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Il peccato e cose da non fare
Il peccato e cose da non fare
Giacomo 4:17
Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato.
Il peccato nella tradizione Giudaico-Cristiana (Bibbia)
Nell'Antico Testamento si conservano le tracce di una concezione del peccato in riferimento a peccati rituali ed involontari, per i quali in Levitico 4 e 5 sono prescritte le modalità di espiazione per mezzo di sacrifici di riparazione, o per il peccato cfr. anche Deuteronomio 21:1-9. Lo stesso vale per i peccati commessi trasgredendo un voto solenne (1 Samuele 14:24-26).
Il concetto di peccato è strettamente collegato a quello della Legge di Dio, legge definita rivelata e conservata nelle Sacre Scritture di cui esso rappresenta la trasgressione. Per trasgressione si intende non solo ciò che si commette (commissione) ma anche ciò che si omette (omissione) di fare. È quindi un atto consapevole e responsabile, compiuto volontariamente dalla creatura umana, anche se non è assente il concetto di colpa involontaria. Esso non viene perciò definito come un solo atto singolo peccaminoso, a differenza di quanto spesso si crede, ma è inteso come un atteggiamento di disubbidienza e di rivolta verso Dio che ha la sua origine nel cuore stesso dell'essere umano. Non si tratta dunque di una semplice trasgressione dei comandamenti, ma di una negazione di riconoscenza, misconoscimento dei benefici della divinità, si rifiuta di avere fede in essa, e alla volontà di Dio si sostituisce la propria volontà umana.
Alienazione da Dio. Dunque nella Bibbia il peccato non è solo una trasgressione di un ordinamento morale, ma una condizione di alienazione da Dio. Per i grandi profeti dell'Antico Testamento il peccato è molto di più che una violazione di un tabù o la trasgressione di un comandamento. Esso significa l'interruzione di un rapporto personale con il divino, un tradimento della fiducia che esso ha riposto in noi. È proprio quando ci mettiamo a confronto con la santità di Dio che diventiamo particolarmente consapevoli della nostra peccaminosità (cfr. Isaia 6:5; Salmo 51:1-9; Luca 5:8).
La corruzione del cuore. Gli atti peccaminosi derivano essenzialmente dalla corruzione morale del nostro cuore (Genesi 6:5; Isaia 29:13; Geremia 17
. Per l'apostolo Paolo, il peccato (`αμαρτία) non è tanto una consapevole trasgressione della legge di Dio, ma una costante e debilitante condizione di inimicizia con Dio. Nella teologia di Paolo il peccato viene quasi personalizzato. Può essere inteso come una potenza maligna e personale che tiene in pugno l'umanità.
Universalità del peccato. La testimonianza biblica pure afferma l'universalità del peccato. Paolo afferma: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3:23). "Non c'è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai" (Ecclesiastico 7:20); "Chi può dire: «Ho purificato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?»" (Proverbi 20:9); "Tutti si sono sviati, tutti sono corrotti, non c'è nessuno che faccia il bene, neppure uno" (Salmo 14:3).
L'incredulità. Al cuore del peccato sta l'incredulità. Esempi di questo ricorrono per tutta la Bibbia. In Genesi 3, Adamo ed Eva credono alla parola del tentatore più di quanto credano a quella di Dio; nei vangeli Gesù è respinto dai capi di Israele; in Atti 7, Stefano è lapidato da una folla turbolenta; in Giovanni 20:24,25 Tommaso rifiuta di credere, per fede, alla risurrezione di Gesù.
La durezza di cuore. Anche la "durezza di cuore", strettamente legata all'incredulità (Marco 16:14; Romani 2:5) appartiene all'essenza del peccato. Significa rifiutare di ravvedersi e di credere alle promesse di Dio (Salmo 95:8; Ebrei 3:8-15: 4:7). Esso caratterizza l'ostinata indisponibilità ad aprirsi all'amore di Dio (2 Cronache 36:13; Efesini 4:18) ed il suo corollario – insensibilità ai bisogni del prossimo (Deuteronomio 15:7; Efesini 4:19).
Manifestazioni del peccato. Laddove l'essenza del peccato è l'incredulità o la durezza di cuore, manifestazioni principali del peccato sono orgoglio, sensualità e paura. Altri aspetti significativi del peccato sono l'autocommiserazione, l'egoismo, la gelosia e l'avidità.
Individuale e sociale. Il peccato è sia personale che sociale, individuale e collettivo. Ezechiele dichiara: "Ecco, questa fu l'iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figlie vivevano nell'orgoglio, nell'abbondanza del pane, e nell'ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell'afflitto e del povero" (16:49). Secondo i profeti, non solo sono pochi individui ad essere contaminati dal peccato, ma l'intera nazione (Isaia 1:4). Il razzismo, il nazionalismo, l'imperialismo, il sessismo e il pregiudizio contro gli anziani, secondo la tesi citata dei profeti, sarebbero quindi esempi di forme collettive di peccato che affliggono particolarmente il mondo d'oggi.
