Sono perfettamente d'accordo con tè ognuno è libero di credere in quello che vuole e và rispettato per le sue scelte e le sue credenze. Io credo però che la coscienza dovrebbe essere addestrata, altrimenti potrebbe funzionare in maniera sbagliata. L'addestramento è legato a ciò che uno crede e alla sua fede e di conseguenza le cose vanno di pari passo. Ciao.
Un conto è addestramento forzato a discapito della libertà di ciascuno, un altro è fare in modo che ciascuno si sviluppi inbase alle proprie inclinazioni. La coscienza è tentativo di crescita del proprio essere non credere ciecamente in qualcosa. Inoltre la coscienza non tutti ce l'hanno... Intendetemi, non voglio offendere nessuno nè qui nè altrove. Ma il mio concetto di coscienza comprende implicazioni troppo lunghe da spiegare e non è questo il posto adatto.
LOve
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Assolutamente non bisogna mai credere ciecamente in qualcosa anche se ma bisogna sempre provare a se stessi che quello in cui si crede non siano teorie o favole inventate ma cose che si possono provare. Tornando alla coscienza, questa parola traduce il greco synèidesis, da syn (con) ed èidesis (conoscenza), alla lettera con-conoscenza, o conoscenza di sé. La coscienza è la capacità di osservare e giudicare se stessi, di rendere testimonianza a se stessi.
Io credo invece che tutti abbiano la coscienza, perchè essa è innata, essendo stata creata da Dio come parte dell’uomo. È una consapevolezza o percezione interiore del bene e del male che scusa o accusa l’individuo. Quindi la coscienza giudica. Può inoltre essere educata dai pensieri e dalle azioni, convinzioni e norme impresse nella mente con lo studio e l’esperienza. Sulla base di queste cose la coscienza valuta la condotta che si segue o si intende seguire. Poi avverte quando la condotta è in contrasto con le norme, a meno che non sia stata “cauterizzata”, resa insensibile dalla continua inosservanza dei suoi avvertimenti. La coscienza può essere una valvola di sicurezza morale, in quanto fa provare piacere o dolore per la propria condotta buona o cattiva.
Fin dall’inizio l’uomo ha avuto una coscienza. Adamo ed Eva lo rivelarono andando a nascondersi non appena infransero la legge di Dio. (Ge 3:7) In Romani 2:14,*15 leggiamo: “Tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi. Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori, mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati”. Si può quindi notare che la coscienza non è scomparsa neanche fra i non cristiani. Questo perché tutto il genere umano discende da Adamo ed Eva, che avevano una coscienza innata. Molte leggi delle nazioni sono in armonia con una coscienza cristiana, eppure tali nazioni e legislatori possono non aver risentito affatto dell’influenza del cristianesimo. Le loro leggi sono conformi ai dettami della loro coscienza. Tutti hanno la facoltà della coscienza, e a questa fà appello la condotta dei cristiani.
La coscienza dev’essere illuminata, altrimenti può ingannare. Se non è stata educata secondo le giuste norme, secondo la verità, non è una guida sicura. Sul suo sviluppo possono influire in senso negativo l’ambiente, i costumi, l’adorazione e le abitudini. Potrebbe giudicare giuste o sbagliate certe cose in base a tali norme o valori errati. Per esempio, in Giovanni 16:2 Gesù predisse che alcuni sarebbero arrivati al punto di uccidere i servitori di Dio, pensando di rendere un servizio a Lui. Saulo (diventato poi l’apostolo Paolo) era partito in effetti con intenti omicidi nei confronti dei discepoli di Cristo, credendo di servire con zelo Dio. Il cristiano deve avere norme stabili, giuste: le norme di Dio.
Chi agisce in maniera riprovevole lo fà non perchè non ha una coscienza ma perchè ha una cattiva coscienza. Si può abusare della coscienza al punto che non è più pura e sensibile. Quando ciò avviene la coscienza non è più in grado di avvertire del pericolo e non costituisce più una guida sicura. In tal caso la condotta dell’uomo è guidata dal timore di essere scoperto e punito anziché da una buona coscienza. Parlando di una coscienza segnata come da un ferro rovente, l'apostolo Paolo la paragona a carne cauterizzata, coperta di cicatrici e priva di terminazioni nervose e perciò senza il senso del tatto. (1Tm 4:2) Chi ha una coscienza del genere non può distinguere il bene dal male.
