbe stato considerato figlio suo e non avrebbe potuto quindi ricevere l'eredità di Giuda sul suo ceppo, tant'è che "introiens ad uxorem fratris sui semen fundebat in terram ne liberi fratris nomine nascerentur" (congiungendosi con la moglie del fratello suo sperdeva il seme per terra per non far nascere un figlio al fratello): insomma non tanto "onanismo" quanto piuttosto "coitus interruptus". A causa di ciò il Signore s'adira e fa morire anche Onan (bel vendicatore...). Il terzo figlio di Giuda, Sela, era troppo giovane e Giuda procrastina il matrimonio con la vedova. Passa il tempo e Giuda pare pensare che Tamar porti scarogna, le son morti due mariti entrambi figli suoi ed il patriarca non vorrebbe il ripetersi del lutto. Ma un matrimonio per una donna di quei tempi era un'affermazione sociale e Tamar è decisa ad andare fino in fondo.
14. E lei deposta la veste vedovile si mise il velo e cambiato il vestire sedette presso il bivio sulla strada che porta a Tamna, poiché Sela era cresciuto ma lei non l'aveva ancora ricevuto come marito.
15. Quando Giuda la vide credette che fosse una *******, infatti s'era coperta il volto perché non venisse riconosciuta.
16 Accostatosi ad essa disse: "Lascia che io giaccia teco.", infatti non sapeva che fosse sua nuora. Lei rispose: "Che mi darai per godere del giacere con me?"
17. Disse: "Ti manderò un capretto del gregge". Al che lei rispose: "Dammi qualcosa come pegno finché non mi farai arrivare ciò che mi prometti."
18. Disse Giuda: "Che vuoi che ti dia come pegno?" Rispose: "Il tuo anello, il tuo cordone ed il bastone che tieni in mano." Allora egli lo fece e dopo il coito la donna concepì.
19. Poi alzandosi se ne andò e deposto l'abito che s'era messa si rivestì con gli abiti vedovili.
Poi si viene a scoprire che Tamar è incinta: secondo le usanze la si dovrebbe mettere al rogo ma la donna tira fuori anello, cordone e bastone davanti al suocero, che commenta: "Essa è più giusta di me, poiché io non l'ho data a mio figlio Sela." E non ebbe più rapporti con lei. Tamar ottiene il figlio che Giuda le aveva promesso col matrimonio di uno dei suoi figli, ed è scusata -anche perché di etnia cananea; Giuda è scusato con l'inconsapevolezza dell'incesto (ma in tutta la durata del rapporto Tamar non s'era mai levata il velo -mentre il resto sì?). Due note etimologiche: Tamar significa palma; nell'originale ebraico al v. 15 viene usato il termine "zonà", tradotto da S. Girolamo con "meretrix", indicante la donna che si prostituisce per lavoro, mentre più in là, al v. 22, verrà usato il termine "qedescià", sempre tradotto da S. Girolamo con "meretrix", che però in cananeo indicava la prostituta sacra che esercitava nei luoghi di culto cananei (ma era un'usanza diffusa anche in Mesopotamia) per compiere atti sessuali a scopo religioso-magico. Poiché la legge ebraica condannava questa istituzione pagana come immorale i due termini vengono usati come sinonimi.
Fra gli ebrei le linee di discendenza familiare erano molto importanti, e la Bibbia ne elenca molte. Dio ne favorì la conservazione quando stabilì che, se necessario, gli eredi trasmettessero il nome della famiglia per mezzo del levirato, o matrimonio del cognato . Questo principio era seguito nei tempi patriarcali e fu poi incorporato nel patto della Legge con Israele. La donna non doveva sposare un estraneo, cioè non doveva sposare qualcuno al di fuori della famiglia. Quando il cognato la sposava, il primogenito non avrebbe portato il nome di lui, ma quello del deceduto. Questo non significa necessariamente che il figlio avrebbe avuto lo stesso nome, ma che la discendenza della famiglia non sarebbe stata interrotta e la proprietà ereditaria sarebbe rimasta nella casa del deceduto.
