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Discussione: Lucio Anneo Seneca

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    Predefinito Lucio Anneo Seneca

    Lucio Anneo Seneca
    Lucio Annero Seneca, figlio del retore Seneca il Vecchio, nacque in Spagna, a Cordoba, probabilmente il 4 a.C., in una ricca famiglia dell’ordine equestre, di origine italica; suo fratello Giunio Gallione fu proconsole in Acaia, mentre un altro fratello, Anneo Mela, era il padre del poeta Lucano. Trasferitosi in giovane età a Roma, vi studiò retorica e filosofia, frequentando i filosofi eclettici, i cinici e gli stoici (come Attalo), nonchè Papirio Fabiano, della scuola ascetica neopitagorica dei Sestii. Dopo un viaggio in Egitto effettuato nel 26 d.C –forse per motivi di salute- iniziò a Roma la carriera politica e la professione forense, godendo di una notevole fama come oratore, al punto da far ingelosire l’imperatore Caligola, che nel 39 lo voleva togliere di mezzo, soprattutto per la concezione politica di Seneca, rispettosa delle libertà civili: si salvò grazie ai buoni uffici di un’amante del princeps, la quale affermava che comunque Seneca avrebbe avuto poco da vivere, data la sua salute molto compromessa. Due anni dopo, nel 41, il successore di Caligola, Claudio, lo condannò nell’esilio in Corsica, con l’accusa di adulterio con la giovane Giulia Livilla, sorella di Caligola: la trama –che costò a Seneca 8 anni di isolamento in una terra allora inospitale e semideserta- era stata ordita da Messalina, moglie di Claudio, gelosa di Giulia Livilla. Nel 49 potè finalmente rientrare a Roma grazie all’intercessione di Agrippina, nuova moglie di Claudio, la quale affidò a Seneca l’educazione di Nerone, suo figlio dodicenne avuto da un matrimonio precedente e adottato da Claudio. Così nel 54, quando Nerone –non ancora diciottenne- succedette a Claudio (forse morto avvelenato), Seneca si ritrovò a reggere di fatto l’amministrazione imperiale, coadiuvato da Agrippina e dal potente prefetto del pretorio Afranio Burro. Fu il periodo del ‘’buon governo’’ di Nerone, ispirato a principi di equilibrio e moderazione che sembravano realizzare, per Seneca, l’ideale platonico del sapiente che regge lo Stato con saggezza: ma le illusioni caddero nel marzo del 59, allorchè il princeps, sempre più svincolato dai legami con il filosofo, fece assassinare la madre Agrippina ed esiliare la moglie Ottavia, per poi farla uccidere e sposare Poppea. Per circa 3 anni Seneca rimase accanto a Nerone, pur scendendo a qualche compromesso, finchè nel 62 la situazione si fece insostenibile, anche in seguito alla morte di Burro, sostituito dal corrotto Tigellino, maggiormente disposto ad assecondare ogni volontà dell’imperatore: chiese allora a Nerone di potersi ritirare a vita privata per dedicarsi agli studi, e lo ottenne. Nell’aprile del 65 venne coinvolto nella ‘’congiura di Pisone’’, ordita contro l’imperatore da Caio Calpurnio Pisone: sia che Seneca ne fosse soltanto informato, sia che fosse addirittura lui il candidato in pectore dei congiurati per la successione a Nerone, ricevette da un centurione l’ordine di uccidersi. Con coraggio affrontò la morte tagliandosi le vene, come ci racconta Tacito nel libro XV degli Annales (capp. 62-64).



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