Effetti del peccato. Gli effetti del peccato sono asservimento morale e spirituale, senso di colpa, morte e inferno. Giacomo lo spiega così: "Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte" (1:14,15). Nella prospettiva di Paolo: "il salario del peccato è la morte" (Romani 6:23; cfr. 1 Corinzi 15:56).
La legge lo istiga. Nella teologia paolina, la legge non è solo un freno posto al peccato, ma anche la sua istigatrice. Tanto perverso è il cuore umano che le stesse proibizioni della legge, intese per essere un deterrente per il peccato, servono per suscitare gli stessi desideri peccaminosi (Romani 7:7,8).
Inerente alla condizione umana. La fede biblica pure confessa che il peccato è inerente alla stessa condizione umana. Non solo noi nasciamo in un mondo contaminato dal peccato, ma nasciamo con una propensione intrinseca al peccato. Come dice il Salmista: "Gli empi sono sviati fin dal grembo materno, i bugiardi son traviati fin dalla nascita" (Salmo 58:3; cfr. 51:5). La tradizione della chiesa lo chiama "peccato originale". Non sta, però, tanto a significare un difetto biologico o una deformità fisica, ma un'infezione spirituale che in qualche modo misterioso si trasmetterebbe attraverso la riproduzione. La chiesa sostiene quindi che il peccato non sarebbe originario alla natura umana, ma ne corrompe la natura.
L'origine del peccato. L'origine del peccato viene definita un mistero ed è legata al problema del male. Il racconto su Adamo ed Eva infatti non ci fornisce una risposta razionalmente soddisfacente del peccato o del male (né pare possa esserne l'intenzione), ma si limita a fornire un'interpretazione della condizione umana. Secondo il racconto, prima del peccato umano vi era il peccato demonico, il quale fornisce l'occasione per la trasgressione umana. La teologia ortodossa, sia cattolica che protestante, parla di una caduta di angeli precedente alla caduta dell'uomo e viene attribuita all'abuso fatto del dono divino della libertà. È consenso generale fra i teologi ortodossi che il male morale (il peccato) mette le basi stesse del male fisico (i disastri naturali), ma come esattamente l'uno causi l'altro rimane oggetto di speculazioni.
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27-11-2008 00: 44 Annunci Google
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Universalità del peccato
(Ec 7:20; Gb 15:14-16; Ge 6:5, 11-12; Sl 14:1-3) Ga 3:22
ROMANI 3:9-31
9 Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, 10 com'è scritto:
«Non c'è nessun giusto,
neppure uno.
11 Non c'è nessuno che capisca,
non c'è nessuno che cerchi Dio.
12 Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti.
Non c'è nessuno che pratichi la bontà,
no, neppure uno».
13 «La loro gola è un sepolcro aperto;
con le loro lingue hanno tramato frode».
«Sotto le loro labbra c'è un veleno di serpenti».
14 «La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza».
15 «I loro piedi sono veloci a spargere il sangue.
16 Rovina e calamità sono sul loro cammino
17 e non conoscono la via della pace».
18 «Non c'è timor di Dio davanti ai loro occhi».
19 Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; 20 perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.
La giustificazione attraverso la fede in Cristo
Is 53:11; At 10:43; 2Co 5:21; Ga 2:15-16; 3:8-14, 22-29; Ef 2:7-9
21 Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: 22 vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione: 23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, 26 al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù.
27 Dov'è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; 28 poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 29 Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non è egli anche il Dio degli altri popoli? Certo, è anche il Dio degli altri popoli, 30 poiché c'è un solo Dio, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l'incirconciso ugualmente per mezzo della fede.
31 Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge.
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Romani 5
Gli effetti della giustificazione ottenuta per fede
1P 1:3-9 (1Gv 4:9-10; Ro 8:32)
1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; 3 non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, 4 la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. 5 Or la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
6 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall'ira. 10 Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.
Il peccato e la grazia
1Co 15:21-22, 45-49, 56-57; Ro 6:23
12 Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... 13 Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c'è legge. 14 Eppure, la morte regnò, da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. 15 Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti. 16 Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell'uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. 17 Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo. 18 Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. 19 Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, 21 affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.
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:: Il peccato
L'imperfezione umana.
Prestando attenzione ai termini usati nella Bibbia per definire il peccato, possiamo ben dire che l'esistenza umana è tutta peccato: mancare, trasgredire, sgarrare il bersaglio, inciampare, cadere, guastare, ignorare e rigettare volutamente quella morale che, inducendo al rispetto di determinate regole divine e naturali, comprese quelle dettate dalla coscienza, garantisce una buona relazione fra gli uomini, col loro ambiente naturale e col Creatore, per una piena affermazione della vita.
Il peccato è tutto ciò che va dalla minima mancanza, producente il minimo danno, allo sterminio vero e proprio della vita.
