Sono sempre di più le persone che vivono in aree ad elevato rischio di catastrofi. E questo perché è in crescita la percentuale di popolazione che si trasferisce dalle aree rurali a quelle urbane. Il fenomeno interessa soprattutto i Paesi in via di sviluppo. Sono questi i risultati di due studi indipendenti, uno delle Nazioni Unite e uno di un ente non governativo impegnato nella riduzione dei rischi ambientali, che sono stati esposti in un incontro internazionale tenutosi in Bahrein.

Nonostante lo sviluppo tecnologico messo a punto negli ultimi decenni per mitigare le catastrofi naturali, risulta molto ampio il divario tra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo sulle conseguenze che questi fenomeni ambientali e geologici hanno sui diversi Paesi. Un esempio riguarda l'impatto che hanno i cicloni sul Giappone e sulle Filippine. Mentre in Giappone il numero di persone esposte agli uragani è di circa 22 milioni, quello delle Filippine si aggira attorno ai 16 milioni, ma la stima annuale dei morti in quest'ultimo Paese è almeno 17 volte superiore al primo.

In termini assoluti, il rischio di calamità naturali su aree abitate è via via aumentato dal 1990 ai nostri giorni. Per quanto riguarda le inondazioni, ad esempio, il rischio di mortalità è aumentato del 13%, con i Paesi asiatici - Cina e India in testa - maggiormente esposti.

Le aree a maggior rischio di calamità sono rintracciabili in tutta la fascia che va dall'Iran al Giappone, passando per l'intera India e gran parte della Cina. Qui oltre ai cicloni e alle inondazioni, anche i terremoti possono essere catastrofici, in quanto è un'area di forti collisioni tra placche diverse della Terra. Un'altra area a rischio è la Rift Valley in Africa, la grande frattura che corre da Nord a Sud del continente, sede di terremoti ed eruzioni vulcaniche. Le Americhe sono invece interessate dagli uragani lungo le coste centro-orientali, da forti terremoti lungo quelle occidentali e nel centro degli Stati Uniti dai tornado. L'Europa, Italia compresa, viene considerata a basso-medio rischio. Ciò che preoccupa maggiormente sono le inondazioni, i terremoti e, per quel che riguarda l'Italia, le eruzioni vulcaniche.


L'aumento di rischio segnalato dalle ricerche è legato soprattutto allo spostamento delle popolazioni verso le aree di costa, dove generalmente pensa di poter trovare più facilmente una migliore sistemazione e un lavoro più sicuro. Spiega Andrew Maskrey, responsabile del lavoro e capo della Disaster Reduction Unit delle Nazioni Unite: "La crescita economica della Cina, ad esempio, ha fatto sì che decine di milioni di persone si siano portate verso le coste orientali del Paese, un'area regolarmente colpita da forti inondazioni e cicloni. Ciononostante il Paese non ha sviluppato alcun sistema per ridurre i rischi a tali persone".

Alcune proiezioni per i prossimi decenni sono alquanto preoccupanti. Spiega ancora Maskrey: "Entro il 2050 la popolazione urbana dell'India salirà a circa 500 milioni di persone. Mumbai e Calcutta sono già al collasso nel poter offrire nuove terre e abitazioni, Come faranno ad ospitare decine di milioni di nuovi ospiti in più? Ed entrambe le città si trovano in aree ad alto rischio per diversi tipi di calamità naturali".

Alcuni interventi, tuttavia, lasciano qualche buona speranza. In Bangladesh, ad esempio, è stato realizzato un sistema di evacuazione in caso di inondazioni lungo le coste che dovrebbe portare buoni frutti. A Bogotà, in Colombia, si sta lavorando per costruire abitazioni antisismiche. In alcuni piccoli centri dell'India, la gente, seppur povera, si è dotata di un cellulare sul quale dagli Stati Uniti arriva un sms in caso di allarme ciclone, in tempo per permettere loro di trovare rifugio. "Molto dunque, può essere fatto per mitigare i danni da calamità naturali - piega Maskrey- ma nonostante le promesse fatte un decennio fa dalla maggior parte dei governi ad elevato rischio, molto poco si è ancora effettivamente concretizzato".

Fonte: republica.it