Poiché Onan rifiutò di fare il suo dovere circa la disposizione del matrimonio del cognato, mostrò mancanza di rispetto verso suo padre ed egoisticamente mancò di portare così avanti la linea di discendenza del fratello morto. Questa fu anche un’espressione di odio verso Er, poiché Onan operò non a favore, ma contro gli interessi del suo fratello morto. Senza pietà, Onan disonorò la vedova di suo fratello. Scoprì egoisticamente la sua nudità ma trattenne da lei la maternità che giustamente le spettava. Mostrò pure di non avere nessun apprezzamento per le “cose sacre”, poiché c’era la possibilità che il promesso Messia venisse dalla progenie che avrebbe potuto generare per mezzo di Tamar. Tutti questi fattori rivelano che Onan fu un uomo malvagio che non ebbe nessun riguardo per gli interessi degli altri quando parve che i suoi propri interessi fossero in gioco. A causa dell’ignobile ragione per cui Onan non diede una progenie al suo fratello morto Dio lo fece morire.
Giuda agì male non dando Tamar in moglie al proprio figlio Sela come aveva promesso. Ebbe anche rapporti con una donna che supponeva fosse una prostituta di tempio. Questo era contrario al proposito di Dio, che l’uomo avesse rapporti sessuali solo nell’ambito della disposizione coniugale. (Genesi 2:24) In quanto a Tamar, non si comportò in maniera immorale. I suoi gemelli non furono considerati figli di fornicazione.
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Originariamente Scritto da
principe_igor
[B][COLOR=DarkRed][FONT=Arial Black][SIZE=3]
I GIUDICI
Qui si ripropone un avvenimento molto simile a quello di Genesi 12: un forestiero entra in una città e rischia il deretano. Un levita, in viaggio con la sua moglie di secondo grado, si ferma a pernottare a Gabaa (fra l'altro, decide di evitare Gerusalemme/Iebus perché abitata da pagani) accolto da un vecchio efraimita, ma gli abitanti della città lo vogliono per fargli violenza.
22. Mentre banchettavano e dopo il travaglio del viaggio rifocillavano i loro corpi con cibo e bevande, vennero gli uomini di quella città, cioè i figli di Belial e riunitisi in cerchio e circondata la casa iniziarono a battere all'uscio del vecchio e dicendo "Portaci l'uomo ch'è entrato in casa tua affinché abusiamo di lui". (a che serve raccontare tali episodi di abusi e di perversione tra uomini, se non infondere odio e rancore contro queste popolazioni e contro evidentemente la pratica omosessuale ben conosciuta già allora?)
23. Il vecchio uscì da loro e disse: "No fratelli non fate del male a colui che è entrato (da me), è un mio ospite (e vedete di smetterla con 'ste porcate).
24. Ho una figlia vergine (aridanghete) ed egli ha qui una concubina, ve le porterò affinché le possediate e la vostra libidine s'appaghi ma non fate questa infamia contro natura nei confronti di quell'uomo!". (morale: l'uomo è sacro, la donna un oggetto del piacere di cui disporre....)
25. Non volendo calmarsi dopo il suo discorso allora l'uomo si decise a prender la sua concubina e portarla a loro che ne abusarono tutta la notte lasciandola l'indomani (mattina). (interessante come racconto...molto e soprattutto educativo, da raccontare soprattutto in Chiesa)
26. E la donna sul finire della notte venne all'ingresso della casa dove stava il suo signore e la restò.
brevemente...