Potrebbe mai l'uomo esimersi dal peccato? No, esso è imperfetto per quell'imperfezione conseguita dai suoi progenitori allorchè decisero di opporsi a Dio. La perfezione è presente soltanto in Dio, è Dio stesso, pertanto ogni forma di imperfezione, ogni difettositè è una chiara dimostrazione di opposizione, nei riguardi di Dio.
Opposizione a Dio, questo è il vero peccato. L'uomo si è abituato a convivere con l'imperfezione, anzi la considera espressione di umanità: "Errare humanum est". Questa è una constatazione, ma non va vista come condizione immutabile. L'uomo ha capito e, al fatto che "errare è umano", ha poi aggiunto "perseverare autem diabolicum", quasi a redarguire se stesso, a porre un limite al suo inevitabile errare o peccare.
Quante volte si deve commettere un peccato perchè questo risulti, non più solo umano, ma anche diabolico? In quanto siamo umani, in che misura ci è consentito peccare? La Parola di Dio può apparirci anche drastica, crudele, assolutistica, dittatoriale, inaccettabile, ma, senza lasciare alternative, Essa asserisce che non c'è peccato tollerabile. Non amare Dio è peccato, non amare il prossimo è peccato.Il peccato è significato da sentimenti e azioni amane come fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, ire, con-
L'uomo senza Dio è solo!
tese, divisioni, sette, invidie, ubriachezze, gozzoviglie, avarizia, sopraffazione, esercizio improprio dell'autorità, noncuranza o disprezzo dell'ambiente in cui l'uomo deve vivere e molte altre cose simili. In conseguenza di ciò, la Parola di Dio afferma che "il peccato genera la morte" (1).
La perfezione di Dio è dimostrata dal fatto che in Lui non c'è ombra di contraddizione, Egli non muta i Suoi propositi, i Suoi giudizi, pertanto Egli non tollera il peccato cioè l'imperfezione, solo perchè motivato dall'ineluttabile debolezza umana. Egli è la vita. Pertanto solo nella perfezione c'è la vita, fuori di essa non c'è che la morte. Dio vive, Dio è vita e propone e dona questa vita all'uomo da Lui stesso destinato all'eternità. Anche l'uomo vuole vivere e, tentando con le proprie forze di evadere dall'imperfezione, dal peccato che lo avviluppa, cerca la vita là dove non l'ha mai trovata, cioè fuori, lontano da Dio.
Ma le sue imperfezioni lo perseguitano e gli precludono la vita tanto desiderata. Per ritrovarsi nel pieno della vita, l'uomo dovrebbe dunque ritrovarsi perfetto. É un'operazione irrealizzabile: dovrebbe identificarsi con Dio. Benchè la Parola di Dio ci offra uno spunto incoraggiante nel dire che "Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza", l'idea di divenire Dio a sua volta, per risultare perfetto ed entrare in possesso della vita, non sfiora minimamente l'uomo dotato di intelligenza e consapevolezza. Eppure Dio ha provveduto a che l'uomo, venendo liberato completamente dal peccato, possa avere la vita nella sua pienezza (2). Grazie al suo intervento divino e nel contempo umano, Dio ha prodotto un perfetto nettamento dei peccati a favore dell'uomo che cessa di contare sulle proprie forze psico-fisiche per raggiungere la perfezione e la vita. Un simile uomo Dio lo purifica, lo perdona, lo giustifica e lo rende perfetto (3).
"Quel che è impossibile all'uomo…"
Gesù insegna ed infonde fiducia dicendo: "Quel che è impossibile all'uomo è possibile a Dio". È il momento di abbandonarsi fiduciosamente in Dio. Dio stesso, rivelando la grandezza delle Sue compassioni e del Suo amore, assume la natura umana, e Gesù Cristo (4); rivela le Sue perfezioni sulla terra con una condotta, un insegnamento e un operato insuperabili, dimostra di essere Signore della vita risuscitando i morti; si addossa i peccati e lo stato di morte di tutto il genere umano (5) e, poichè "il peccato genera la morte", patisce la crocifissione, al terzo giorno dal Suo decesso risuscita Se stesso (6), garantisce la Sua divina assistenza ai credenti (7), sale al cielo da cui era disceso (8), promette di tornare a stabilire il Suo regno milleniale e a giudicare i vivi e i morti (9).
Perchè giudicherà i vivi e i morti? Tutta l'umanità sarà posta di fronte al trono del Suo giudizio: la sentenza assumerà due aspetti: di condanna e di perfetta assoluzione, di perdizione e di salvezza, di morte e di vita. Saranno condannati i peccatori, cioè coloro che non avranno stimato la persona e l'opera redentrice del Cristo e non si saranno di conseguenza espressi nel mondo con la più grande delle virtù, l'amore. Saranno giustificati e salvati coloro che avranno apprezzato il sacrificio espiatorio del Cristo, per il quale i loro peccati sono stati cancellati e dimenticati, e avranno lasciato nel mondo il segno dell'amore di Dio.
