Le strenæ (eacute;trennes) del 1 gennaio romano (fortemente condannato da Tertulliano, de Idol., XIV y X, a da Massimo di Torino, Hom. el CIII, de Kal. gentil., en P.L., LVII, 492, ecc.). Purtroppo quello che sembra la festa più cristiana dell'anno non è altro che un insieme di festeggiamenti che per la Roma pagana cominciavano il 17 Dicembre con i Saturnali, feste in onore del dio Saturno, e culminavano nella notte di S. Silvestro che si celebra il 1° Gennaio. Descrive il Cattabiani: “Durante le feste ci si scambiavano come doni candele e statuette di argilla mentre era permesso il gioco d'azzardo e i ruoli sociali s'invertivano; lo schiavo diventava padrone e il padrone serviva per gioco, come a Carnevale. Quell'atmosfera scherzosa e persino orgiastica simboleggiava la fine dell'anno vecchio che si disintegrava nel caos da cui si sarebbe formato l'anno nuovo, celebrato il primo di Gennaio, quando i Romani si scambiavano come porta fortuna doni augurali, detti «strenae». Originariamente erano dei rametti d'alloro, simbolo del sole, che in quei giorni cominciava nuovamente a ricrescere sull'orizzonte dopo la «morte» invernale del solstizio (22 dicembre)”.
Stando alla leggenda, fu per primo un re sabino, Tito Tazio, a chiedere ai suoi sudditi, per Capodanno l'omaggio di un ramo di alloro o di ulivo colto in un boschetto sulla via Sacra consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice di fortuna e felicità: da qui l'origine delle «strenne». Questa usanza si propagò gradualmente anche tra i cittadini di Roma e dell'impero e più tardi venne assorbita dalla tradizione cristiana e dalle sue festività di Natale, Capodanno, Epifania, o anche localmente, da S. Lucia e S. Nicola che sostituiscono le antiche feste pagane nel medesimo periodo dell'anno. Oggi si chiamano «strenne» proprio quei doni di vario genere che sono diventate per la cristianità le strenne natalizie.
Sottili forme che possono coinvolgere i credenti nella tradizione natalizia
Sottili forme che possono coinvolgere i credenti nella tradizione natalizia
AUGURI:
In questo periodo dell'anno il mondo intero si prepara a festeggiare il
Natale anticipando gli auguri. Leggiamo in Marco 7:8 “Avendo tralasciato il comandamento di
Dio vi attenete alla tradizione degli uomini,” questo era l'atteggiamento tipico dei farisei. Il credente non solo non deve contraccambiare questi tipi di auguri ma li deve proprio rifiutare (Colossesi 2:8 “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo”).
PREPARATIVI:
Ricchi e poveri si affaticano in mille modi per la buona riuscita di
quel giorno. Il Ricco stolto, fece dei preparativi sbagliati (Luca 12:16-21). Il credente deve prepararsi per qualcosa di più grande. Noè, uomo di Dio preparò un'arca di salvezza per la propria famiglia (Ebrei 11:7). Noi vogliamo prepararci per l'incontro del nostro Sposo (Matteo 24:44; Apoc. 19:7).
DONI:
Settimanali, quotidiani, riviste, mass media e vetrine di negozi lasciano spot pubblicitari in maniera pressante. La mente dell'uomo computerizza questo messaggio tanto da renderlo privo di ogni volontà (Isaia 1:23 “I tuoi prìncipi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano i regali e corrono dietro alle ricompense; non fanno giustizia all'orfano, e la causa della vedova non giunge fino a loro”; 1 Sam. 8:1-3 “Quando Samuele divenne vecchio, nominò i suoi figli giudici d'Israele. Suo figlio primogenito si chiamava Ioel e il secondo Abia; essi esercitavano la funzione di giudici a Beer-Seba. I suoi figli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare dall'avidità,
accettavano regali e pervertivano il giudizio”; 2 Re 5:25-27 “Poi andò a presentarsi davanti al suo signore. Eliseo gli disse: “Da dove vieni, Gheazi?” Egli rispose: “Il tuo servo non è andato in nessun luogo”. Ma Eliseo gli disse: “Il mio spirito non era forse presente laggiù, quando quell'uomo si voltò e scese dal suo carro per venirti incontro? È forse questo il momento di prendere denaro, di prendere vesti, e uliveti e vigne, pecore e buoi, servi e serve? La lebbra di Naaman s'attaccherà perciò a te e alla tua discendenza per sempre”. Gheazi uscì dalla presenza di Eliseo, tutto lebbroso, bianco come la neve”). Ricordiamoci che Dema fu attratto dal presente secolo e ne rimase vittima (2 Timoteo
4:10).