L'uomo, uscito quando era chiaro, la trova morta per terra. Allora la caricò sull'asino, la portò a casa, tagliò il suo corpo in 12 pezzi che mandò come bando di guerra alle varie tribù d'Israele per mobilitarsi e vendicare l'assurda infamia compiuta dai gabaiti. Questo farà scoppiare una guerra fra la tribù di Beniamino, cui apparteneva Gabaa, e gli altri israeliti, che vincono costringendo i beniaminiti superstiti - a seguito del voto di non dar loro più moglie- a rapire delle vergini da Iabes dopo aver sterminato gli altri abitanti della città che s'era sottratta al bando.
Che dire? la storia rieccheggia fin nelle frasi (nolite quaeso fratres mei nolite malum hoc facere Gen 19,7; nolite fratres nolite facere malum hoc Gd 19,23) l'episodio di Sodoma e più in la' anche il problema della prosecuzione della stirpe, tant'è che non saprei dire se è stato Giudici 19 ad ispirare Genesi 19 o viceversa.
Ancora una volta tengo a precisare che questo come gli altri avvenimenti considerati è narrato nella Bibbia come un fatto di cronaca, questo non significa che Dio approvi la violenza sessuale o deleghi la donna in un ruolo inferiore rispetto all’uomo. Detto questo consideriamo anche il contesto storico in cui si verificò quest’episodio. Alla morte di Giosuè fece seguito una serie di giudici. Purtroppo durante quel periodo più volte gli israeliti “si misero a fare ciò che era male agli occhi di Dio”. (Giudici 2:11) Riguardo al periodo dei giudici, la Bibbia dice: “In quei giorni non c’era re in Israele. Ciascuno era solito fare ciò che era retto ai suoi propri occhi”. (Giudici 21:25) Ognuno prendeva le proprie decisioni in fatto di condotta e adorazione, e la storia mostra che molti israeliti presero decisioni errate. Caddero nell’adorazione degli idoli e a volte commisero crimini orrendi. (Giudici 19:25-30)
Che Dio disapprovi il comportamento di quegli uomini è ben chiaro dal fatto che per il loro comportamento quasi tutta la tribù di Beniamino fu spazzata via per ordine di Dio.
Ma perché menzionare questi spiacevoli episodi della storia biblica? In Romani 15:4 si legge:” Poiché tutte le cose che furono scritte anteriormente furono scritte per nostra istruzione, affinché per mezzo della nostra perseveranza e per mezzo del conforto delle Scritture avessimo speranza” Oggi viviamo in una società che è sprofondata ancora di più nell’immoralità, e ciò costituisce un pericolo anche per gli odierni servitori di Dio.
Il punto di vista biblico sulle perversioni sessuali
In I Corinti 6:9, 10, si legge: “Non siate ingannati: Né persone sessualmente immorali . . . né adulteri né prostituti né quelli che commettono atti omosessuali . . . erediteranno il regno di Dio”. (New International Version) E in Romani 1:26, 27 si legge: “Le loro femmine hanno mutato il loro uso naturale in uno contro natura; e similmente anche i maschi hanno lasciato l’uso naturale della femmina e nella loro concupiscenza si sono infiammati violentemente gli uni verso gli altri, maschi con maschi”. Il versetto 32 aggiunge: “Quelli che praticano tali cose sono meritevoli di morte”.
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Originariamente Scritto da
iacchetti
Il punto di vista biblico sulle perversioni sessuali
In I Corinti 6:9, 10, si legge: “Non siate ingannati: Né persone sessualmente immorali . . . né adulteri né prostituti né quelli che commettono atti omosessuali . . . erediteranno il regno di Dio”. (New International Version) E in Romani 1:26, 27 si legge: “Le loro femmine hanno mutato il loro uso naturale in uno contro natura; e similmente anche i maschi hanno lasciato l’uso naturale della femmina e nella loro concupiscenza si sono infiammati violentemente gli uni verso gli altri, maschi con maschi”. Il versetto 32 aggiunge: “Quelli che praticano tali cose sono meritevoli di morte”.