I vivi sono dunque i credenti: il giudizio loro è positivo, Dio li considera perfetti. I morti sono gli increduli: peserà su di loro un giudizio di condanna, la morte eterna. Morti erano e morti resteranno. Questa morte non è però estinzione, annientamento, disintegrazione, come viene definita dalla setta pseudocristiana dei Testimoni di Geova, ma, come dice la Bibbia, consiste nell'incolmabile stato di sofferenza, l'inferno, che il peccatore stesso si procura, preferendolo alla misericordia, alla pietà e all'amore di Dio: "…saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli" (10).
Ma c'è un peccato base, di cui quelli che abbiamo elencato dianzi non sono altro che la conseguenza, il cosiddetto peccato a morte, per il quale non c'è la possibilità di confessare a Dio, nè remissione. Si tratta della bestemmia o oltraggio diretta allo Spirito Santo (11).
È lo Spirito Santo che fa conoscere Dio all'uomo, che lo illumina riguardo al suo stato di perdizione e che gli prospetta la via d'uscita, la redenzione, la salvezza. Rifiutando questa opera dello Spirito, l'uomo conferma per sempre il suo stato di morte.
I Vangeli, la Bibbia in genere ci parla dell'amore di Dio e dello strumento da Lui mandato e usato per salvarci: Gesù Cristo, ma è lo Spirito Santo che ci convince riguardo all'autenticità e indispensabilità di questo fatto (12). Rifiutando questa convinzione, non resto nessun altro mezzo per aiutarci a capire Cristo, per accettarLo e per essere liberati dal peccato e dalla morte (13).
Per questa ragione Cristo e i Suoi diretti apostoli insistono sulla necessità di rimuovere il peccato fondamentale, cioè l'incredulità che mantiene separati (morti) da Dio. Rimosso questo, tutti gli altri vengono agevolmente rimossi (14).
"Noi predichiamo Cristo…"
Si insiste, anche a livello di cristianità, nel rinfacciare all'uomo le proprie debolezze morali: siete malvagi, violenti, guerrafondai, egoisti, bugiardi, ladri, insensibili alle altrui necessità, ecc. Simili rimproveri non servono a niente, come non serve a niente (perchè è una bugia accattivante) affermare che l'uomo è fondamentalmente buono. Certi leader della cristianità esortano l'uomo alla giustizia, alla bontà, all'amore, ma non gli indicano l'indispensabilità di un ravvedimento, di una conversione a Cristo, di un cambiamento radicale di spirito (15) , senza il quale i momenti di giustizia e di bontà sono sempre controbilanciati da ingiustizie, odio e cattiveria, verso cui Dio non è certamente disposto a chiudere un occhio.
È questo il momento di confessare la propria impotenza morale, le proprie vergogne a Dio, il fatto di averLo finora ignorato e avversato. È il momento di esprimere con infantile semplicità il desiderio di ritrovarLo per ritrovare la pace, la libertà, la giustizia, l'amore e la vera vita, mai e con nessun mezzo finora conseguite.
Ma è anche la chiesa che deve recuperare il messaggio portato da Cristo nel mondo. La chiesa non è chiamata a moralizzare, ma a salvare. Dalla salvezza scaturirà poi spontaneamente la morale di Dio. Pertanto si deve tornare a predicare Cristo e non l'etica cristiana, Cristo e non la giustizia, Cristo e non la pace. L'apostolo Paolo l'aveva ben capita questa necessità: "I giudei (mondo medio-orientale) chiedono dei miracoli, e i greci (mondo occidentale) chiedono sapienza; ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i giudei è scandalo e per i Gentili (le nazioni in genere) è pazzia… predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio…" (16). Gesù ha sempre insegnato che quanti credono in Lui devono anche essere testimoni di Lui (17) e non in un'etica, testimoni della Sua potenza e non di metodi educativi, psicologici e sociologici promulgati da educatori, moralizzatori, curatori di coscienze e di corpi che non hanno a loro volta risolto il proprio problema spirituale ed esistenziale, schiavi del peccato (18).
Il Vangelo è ancora la Parola che cambia l'uomo, è prima di tutto la Buona Notizia. E una buona notizia non parla di condanna, ma di salvezza, non di morte, ma di vita, non di giudizio, ma d'amore e di misericordia e del perdono di Colui che è il perfetto verso gli imperfetti. Solo in extremis si può elevare la voce del giudizio divino, della condanna, della morte eterna (19).