Come per consuetudine consolidata, anche quest'anno una data ormai nota a tutti sarà consacrata alla festa più sentita e sostenuta dal credo e dalla tradizione popolare: il 25 dicembre. In questo giorno si è soliti ricordare la nascita di Gesù Cristo, e per l'occasione si ripropongono usi e costumi religiosi-tradizionali che danno vita a manifestazioni folkloristicamente "natalizie". Si riscoprono valori e si accendono interessi che durante il resto dell'anno sembrano assopiti o addirittura non sono assolutamente considerati. È soltanto un esempio ma, è ormai divenuta mera consuetudine riunirsi in famiglia per consumare abbondanti pranzi e cenoni, scambiarsi dei doni, addobbare l'albero o preparare il tradizionale presepe. Si gioca a carte, a tombola e, per i più "mondani", si va a ballare e si fa tardi la sera.
In alcuni casi, non è forse pura ipocrisia quella che si deve manifestare in questa particolare ricorrenza? Ad esempio lo scambio dei fatidici auguri di Natale e degli affettuosi abbracci-baci che forse mai in precedenza si erano offerti o ricevuti. È tutto questo necessario per ricordare l'importanza della venuta al mondo del nostro Salvatore Gesù Cristo? Non si rischia un po' di cadere nel formalismo? Sono proprie della morale cristiana la frenesia e l'aria di misticismo legate a questa celebrazione, o appartengono piuttosto al paganesimo?
Questo momento dell'anno è atteso da tutti, credenti e non credenti, consumatori e commercianti: volenti o nolenti, tutti ne siamo più o meno coinvolti. Ma se riuscissi a soffermarti qualche attimo per riflettere un po' di più sulla natura e soprattutto sulle vere origini di questa festività, forse saresti più cosciente e più accorto mentre ti prepari al Natale. Potresti fermarti a considerare tutte le cose che avrai letto in questo breve scritto e, come spero vivamente, decidere di fare com'è giusto che si comporti chi crede nell'importanza della nascita del Salvatore, cioè: "secondo la volontà di Cristo".
Prima di tutto il Natale dei cristiani non è il 25 dicembre. Il Signore, nella Sua Sapienza non ha voluto farci conoscere il giorno esatto della nascita del Salvatore e persino l'anno è incerto.
A seguito di nuovi elementi storici, è stato evidenziato l'errore di calcolo commesso dal monaco Dionigi il Piccolo, quando nel 525 fissò la data di nascita di Cristo nell'anno 753 dopo la fondazione di Roma. Ma gli studiosi sono in accordo sul fatto che tale data andrebbe anticipata di alcuni anni e posta intorno al 749-48. In questo modo la nascita del Cristo si collocherebbe tra il 4 o il 5 a.C., 750 anni circa dopo la fondazione di Roma.
Possiamo inoltre dedurre, e ritenere con certezza, che Gesù non nacque in inverno poiché i pastori che vennero avvertiti dagli angeli dell'evento prodigioso della nascita del Messia dormivano all'aperto: "Ora in quella stessa regione c'erano dei pastori che dimoravano all'aperto nei campi, e di notte facevano la guardia al loro gregge" (vangelo di Luca 2:8).
Non era certamente costume dei pastori Israeliti passare la notte all'addiaccio, durante l'inverno palestinese che è sufficientemente rigido per impedirlo. È appurato che molti hanno scelto nel 25 dicembre una data convenzionale per ricordare la nascita del Salvatore. In ogni caso, il cristiano che riconosce nella Parola di Dio l'unica fonte di verità e di bene per la propria anima, si sente libero dall'osservanza di giorni stabiliti, stagioni ed altre ricorrenze rituali perché sa che l'esteriorità delle feste soppianta lo spirito che in origine le ha fatte nascere.
Ecco cosa afferma Gesù riguardo alle tradizioni religiose:
*
Matteo 15:3: "Ma egli rispose loro: 'E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione?'"
*
Matteo 15:6: "Così avete annullato la parola di Dio a motivo della vostra tradizione."
*
Marco 7:9 : "Diceva loro ancora: 'Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!'"
Nella Bibbia, le uniche feste da celebrare, con delle ricorrenze ben precise, si trovano scritte nell'Antico Testamento. Tali festività - quali ad esempio: il giorno del riposo (Shabbath); la Pasqua; la festa dei Pani Azzimi; il Giorno delle Espiazioni; etc., descritte nel libro del Levitico al cap. 23 - hanno l'unico scopo di presentare figurativamente e profeticamente la persona e l'opera di Gesù Cristo, ed in Lui soltanto hanno adempimento. Pertanto una volta adempiuta l'opera ed il ministerio di Cristo esse non hanno più valore né soprattutto necessità di essere osservate.
L'apostolo Paolo, scrivendo a tal proposito ai credenti della Galazia che si erano lasciati convincere sulla necessità di osservare certe festività religiose giudaiche, ricorda loro che quando erano nel paganesimo: "Per la vostra ignoranza di Dio, eravate sottomessi a divinità, che in realtà non lo sono; ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi, infatti, osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo" (Galati 4:8-11, CEI).
