L'origine dell'uomo - la teoria evoluzionistica
(Per fare un pò di chiarezza)
Fino a poco più di un secolo fa nessuno pensava che l'uomo potesse aver avuto anch'egli origine da una lenta e graduale evoluzione, perché tutti ritenevano che l'uomo fosse una creatura speciale, creata da Dio a Sua immagine e somiglianza e pertanto profondamente diversa da tutti gli altri esseri viventi. Così è scritto nelle Sacre Scritture e così veniva insegnato alla gente.
Fu Charles Darwin, nel 1871, ad affermare per primo, nel suo libro "The descent of Man" (L'origine dell'uomo), che anche noi siamo esseri viventi come tutti gli altri, e che quindi siamo soggetti alle stesse leggi che governano i fenomeni naturali. L'uomo, pertanto, deve aver avuto degli antenati i quali, a loro volta, dovevano possedere delle caratteristiche simili a quelle degli animali cui egli oggi assomiglia di più, cioè le scimmie. Di qui il falso convincimento che Darwin avesse detto che l'uomo discende dalle scimmie.
In realtà l'uomo non può derivare da un animale che gli è contemporaneo, così come uno di noi non può essere figlio della propria cugina. Darwin affermò semplicemente che uomo e scimmia dovevano aver avuto, in un tempo non molto lontano, antenati comuni, così come due cugini hanno dei nonni o dei bisnonni in comune. Andando molto indietro nel tempo, si arriverebbe a quei pochi organismi primordiali che sono stati gli antenati di tutte le forme viventi attualmente presenti sulla Terra.
LA TEORIA EVOLUZIONISTICA
Prima di addentrarci nell'argomento forse è opportuno chiarire cosa intendano gli scienziati quando parlano di "teorie", e in particolare vedere che cosa dice la teoria evoluzionistica di Darwin.
Non riuscendo in modo coerente e logico a giustificare l'enorme varietà degli organismi viventi, l'uomo non seppe far di meglio, in passato, che ricorrere al concetto di creazione. Secondo questo punto di vista sarebbe esistito un dio, ovvero un'entità trascendente e dalle possibilità infinite, il quale avrebbe popolato la Terra di ogni sorta di esseri viventi e assegnato all'uomo un ruolo preminente. Come tutti sanno, non esiste un unico mito della creazione: ogni cultura ne ha elaborato uno proprio, esclusivo e originale nei dettagli. Tutti questi miti, tuttavia, proprio per la loro stessa natura, non sono delle teorie scientifiche!! Non sono teorie scientifiche non solo perché da essi non è possibile trarre previsioni, ma anche per il fatto che non si possono confutare: non è possibile, cioè, dimostrare in alcun modo né che sono veri né che sono falsi. A tutti questi miti, in altre parole, mancano le prerogative tipiche delle teorie scientifiche: essi sono atti di fede e come tali non hanno né, per la verità, pretendono di avere, un fondamento logico.
Essendo un atto di fede, non è possibile ad esempio convincere un credente dell'inconsistenza del mito biblico della creazione, né è intendimento degli scienziati farlo: ognuno è libero di credere a ciò che vuole. Allo stesso tempo però la comunità scientifica pretende che chi apprezza la logica e il rigore del metodo scientifico, cioè della ricerca della verità attraverso l'osservazione e la sperimentazione, sia libero da anatemi e da imposizioni di qualsiasi tipo.
I creazionisti spesso, con l'intento di sminuire la teoria evoluzionistica di Darwin, dicono che in fondo si tratta "solo di una teoria" e pertanto è assurdo pretendere che da essa possa scaturire la verità. Chi parla in questi termini non sa cosa sia una teoria scientifica.
Cerchiamo allora di spiegarlo in poche parole.
Una teoria scientifica non è altro che un'ipotesi, cioè un'idea che si forma nella mente dell'uomo, dopo che questi ha osservato attentamente e scrupolosamente i fenomeni naturali e gli esperimenti di laboratorio. Essa perciò è una congettura, attraverso la quale è possibile giustificare i fenomeni naturali in modo logico e coerente. Una buona teoria non solo deve rendere ragione dei fenomeni dai quali essa stessa ha tratto origine, ma deve essere anche in grado di prevederne di nuovi da verificare in futuro.
Una teoria inoltre non è qualche cosa di fisso ed immutabile, valido una volta per sempre, ma uno strumento concettuale da sottoporre continuamente a verifica. Una teoria viene definitivamente abbandonata quando non è più in grado di spiegare in modo chiaro e coerente i fatti osservati. Normalmente però quando una teoria in seguito all'interpretazione di qualche nuovo fenomeno, entra in contraddizione con i concetti che essa esprime, invece che scartata definitivamente, viene opportunamente corretta e modificata. Una teoria scientifica se è "solo una teoria", come dicono i creazionisti, è semplicemente tutto quello che deve essere.
La teoria evoluzionistica di Darwin, come tutte le grandi teorie, è molto semplice e si basa su tre presupposti fondamentali. Primo: gli organismi viventi, animali o piante che siano, fanno molti figli: molti di più di quelli che servirebbero per rimanere in equilibrio stabile con il cibo e con lo spazio che l'ambiente mette loro a disposizione. Secondo: gli organismi della stessa specie non sono tutti identici fra di loro; ve ne sono di più grandi e di più piccoli, di più lenti e di più veloci, di più chiari e di più scuri, e così via. Terzo: esiste fra organismi di specie diversa, e anche fra organismi della stessa specie, una lotta continua per la sopravvivenza. In questa lotta prevalgono gli individui più forti, ovvero quelli meglio attrezzati per accedere alle risorse che la natura mette loro a disposizione, ottenendo un vantaggio riproduttivo sugli individui più deboli.