Pertanto tutti gli sforzi compiuti, anche nelle chiese, per aggiustare il comportamento dell'uomo, il suo aspetto esteriore, risulteranno precari e vani se non viene prima rimosso il peccato fondamentale, il disaccordo con Dio. Solo se: "Siamo giustificati per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore". E chi è giustificato è anche giusto, e che è in pace con Dio, lo è anche con gli uomini. Una fede totale in Cristo una totale, anche se graduale, buona condotta e conduce alla totalità della vita. Contro il peccato…, "noi predichiamo Cristo"! Germano Giuliani
Note:
1) Rom. 5:12; 2) Mat. 5:48, Col. 1:28, Ebr. 5:5-10; 10:14; 3) Is. 1:1-18; 4) Gv. 1:1-3,14; 5) Is. 53:3-6; 6) Gv. 10:17-18; 7) Mat. 28:20, Gv. 14:14-18; 8) At. 1:9-11; 9) Mat. 25:31-46; 10) Lc. 16:19-31, Mat. 25:41,46, Ap. 20:10; 11) Mat. 12:31,37; 12) Gv. 15:26,27; 16:8-11; 13) Gv. 3:18, Ebr.10:28,29; 14) Mat.7:3-5; 15) Gv.3:3-7; 16) 1 Cor. 1:21-25; 17) Mat. 28:19,20; Gv. 15:26,27, At. 1:8; 18) Gv. 8:34-36; 19) Mar.9:43,48, Giuda 21:23, Gv. 3:18, Mat. 8:11,12; 20) Mat. 7:21-28.
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IL PECCATO
Introduzione:
Le scritture affermano in modo perentorio che Dio è Santo ed odia il
peccato (Isaia 6:1-5; Proverbi 6:16; 8:13). Egli creò tutto buono
(Genesi 1: 31). Dio non può essere tentato né tentare alcuno a peccare
(Giacomo 1: 13). L’espressione "Io formo la luce e creo le tenebre" in
Isaia 45:7, ha dato adito a diverse, equivoche, interpretazioni sul
comportamento di Dio. Quest’espressione non significa, come si suole
intendere nell’ambiente degli atei e di altre persone, che Dio è anche
l’autore del male…….In questo passo della scrittura, Dio vuol soltanto
affermare la Sua potenza ed autorità nel portare giudizio contro quelle
nazioni o popoli che vivono lontano da Lui in uno stato di ribellione.
Nell’etimologia del linguaggio ebraico i termini giudizio e calamità
esprimono il significato di giudizi e disastri. Egli stabilì l’afflizione e la
miseria come risultato inevitabile del peccato. Dio non creò nessun
essere, angelo od uomo, peccatore. L’Universo primordiale era perfetto
(Giobbe 38: 4-7). Il peccato si manifesta, per la prima per la prima
volta, prima della creazione della terra, durante la rivolta angelica
capeggiata da Lucifero (Isaia 14: 12-14; Ezechiele 28: 11-19). In
quell’occasione Dio allontanò dal Suo Regno Lucifero e tutti gli angeli
ribelli. Dio creò l’uomo lo fece perfetto, puro e libero; tuttavia egli
venne meno, disubbidendo ad un ordine preciso datogli da Dio: "Non
mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male"
Genesi 2: 9. L’uomo fu tentato, proprio da satana, quell’angelo ribelle
che fu allontanato dal Paradiso; "voi non morirete, affatto, mangiando
questo frutto, ma sarete come Dio" Genesi 3: 5. Da questo passo
scopriamo la natura bugiarda di satana e il suo disegno di allontanare
l’uomo "la creatura" dal suo Creatore: Dio. Così s’introduce il peccato
nel genere umano: Genesi 3: 1-19; Romani 5: 12-21; 1° Corinzi 15:
22.
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Definizione di Peccato
La Parola di Dio definisce il peccato come "la violazione della Legge"
1° Giovanni 3: 4. Si realizza quando non siamo conformi (in regola)
con la Legge di Dio. Si manifesta nella "trasgressione", in altre
parole, nella disubbidienza ai Comandamenti di Dio.
Le varie forme attraverso cui si manifesta il peccato:
Ribellione: si mostra attraverso la scarsa considerazione che si ha
della Parola di Dio, nella disubbidienza alla Sua volontà ed i Suoi
progetti(Deuteronomio 17: 2; Isaia 1: 2; 1° Re 8: 50; Isaia 1: 2; 63:
10). Il peccato è contro la Legge di Dio, soprattutto, verso la Sua
Persona, viene definito dalla Bibbia "inimicizia contro Dio" Romani 8:7.
Il peccato sospinge l’uomo a ricusare Dio come Signore e Sovrano.
Idolatria: Invece di dare a Dio l’adorazione e l’amore dovuto il
peccatore offre devozione e servizio ad altri dei, cose o persone. La
caratterizzazione di queste manifestazioni è chiamata "idolatria"; sia
nei tempi antichi, che in quelli moderni, invece d’essere Dio l’oggetto
del sommo desiderio, l’idolatria sposta l’adorazione e la devozione
verso altre cose (Luca 2: 13-21; 1° Corinzi 10: 14-22). Si esplica in
vari modi ed induce a commettere altri tipi di violazioni. L’idolatria non
può essere paragonata, unicamente, nell’adorazione d’immagini, statue
di legno, d’argento o d’oro, come sarebbe lecito supporre. L’Idolatria,
prende forma, anche, dell’avidità, denaro, carriera, lavoro, auto, casa.
Queste cose possono diventare "dei" se occupano il primo posto nella
vita dell’uomo.