Il racconto che il Vangelo di Luca ci fa dell'annuncio della nascita del Salvatore ai pastori di Betlemme, ci aiuta a scoprire qual è il vero spirito del Natale e come deve essere ricordato l'evento glorioso dell'incarnazione di Dio.
Leggiamo Luca 2:8-20: In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"». E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!» Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunziato".
Cos'è che ti riempie di gioia in questi giorni? Il pensiero di ciò che farai o la considerazione di ciò che Dio ha già fatto per te? Sarà forse l'emozione di qualche momento trascorso tra gli amici, l'incontro atteso con una persona cara, o la consapevolezza di aver ricevuto un impareggiabile dono dal Signore? Lo sai che: "Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16) ?
Quale effetto ti procura sapere che Dio è venuto nel mondo come un uomo per stare tra gli uomini e per salvare gli uomini dalla morte eterna portando su di Sè una morte vergognosa e atroce, al nostro posto?
È un occasione per glorificare Dio (v.14).
Il giorno di Natale, quale sarà la tua principale occupazione? Loderai il Signore e lo glorificherai per ciò che ha fatto per te e per l'immenso beneficio che è derivato dalla sua umiliazione? Oppure, dopo aver messo a tacere l'anima tua adempiendo il tuo dovere religioso più o meno sinceramente, ti assoderai a fare cose che non sono né utili, né onorevoli e, spesso addirittura offensive verso Dio stesso?
È un occasione per testimoniare e per crescere nella fede (v.17-20).
I veri cristiani approfittano d'ogni occasione per parlare a tutti di ciò che il loro Signore ha fatto e della Grazia che hanno ricevuto. Come fecero i pastori, essi "divulgano quello che era stato loro detto di quel bambino"; e come loro, tornano edificati nella loro fede: "E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato loro annunziato".
Se queste feste passeranno e ti lasceranno come ti hanno trovato, se anche questo Natale trascorrerà senza che il tuo cuore si sia avvicinato di più al Signore, senza che l'anima tua sia stata resa più conforme al perfetto esempio del Salvatore... allora avrai perso il tuo tempo, e il Signore stesso non gradirà per nulla la tua devozione superficiale e tradizionale.
Anticamente, tramite il profeta lsaia, il Signore mostrò di non gradire l'adorazione ipocrita del Suo popolo e disse: "Smettete di portare offerte inutili; l'incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l'iniquità unita all'assemblea solenne. L'anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare. Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue. Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova! «Poi venite, e discutiamo», dice il Signore: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana" (Isaia 1:13-18)
Cosa farai in questo Natale ora che anche tu conosci la verità? Che atteggiamento userai davanti agli altri: ipocrita o schietto e sincero? Che cosa intendi festeggiare? Adesso cosa ritieni sia più giusto: conformarti all'idea comune, o uniformarti alla volontà di Dio?
Traduzione del cantico evangelico "We are the reason", di David Meece
Traduzione del cantico evangelico "We are the reason", di David Meece
Da bambini sognavamo la mattina di Natale
E tutti i regali e i giochi che avremmo trovato
Ma non sapevamo che un bambino nato in una santa notte
Ci ha dato il più grande dono per le nostre vite
E noi siamo stati la ragione per cui Egli diede la Sua vita
Noi siamo stati la ragione per cui Egli ha sofferto ed è morto
Per un mondo che era perduto Egli ha dato tutto ciò che poteva dare
Per mostrarci la ragione per cui vivere
Mentre gli anni passavano imparammo di più sui doni
E sul donare noi stessi e su cosa questo significa
In un giorno buio e nuvoloso un Uomo fu appeso gridando nella pioggia
Per amore; per amore
E noi siamo stati la ragione per cui Egli diede la Sua vita
Noi siamo stati la ragione per cui Egli ha sofferto ed è morto
Per un mondo che era perduto Egli ha dato tutto ciò che poteva dare
Per mostrarci la ragione per cui vivere
Alla fine trovai la ragione per cui vivere
È dare ogni parte del mio cuore a Lui
In tutto ciò che faccio, ogni parola che dico
Darò tutto il mio essere a Lui
A Lui
E noi siamo la ragione per cui Egli diede la Sua vita
Noi siamo la ragione per cui Egli ha sofferto ed è morto
Per un mondo che era perduto Egli ha dato tutto ciò che poteva dare
Per mostrarci la ragione per cui vivere
Egli è la mia ragione di vita.
N.d.r. Una nota conclusiva rivolta ai fratelli e alle sorelle in Cristo: anche se noi non festeggiamo il Natale come lo festeggia il mondo, preghiamo che Dio possa rivelarsi a ogni persona e che anche loro possano comprendere che il natale vero è quello della nascita di Cristo nei nostri cuori, e affinché anche attraverso la nostra buona testimonianza quotidiana essi possano comprendere il vero cristianesimo. Dio ci benedica insieme.
Segnalibri