Fermo restando che è tutta da provare l'autenticità delle lettere ai Corinti e che comunque non rientrano nella Bibbia ebraica, ma sono le lettere scritte (si presume) da Saul di Tarso - Paolo di Tarso o chi per lui, e che non si conosce in quale periodo storico siano state scritte...tale da far pensare che siano state appositamente scritte ad uso e consumo dei primi massimi esponenti religiosi,
mi vorrei soffermare sull'ultima frase
"Quelli che praticano tali cose sono meritevoli di morte"....
per far notare come tutto lo spirito cristiano di perdono, salvezza e bontà d'animo esca fuori, sottolineando una frase (a mio dire) "deprecabile" che neanche dovrebbe esserci in un testo sacro.
Ma dopotutto va considerato il periodo storico in cui è stato scritto e gli uomini che l'hanno scritto. Per opera di Dio...forse!
Ultima modifica di Wickeds; 14-12-2008 alle 12: 40
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Dopo tutti questi post che contraddicono ampiamente il tuo, non potevi fare altro che soffermarti su una frasetta poco importante in confronto a tutto il resto.
Comunque dato che non sai nemmeno tu se i Corinzi sono da Dio o meno, ammettiamo che siano lettere autentiche, come io credo.
Questa frase in pratica dice solo che i malvagi non possono entrare in paradiso.
Se quelli che odiano Dio e agiscono perversamente possono avere il paradiso e la vita eterna che da Gesù, mi spieghi dove andrebbe a finire la giustizia di Dio?
E' come dire che a scuola tutti sono promossi, e poi quello che non ha mai studiato viene messo allo stesso livello di chi si è fatto in quattro per avere un buon voto.
Se non si boccia chi non merita la promozione non ci sarebbe giustizia.
Mi dispiace dirlo, ma è cosi.
Chi non crederà in Gesù e si perderà nei peccati del mondo non andrà in cielo.
Ma poichè Dio è buono e misericordioso, ha offerto la salvezza anche a loro, a tutti.
Quindi la soluzione c'è per sfuggire alla morte, sta a noi afferrarla.
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La soluzione all'inferno o comunque a quel luogo dove risiedono le anime dei malvagi, si chiama pentimento: Il Signore dice che se un uomo sbaglia ma alla fine dei suoi giorni si pente del suo operato riconoscendo il male che ha fatto avra' accesso al paradiso.
La Bibbia, avendo subito una tradizione orale in un primo momento, puo' essere romanzata e deve essere interpretata: la genesi e' ovvio che non sia la vera genesi del mondo, ma solo un racconto per semplificare a tutti la creazione dell'uomo.
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Originariamente Scritto da
principe_igor
Fermo restando che è tutta da provare l'autenticità delle lettere ai Corinti e che comunque non rientrano nella Bibbia ebraica, ma sono le lettere scritte (si presume) da Saul di Tarso - Paolo di Tarso o chi per lui, e che non si conosce in quale periodo storico siano state scritte...tale da far pensare che siano state appositamente scritte ad uso e consumo dei primi massimi esponenti religiosi,
L’autenticità di 1 Corinti, e anche di 2 Corinti, è indiscutibile. Queste lettere furono attribuite a Paolo e accettate come canoniche dai primi cristiani, che le inclusero nei loro cataloghi. Infatti, si dice che 1 Corinti sia richiamato più o meno esplicitamente almeno sei volte in una lettera — la “Prima di Clemente ai Corinti” — inviata da Roma a Corinto verso il 95 E.V. Con evidente riferimento a 1 Corinti, lo scrittore sollecita i destinatari di questa lettera a ‘prendere la lettera del beato Paolo apostolo’. Inoltre la prima lettera ai Corinti è citata direttamente da Giustino Martire, Atenagora, Ireneo e Tertulliano. Ci sono validi motivi per ritenere che un corpus, o raccolta, delle lettere di Paolo, ivi inclusi 1 e 2 Corinti, “fu formato e pubblicato nell’ultimo decennio del I secolo”.
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