Immoralità e sensualità: la Parola di Dio dichiara che il peccato si
mostra in adulterio, ubriachezza ed altri piaceri mondani e fisici. Questi
sono chiamati comunemente "vizi", in altre parole i cosiddetti "peccati
della carne". La Parola di Dio, definisce questo stato di cose, come
"condizione peccaminosa o vivere secondo la carne" vedi Romani 8:12.
Dio rigetta in maniera decisa e perentoria, il vivere secondo la carne,
ossia quel modo di porsi che sospinge l’uomo a possedere una natura
corrotta, contraria alla concezione di Dio. La radice, quindi, della
concupiscenza fisica, l’immoralità sessuale, l’ingordigia, l’ubriachezza e
via dicendo, non sono nel corpo umano, ma nel cuore, nella totale
personalità, corrotta dal peccato, e separata da Dio (Marco 7: 20-33).
La Bibbia da solenni avvertimenti contro i peccati d’immoralità,
impurità, adulterio, omosessualità, ubriachezza, baldorie, gozzoviglie e
simili. Quelli che praticano questi vizi non possono ereditare il Regno di
Dio (leggi 1° Corinzi 6: 9-10 e Galati 6: 8).
Orgoglio ed egocentrismo: quando il peccato si manifesta in questo
modo, le persone si esaltano sugli altri. Non sono soddisfatte d’essere
alle dipendenze di Dio, si arrogano il diritto di voler essere autonomi,
non desiderano nessun’intromissione, neanche da Dio. L’obiettivo che
si pongono, consiste nel "soddisfare se stessi". Questo comportamento
viene descritto dalla Sacre Scritture: "orgoglio di vita" vedi 1° Giovanni
2: 16. La persona superba è convinta di poter fare a meno di Dio e di
avere il perfetto autocontrollo della sua vita, dei suoi affari, senza il
Suo (di Dio) aiuto (Luca 1: 51; Romani 1: 30; 2° Timoteo 3: 2;
Giacomo 4: 6; 1° Pietro 5: 5)
Incredulità: questa è collegata direttamente con l’orgoglio e si
riferisce alla caduta d’Adamo; questi non credette al comando di Dio.
Adamo mise in dubbio il comandamento di Dio, il quale lo aveva
ammonito, che mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del
bene e del male, sarebbe morto. Credette alla menzogna proferitagli
dal serpente: "no, non morrete affatto" Genesi 3:4. L’incredulità prese
il sopravvento su Adamo, dubitando di quello che Dio gli disse. Paolo
nell’epistola ai Romani ci dice: "Ma colui che sta in dubbio, se mangia è
condannato, perché non mangia con fede; or tutto ciò che non viene da
fede è peccato" Romani 14: 23.
Ingiustizia: è un peccato che proviene da uno spirito mondano e dalla
volontà umana (vedi Galati 5: 19-21). Questo tipo di peccato, porta
l’uomo ad assumere un atteggiamento asociale.
Mancanza d’amore: quando non si possiede questo gran sentimento,
l’uomo sì estranea dai propri consimili e li muove a suo piacimento
come delle cose, invece di trattarli da esseri umani. Nella Parola di Dio
troviamo scritto: "Chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non
ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore" 1° Giovanni 4: 7-8.
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LE CONSEGUENZE DEL PECCATO:
Morte fisica: la morte è la conseguenza primaria del peccato, Paolo,
nella sua epistola ai Romani afferma: "O miserabile uomo che sono!
Chi mi libererà da questo corpo di morte?" Romani 7: 24. La condanna
promulgata da Dio ad Adamo fu causata proprio dalla trasgressione di
Adamo (Genesi 3: 17-19).
Morte spirituale: Dio disse ad Adamo ed Eva: "Dell’albero della
conoscenza del bene e del male non ne mangerete, perché il giorno
che ne mangerete, voi sicuramente morrete" Genesi due: 17. Il
serpente contraddisse pienamente Dio, dichiarando: "Voi sicuramente
non morrete" (3: 4). Nel momento in cui essi peccarono, la loro
comunione con Dio, s’interruppe, immediatamente morirono
spiritualmente, pur vivendo.Benché, mentalmente e fisicamente vivi,
essi erano morti al livello più profondo della loro esistenza. Il peccato li
separò dall’albero della vita, e da Dio: "la fonte dell’esistenza" Salmo
36: 9; la morte spirituale ci separa dalla vita spirituale di Dio. Egli non
è "il Dio dei morti, ma dei viventi" Matteo 22: 32.L’Apostolo Paolo
descrisse la condizione dei non credenti come "morti nei falli e nei
peccati" Efesini due: 1; il figliuolo prodigo, sebbene fosse fisicamente
vivo, "era morto" (vedi Luca 15: 24). L’Apostolo Giovanni nella sua
prima epistola al cap. 3 verso 14 dice che la persona che non ama il
proprio fratello "rimane nella morte". Questa condizione dell’essere
spiritualmente morti, è descritta con l’espressione: "Senza speranza
e senza Dio nel mondo" Efesini 2: 12. Giacomo scrive: "Poi la
concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato, ed il
peccato quando è compiuto produce la morte" Giacomo 1: 15. Gesù si
assoggettò per tutti (Ebrei 2: 9). Prese su di sé la nostra morte, ma, la
Sua morte fu apportatrice di vita, provvedendo alla liberazione per tutti
quelli che credono in Lui (2: 14). Tramite la morte e la resurrezione di
Cristo, la morte fu inabissata in vittoria (1° Corinzi 15: 54), la Parola di
Dio afferma che "il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la
Vita Eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" Romani 6: 23. Per quelli
non salvati dalla fede in Cristo, resurrezione e il giudizio saranno "la
morte seconda" (Apocalisse 2: 11; 20: 14; 21: 8); la morte seconda è
la separazione eterna da Dio, morte eterna, la conseguenza finale del
peccato.