A questo punto, torniamo alla storia evolutiva dell'uomo.
I PRIMI RITROVAMENTI DI FOSSILI UMANI
Prima che Darwin, nel 1856, pubblicasse il suo libro sulla teoria dell'origine delle specie per selezione naturale, nella valle del fiume Neander presso Düsseldorf, in Germania, vennero rinvenuti i fossili di un cranio e di alcune ossa degli arti appartenuti ad un essere sicuramente umano, ma dalle caratteristiche strutturali molto particolari. Quel reperto, ovviamente, non venne interpretato su basi evolutive ed anzi alcuni eminenti biologi del tempo ritennero potesse trattarsi dei resti di un uomo moderno, deforme o gravemente malato. Il patologo tedesco Rudolf Virchow arrivò al punto di specificare che quell'individuo doveva aver sofferto di rachitismo in giovane età, aggravato da artrite in vecchiaia (come dimostravano le ossa arcuate degli arti) e ulteriormente peggiorato da qualche brutto colpo ricevuto in testa nell'età adulta. Per altri, invece, si trattava di un soldato cosacco dell'esercito russo (le gambe arcuate erano la prova di una vita passata a cavallo) che aveva partecipato alla guerra contro Napoleone nel 1814 e che, stremato dalla stanchezza (le arcate sopraorbitarie prominenti erano il risultato del continuo aggrottamento dei sopraccigli per il dolore), si era rifugiato in una caverna dove aveva trovato la morte. Successivamente, però, Thomas Henry Huxley, l'amico fraterno di Darwin, lo interpretò correttamente come le vestigia di una razza umana primitiva. A questa razza, di cui verranno rinvenuti in seguito molti altri esemplari, sarà assegnato il nome di "Uomo di Neanderthal" (Homo neanderthalensis).
L'uomo di Neanderthal doveva essere un individuo tarchiato, alto circa un metro e mezzo, con un cranio di spessore abnorme, lungo e stretto, ma con una capacità notevole (oltre 1.500 cm³), perfino superiore alla media dell'uomo attuale; esso presentava inoltre la fronte sfuggente, le arcate sopraorbitarie molto prominenti e il foro occipitale non perfettamente parallelo al terreno. Tutte queste caratteristiche portarono ad immaginare gli uomini di Neanderthal come esseri con l'aspetto da bruti che abitavano le caverne e che procedevano con un'andatura curva in avanti, simile a quella delle attuali scimmie antropomorfe.
Oggi sappiamo invece che l'uomo di Neanderthal non era affatto un essere bestiale, ma che aveva un'intelligenza e svolgeva un'attività molto simile alla nostra (conosceva ad esempio il fuoco e seppelliva i morti, dimostrando di possedere rispetto per i defunti). Egli visse in un'epoca molto recente (dai 130.000 ai 35.000 anni fa) e viene attualmente considerato una sottospecie dell'Homo sapiens a cui è stato assegnato il nome scientifico di "Homo sapiens neanderthalensis", mentre noi siamo "Homo sapiens sapiens". Egli quindi non è un nostro antenato, ma piuttosto una specie di uomo che ha avuto un iter evolutivo divergente rispetto al nostro, iter evolutivo che lo ha portato all'estinzione. I nostri veri antenati hanno invece abitato l'Africa almeno 3,5 milioni di anni fa.
Come abbiamo visto, con Darwin la comunità scientifica prese coscienza che anche l'uomo, come qualsiasi altra specie vivente, doveva aver avuto una propria storia evolutiva e si mise alla ricerca delle tracce della sua origine. Nacque in questo modo la paleoantropologia, cioè la scienza che si occupa della ricerca e della catalogazione dei reperti fossili del genere umano. Fra i fossili umani vengono compresi, oltre alle ossa, anche gli utensili che l'uomo stesso fabbricò e utilizzò, e le tracce della sua attività, come i resti dei fuochi che accese per riscaldarsi e tenere lontani gli animali feroci, e i dipinti che realizzò sulle pareti delle caverne in cui visse.
Tutti i ritrovamenti fossili riguardanti la specie umana sono stati rinvenuti praticamente nel secolo scorso e provengono in prevalenza dall'Africa, ma alcuni reperti importanti sono stati trovati anche in Asia e in Europa. I reperti fossili, attualmente esistenti, non sono molti e potrebbero trovare sistemazione, al completo, in una sala da conferenze: tuttavia essi si sono dimostrati sufficienti per ricostruire, in modo soddisfacente, la storia evolutiva dell'uomo.
Le scoperte di questi ultimi vent'anni hanno rimandato molto indietro nel tempo la data dell'origine della nostra specie, che prima si collocava intorno ai 500.000 anni. Queste ultime scoperte hanno anche chiarito definitivamente che il genere umano ha avuto le sue origini in Africa e non in Europa, come per lungo tempo si era creduto. In realtà il convincimento che l'Europa fosse stata la culla dell'umanità non aveva alcun fondamento scientifico, ma si basava esclusivamente sulla presunzione che la civiltà europea fosse la più evoluta di tutte. Per questo motivo, resti di Ominidi, rinvenuti a Giava e in Cina alla fine dell'altro secolo e all'inizio di questo, vennero interpretati come resti di scimmie e non come nostri reali antenati.
Con il termine di Ominide oggi si indicano collettivamente tutti i tipi ancestrali della specie umana contraddistinti dall'andatura eretta. L'unica specie di Ominide che alla fine sopravvivrà alla selezione naturale sarà la nostra, quella che abbiamo chiamato Homo sapiens sapiens.
Testo tratto dal sito "cosediscienza.it"



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