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FAPAV come PEPPERMINT?
Speravo di aver capito male quanto Filippo Roviglioni, Presidente di Fapav ha riferito a Gabriele Niola in un’intervista di qualche giorno fa pubblicata su Punto Informatico della quale riporto qui di seguito un estratto:“Un mese fa con un software trovammo un certo numero di persone che scaricavano film e musica. Andammo dal magistrato molto contenti, con nome e cognome, il magistrato ci chiese come li avevamo ottenuti e visto che ovviamente i pirati in questione non erano consenzienti ci disse che rischiavamo di essere inquisiti per violazione della privacy. Siamo andati allora a parlare con il numero due in materia di privacy che ci ha detto solamente come condivida il nostro senso di impotenza e frustrazione”
Speravo di aver capito male ma non è così perché, sfortunatamente, navigando su YouTube ho trovato il video con il quale si apre questo post nel quale il Presidente della Fapav riferisce, con maggiori dettagli, lo stesso episodio. aggiungendo peraltro un singolare riferimento al caso Peppermint di cui a lungo si è discusso su questo blog ed altrove.
Conosco abbastanza bene il caso Peppermint e non mi risulta che tra i soggetti che diedero incarico alla logistep di indagare sugli utenti italiani vi fosse la FAPAV né nessun altra associazione di categoria ad essa riconducibile.
A questo punto i casi sono due: o il Presidente della Fapav ha inteso attribuirsi i meriti (ce ne sono?) dell’operazione Peppermint o, piuttostosto, negli ultimi mesi si è consumata, all’insaputa degli utenti italiani delle piattaforme di P2P una nuova operazione Peppermint nell’ambito della quale la FAPAV ha raccolto migliaia (o forse centinaia di migliaia) di dati personali degli italiani senza fornire loro alcuna comunicazione.
E’ un fatto grave che necessita di una risposta pronta ed immediata che sia una smentita o, piuttosto, una conferma di quanto poco accortamente riferito dal numero uno dell’associazione antipirateria.
Se l’episodio raccontato dal Dr. Roviglioni è reale occorre che Garante ed Autorità giudiziaria facciano la loro parte per garantire l’immediata cancellazione di tutti i dati personali raccolti illecitamente dalla FAPAV e l’accertamento di quest’ultima e di quanti abbiano con essa collaborato.
Il Dr. Roviglioni ha, infatti, riferito di essersi presentato all’Autorità giudiziaria con nomi e cognomi dei presunti “pirati” - si tratta, in realtà, semplicemente dei dati relativi ai titolari dei contratti di accesso a internet - che non può che aver ottenuto dalla Telecom italia e/o da altri internet service providers che, tuttavia, come emerso nell’ambito del Caso Peppermint non avrebbero dovuto fornirglieli per di più al di fuori di un procedimento giurisdizionale (la Peppermint, almeno, chiese al Tribunale di Roma di ordinare agli ISP di fornirgli i dati dei pretesi pirati).
Fonte : guidoscorza.it
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20-04-2009 19: 13 Annunci Google
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La privacy e' un diritto da proteggere ed il fallimento del caso peppermint ha dimostrato come sia ancora un diritto sacrosanto in Italia anche con grossi interessi in ballo.
Credo che controllare la connessione degli utenti sia un gioco molto pericoloso e puo' ritorcesi come un boomerang.
Del resto un utente potrebbe ricevere una multa, ma fare una controdenuncia richiedendo un forte indennizzo, perche' magari durante il controllo ha usato il p2p per scambiare file privati etc. sui quali e' l'unico detentore dei diritti.
Non dimentichiamo infatti che il p2p e' LEGALE: io posso condividere le mie foto, i miei video, i miei appunti, i miei lavori!
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ma non credo proprio che l'utente della privacy risponderà come non ha risposto quando nel caso del blocco a Pirate Bay in Italia gli utenti venivano reindirizzati presso il sito pro.music,org, cosa molto sospetta e mai chiarita
Ormai l'Italia aspetta quello che succederà in Francia ed a fine Aprile la three strikes law, con questi chiari di luna passerà, allora altro che monitoraggio e filtraggio
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