Sofferenza: fin dal principio della sua esistenza l’uomo trasgredì il tipo
di vita che Dio gli aveva proposto. Un altro risultato del peccato che
commise fu la sofferenza. La sofferenza portò Adamo ed Eva a patire
ben oltre; infatti il loro primogenito Caino uccise suo fratello Abele e fu
condannato ad essere vagabondo e fuggiasco (Genesi 4:12). Secoli
dopo, il peccato prese il sopravvento in modo determinante sul genere
umano, infatti, è scritto: "La malvagità era grande sulla terra……..il
loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi" Genesi 6: 5. Il
peccato immise nella società umana dei disagi terrificanti, portando a
conseguenze disastrose, sotto l’aspetto pratico e spirituale, all’uomo ed
alla società stessa. Laddove il peccato rende l’uomo sempre più
insensibile alle realtà spirituali, porta, anche, con sé, conseguenze che
sono finalizzate alla sofferenza: angoscia, distretta, mancanza di pace,
miseria, ed altre cose analoghe. Le cose sopra citate fanno gravare
sull’uomo una sofferenza mentale, insopportabile, che lo porta
all’autodistruzione. Sotto l’influsso del peccato, l’anima umana,
straziata dalla colpa, si trasforma in un conflitto agonizzante volto
verso l’ansia e la depressione; non rispettando le norme che ci propone
la Parola di Dio, avremo conseguenze spiacevoli in questa vita come
pure in quella a venire (Romani 1: 18-32; 2: 5; Galati 6: 7).
Colpa: quando Adamo ed Eva trasgredirono l’ordine di Dio,
diventarono colpevoli davanti a Lui. Dopo la caduta, la loro colpa li
portò a nascondersi da Lui; mentre prima il Suo avvicinarsi provocava
loro gioia (Genesi 3: 8-10). I primi capitoli del Libro ai Romani,
mettono in risalto, la condizione di tutti coloro che sono senza Cristo, in
altre parole, l’essere sotto la condanna di Dio. I gentili e giudei
avevano conosciuto la potenza e la gloria di Dio nella creazione e la
Sua santità nella conoscenza (Romani 1: 18; 3: 20). Quello che fecero
fu imperdonabile, quindi tutti i peccatori sono colpevoli davanti a Dio
(Romani 2: 1). I trasgressori ricusarono l’evidente verità: la Luce di
Cristo; infatti, sta scritto: "il giudizio è questo: la luce è venuta nel
mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro
opere erano malvage" Giovanni 3: 19. Ai tempi d’oggi, in pieno regime
d’apertura al progresso tecnologico e sociale, la chiesa è criticata per
un "eccessivo atteggiamento intransigente" verso l’intolleranza; questa
considerazione è fatta da coloro che hanno deciso di vivere, la loro vita,
lontano dalle regole e nella perfetta sfrenatezza di costumi, lontani dai
principi che propone la Parola di Dio; tutto ciò accade perché si viene a
creare dentro di loro un senso di colpa per il loro errore. Naturalmente
il compito della Chiesa non è rendere ognuno malato del peccato o
della colpa; i peccatori sono già malati e colpevoli davanti a Dio.
La punizione: Nel giudizio finale Dio farà in modo che tutti coloro che
hanno deciso di vivere nel peccato, saranno puniti; prima di questo
avvenimento, però, Dio utilizza le "autorità civili" per scoraggiare e
punire, quelli che praticano l’ingiustizia attraverso azioni malvagie
( leggi Esodo 21: 33; Romani 13: 1-4) a) La punizione scoraggia le
persone a peccare: i "risultati giudiziari" del peccato possono servire a
frenare le persone dal peccare,e, proteggere la società da quello che
potrebbero fare. b) La punizione è per riformare il peccatore: la Parola
di Dio informa che Dio ama e castiga il suo popolo per nettarlo e
incrementarne la completezza spirituale (Giobbe 5: 17; Salmo 94: 12;
Proverbi 3: 11,12; Isaia 26: 16; 2° Corinzi 6: 9; Ebrei 12: 5).