Scusa se intervengo, ma tu hai riportato un classico esempio di contraddizione interna o almeno questo è quello che si evince dalle tue parole, senza offesa, spero.
Affermi che la coscienza deriva dal greco e significa conoscienza delle cose, è una capacità innata di ogni individuo, ma deve essere educata.
E' un po bizzarra e personalissima la tua affermazione sulla necessità di educare la coscienza innata.
Inoltre aggiungi che l'ambiente, i costumi e le abitudini influiscono.
Allora ti faccio un esempio:
noi viviamo in una Stato nominalmente laico, dove di fatto i bambini appena nati devono essere battezzati (fino a 2 secoli fa il battesimo si faceva in età adulta), poi entro i 10 anni devono fare la comunione (a prescindere dalla fede, la società intera si basa almeno su questi 2 obblighi imposti ai bambini). Il catechismo dura 3 anni (praticamente un lavaggio del cervello ai bambini in tenerà età).
Ci si deve sposare in Chiesa, perché il matrimonio civile viene considerato dalla società, di serie B, se non più scadente.
Si dibatte che sia giusto obbligare nelle aule e negli uffici pubblici il crocefisso (e non anche altri simboli).
I nomi delle maggior parte dei comuni italiani sono stati cambiati nel corso dei secoli in nomi di santi. Si fornisce un grande risalto alla festività per il patrono del paese, ecc..ecc...
tutto gira intorno alla religiosità imposta palesemente o latentemente,
come può in tale ottica, come tu dici, essere libera la coscienza umana, tutte queste cose influenzeranno o no sulla coscienza di persone che magari vorrebbero semplicemente essere liberi di credere oppure no?
Hai affermato sopra che l'ambiente può influire negativamente, evidenziando poi che questo può portare le persone a non distinguere il bene dal male.
Medita su quello che ti ho appena scritto. Aspetto risposta.![]()
Ciao Principe Igor!
Scusa, se mi permetto ma io non trovo cosi personale e contraddittoria l'affermazione di Iacchetti che ti ha colpito.
Anche secondo me abbiamo una coscienza 'innata' che è nata o ha avuto inizio con noi. Fin da bambini abbiamo un certo senso della coscienza.
C'è una fila di bambini che fa la fila per prendere l'altalena.
Uno passa davanti agli altri ingorando quelli che aspettano.
Molti bambini diranno 'non è giusto!'
Perchè? Chi ha insegnato loro che non è giusto?
Hanno un senso morale insito in loro.
Lo stesso senso morale che può dirci in modo sempre più marcato mentra diveniamo adulti che quello che noi stessi stiamo facendo è giusto oppure sbagliato.
Ovviamente 'l'educazione' serve comunque.
Nasciamo con capacità innate, di muoverci, di comunicare, ad esempio.
Ma scuola facciamo educazione fisica, per imparare a muoverci nel modo corretto.
E riceviamo 'educazione' per parlare e comunicare nel modo corretto.
Se così non fosse potremmo usare queste doti 'innate' in noi nel modo sbagliato e magari controproducente.
Lo stesso è buono, io credo, fare con la coscienza.
E per me personalmente la miglior fonte di educazione e Colui che io credo mi abbia creato.
Per quanto riguarda il fatto che la coscienza possa essere influenzata da ambiente, costumi, abitudini e compagnie, beh non mi sembra poi così irreale.
Posso essere daccordo che come dici tu oggi 'tutto gira intorno alla religiosità imposta palesemente o latentemente'. In molti casi e così.
Il battesimo dei neonati potrebbe essere un esempio.
(Questo mi ricorda una cosa che nella mia vita mi ha fatto riflettere, Cristo comandò ai discepoli nel Vangelo di San Matteo capitolo 28, versi 19 e 20 di battezzare come discepoli persone di ogni sorta, e non neonati. Questo mi ha fatto chiedere: forse perchè per battezzarsi una persona deve volerlo veramente nel pieno delle sue facoltà di intendere?)
