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Utente bannato
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Data di registrazione: 11-08-2009
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Al momento ci sono già 900 documenti, pubblicati da 829 professori, in tre lingue: castigliano, catalano e inglese, anche se questo non significa che ogni documento è disponibile in ognuna delle tre lingue. E non si tratta di libri protetti da copyright, ma di appunti e schemi usati a lezione. ![]() Università di Barcelona, il chiostro. Chi conosce un po’ l’università sa che non è una novità assoluta. Fortunatamente quasi tutti gli atenei usano la rete in modo più o meno proficuo. Non sempre però è davvero utile, ma poter accedere ad un sito e trovare gli appunti che quel professore ha usato in quella lezione non ha prezzo, sia per uno studente che per un appassionato. La prima cosa che noto, ancora una volta, è come purtroppo l’Italia sia indietro. Non come tecnologie, non come infrastrutture. Siamo indietro come cultura: nel nostro modo di pensare e di agire, dal baretto malfamato all’accademia più premiata, in quasi nessun contesto si può parlare di vero spirito di condivisione. Nessuno, o quasi, è pronto a rendere disponibile il proprio lavoro per gli altri, solo perché gli va di farlo, perché non ci trova convenienza o perché è pigro. Da insegnante, ho potuto constatare con mano come sia facile trovare materiali per insegnare inglese o spagnolo, prodotti da colleghi, mentre è più faticoso, quando non impossibile, se si tratta di italiano. ![]() Università di Barcelona Figuriamoci, poi, l’idea di mettere online materiali di alto livello, come gli appunti di un docente universitario. Questo, poi, presupporrebbe un’altra questione, e cioè l’effettiva qualità dei materiali e delle lezioni. Nelle nostre università, duole ammetterlo, non abbondano gli insegnanti che avrebbero qualcosa di interessante da mettere online. Internet, allora, è ancora una volta uno strumento di democrazia e di giustizia. Contenuti e materiali delle lezioni sono sotto gli occhi di tutti. Anche senza lo strumento dei commenti (ma c’è sempre sidewiki) il giudizio del mondo è inevitabile. Come sarà inevitabile il giudizio per quegli insegnanti che se ne chiameranno fuori, dei quali si dirà che non hanno nulla di buono da mostrare, o che sono troppo vecchi per capire che succede, o altre cose del genere. ![]() i migliori professori sono anche i meno comuni E come accade con i giornali e i lettori, la rete cambierà i rapporti tra il docente e l’alunno. E nella scuola, almeno nelle università, tornerà a battere l’unica moneta che dovrebbe davvero contare, vale a dire la fiducia. Ci si dimenticherà, prima o poi, del rispetto dovuto a un professore perché sì, o all’accettazione senza commenti di nozioni e concetti. E non posso che chiedermi “chissà quando arriverà nel nostro paese di dinosauri”. Fonte: http://tomsblog.it/valerioporcu/2010...e-autorizzato/ |
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| > Università unite per condividere online. È P2P, nobile e autorizzato. |
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