Espressioni verbali come indignazione, ira e collera, mostrano
l’atteggiamento negativo e di condanna, da parte di Dio, verso il
peccato, e segnalano come i disonesti che "vivono" nei loro falli, alla
fine saranno raggiunti dalla punizione divina. La Parola di Dio, quindi,
non solo mostra la disciplina di Dio verso il suo popolo, ma anche della
condanna ai malfattori (Romani uno: 18; 2° Tessalonicesi uno: sei;
Ebrei 10: 26-27) c) la punizione conferma la legge di Dio: Dio ritiene la
Sua legge e l’applica. Chi la trasgredisce, subirà le conseguenze del
caso, e sarà punito. Una base dell’insegnamento biblico è
rappresentata dal fatto che il peccato scaturisce da effetti iniqui, infatti
sta scritto: "quello che l’uomo avrà seminato, quello pure mieterà"
Galati 6: 7. Gesù stesso confermò che "il Figlio dell’uomo………renderà a
ciascuno secondo l’opera sua" Matteo 16: 27. Attraverso il Suo gran
sacrificio sulla croce, Cristo portò su di sé la punizione che si patisce
per il peccato, e, quindi, divenne il sostituto per tutti quelli che credono
in Lui quale Salvatore (Isaia 53: 4-11; Matteo 20: 28; 27: 46; 1°
Pietro 2: 24; 3: 18). Infine quando il tempo della grazia scadrà, la
punizione nell’inferno sarà il premio di tutti coloro che avranno agito
pericolosamente e impenitentemente. Soffriranno l’esclusione dalla
Presenza di Dio (2° Tessalonicesi 1: 8-9); questo tipo di pena è anche
chiamata come "fuoco eterno o morte seconda" (Matteo 25: 41,
Apocalisse 14: 10-11; 20: 11-15).
Sofferenza e disordine nella creazione: Tutta la creazione fu
coinvolta nella caduta di Adamo, Dio maledisse la terra a causa del
peccato di Adamo (Genesi 3: 17). Fin dall’ora la creazione è stata
soggetta a travaglio e miseria. L’Apostolo Paolo, pensava questo,
quando scrisse: "tutta la creazione geme ed è in travaglio" Romani 8:
22. In tutta la natura c’è la schiavitù della corruzione insieme con un
costante travaglio e gemiti (leggi il verso 21). Questo ci dimostra che
lo stato attuale della creazione, disordine e sofferenza. Molte
sofferenze sono causata da calamità naturali, come, tempeste, uragani
e terremoti. Vi è anche sofferenza nel mondo animale. Gli
sconvolgimenti e il disordine del mondo fisico sono profondamente
correlati alla disubbidienza umana.
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TERMINI ESEGETICI:
1. HATA: LXX >Greco: Hamartanò:
Significato: "Mancare l’obiettivo", si dice del lancio di un sasso con la
fionda (Giudici 20: 6); Figurativamente: "non raggiungere un età
avanzata" (Isaia 65: 20); essere in difetto (Giobbe 5: 24), da cui
"essere in colpa" (2°Re 18: 14; Nehemia 6: 13); "commettere un
errore contro qualcuno; causargli un torto" (Genesi 20: 6; Numeri
32: 23; Deuteronomio 19: 15; Salmo 39: 2); Sostantivo: Mancanza;
peccato; errore.
2. Pashà>Ebraico:
Significato: "Rivoltarsi, sollevarsi contro di qualcuno", violare i
suoi diritti, fargli un torto violando la sua sfera privata (1° Re 12: 19;
2° Re 1: 1; 3: 5-7; 2° Cronache10: 19); "in particolare nei
confronti di Dio" (1° Re 8: 50; Isaia 1: 2; 43: 27; 66: 24; Geremia
2: 8-29; 3: 13; 33: 8; Ezechiele 2: 3; 18: 31; 20: 38; Osea 7: 13; 8:
1; Sofonia 3: 11); "Essere ribelle, in rivolta contro Dio" (Isaia 59:
13; Proverbi 28: 21; Lamentazioni 3: 42). Sostantivo: "ribellione,
rivolta, delitto, trasgressione".
3. Awon>Ebraico:
Significato: dalla radice significante "storto" cfr. Isaia 31: 3; Salmo
38: 7; "Trasgressione, colpa" si dice della situazione di colpevolezza
di un uomo di fronte a Dio (Genesi 15: 16; Esodo 34: 9; 2° Samuele
22: 24; Isaia 59: 12; Geremia 11: 10; Osea 7: 1; 10: 10; 13: 2;
Salmo 18: 24; Giobbe 19: 29); "pena, punizione" per una colpa
(Genesi 4: 13; 2° Samuele 16: 13; Ezechiele 21: 30-34; 35: 5; 44:
10, 12; Salmo 31: 11; Giobbe 19: 29).
4. Rashà>Ebraico:
Significato: "Essere agitato, turbato, inquieto".
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