Ma questo non toglie che certe cose possono influenzare la nostra coscienza.
Prendiamo le compagnie.
Un proverbio dice 'Vai con lo zoppo ed impari a zoppicare'.
Ma un proverbio biblico del re Salomone dice che 'Chi va con i saggi diverra saggio, chi tratta con gli stupidi se la passera male'.
San Paolo nella 1 lettera ai Corinti capitolo 15 verso 33 dichiara che 'le cattive compagnie possono corrompere utili abitudini'.
Quante volte abbiamo sentito 'era un bravo ragazzo di sani principi, poi ha preso un brutto giro..'; 'non mi piaceva l'ambiente che frequentava, era cambiato, non poteva che finire così...'
Non sto dicendo che tutti quelli che 'non educano la coscienza' secondo il mio ragionamento finiranno male, intendiamoci. Voglio semplicemente dire che è giornaliero sentir parlare di persone che sono cambiate in base alle circostanze di vita, non sempre in meglio. E così penso che una persona che cresce in un determinato ambiente, anche dalla nascita, potrebbe infine 'perdere' per così dire, il senso di coscienza, rendola incallita e insensibile.
Questo e quello che io penso possa accadere.
Ovviamente con tutto il rispetto per le opinioni di tutti!
E anche della tua Principe Igor!
E chiedo scusa se sto portando la conversazione fuori argomento, e che sono entrato a questo punto!
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Non ti devi scusare, a mè fà piacere confrontarmi con chi ha idee diverse dalle mie, aiuta a crescere. Comunque quoto l'intervento di Red sul discorso della coscienza. Vedi la coscienza innata è come un'enciclopedia in bianco su cui ognuno può scrivere ciò che vuole, e a seconda dell'educazione che riceve e da tutti gli altri fattori che ho menzionato, una persona può avere una coscienza che per esempio gli permette tranquillamente di rubare (per esempio) mentre un'altra persona che ha ricevuto un'educazione diversa o è vissuta in un'ambiente diverso crede che rubare è peccato.
E' vero in parte quello che dici sul fatto che viviamo in uno stato laico e che questo influisce su molte persone, sulla loro coscienza, ma non per tutti è così. Per esempio io e come mè ce ne sono tanti, non sono stato battezzato, non ho fatto comunione, cresima, ecc. ecc. Ho ricevuto un'educazione religiosa diversa che poi alla fine ho deciso personalmente senza nessuna forzatura o imposizione di accettare e fare mia.
L'educazione che ho ricevuto ha dato un'impronta alla mia coscienza che poi ho deciso di continuare, di conseguenza la mia coscienza è addestrata secondo ciò che insegna la Bibbia, questo non significa che io non commetto errori o non mi capita mai di fare qualcosa che sò essere sbagliato, ma quando questo succede la mia coscienza come un campanello d'allarme mi avvisa e allora cerco di modificare il mio comportamento e rimettermi in linea con quelli che sono i principi in cui credo.
Spero di essere stato esauriente alla tua domanda.
Credo che in parte sia dovuto alla evoluzione naturale ma che il tutto sia stato diciamo pilotato, intanto all'inizio ovvero quando la vita si è diciamo diffusa sul nostro pianeta e poi in diversi tratti del percorso, i cosidetti buchi.
La storia di Adamo ed Eva per es, potrebbe essere un fatto realmente accaduto ma dopo millenni che l'uomo percorreva la terra, ossia un vero intervento esterno da parte di razze non aliene ma di esseri supermateriali, ma che sembra sia fallito in parte.
Le razze già sarebbero esistite
Non credo assolutamente alla creazione divina che ritengo una storiella per bambini o per chi vuole ancora crogiolarsi tra affettuose braccia divine.
Credo fermamente nel Big Bang e nell'evoluzione naturale delle specie animali, tra cui l'uomo anche se ci sono molte domande ancora senza risposta, come ad esempio:
come mai non è mai stato trovato un fossile di una giraffa dal collo più piccolo?
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