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Vecchio 21-11-2009, 13.00.34   #11
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Non ti ho abbandonata Valis, sai che non lo farei mai
In effetti hai dato una spiegazione decisamente condivisibile, specie per quanto riguarda la distinzione fra l'essere acculturato e l'essere intelligente.
Non saprei aggiungere di meglio, per ora

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Vecchio 22-11-2009, 11.19.21   #12
katerpillar
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Complimenti a Katerpillar per le splendide discussioni che ogni volta ci propone.
Sono davvero contenta di come ha preso vita questa sezione. Oltre a poter esprimere il proprio parere, si ha la possibilita' di apprendere anche tanti pensieri , e piu' siamo ricchi di pensieri, piu' si accresce la nostra memoria, piu' siamo intelligenti e percio' piu' pensiamo Ok, sto' dando i numeri

Veniamo al discorso Intelligenza.
Premetto che avevo gia' risposto mezzora fa', ma non sono riuscita ad inviare la risposta ed ho perso tutto cio' che avevo scritto
Provo a ripetere

Condivido il pensiero che l'intelligenza non possa essere classifica, in quanto sarebbe sempre troppo riduttivo.
Sostengo pero' che l'intelligenza esiste e sia un fattore che differenzia le persone.
Ci sono persone intelligenti e ci persone che non sono intelligenti.
Essendoci questa differenza , per forza di cosa l'intelligenza esiste.

Assodato che ci sono tantissimi "tipi" di intelligenza, risulta davvero difficile fare un discorso generico perche' ogni volta di finirebbe per parlare di " un tipo" di intellegenza.

Inizio dicendo che:

Differenzio le persone acculturate da quelle intelligenti.
Ci sono persone ricche di informazioni , che hanno studiato parecchio, ma che non sono in grado di elaborare i "dati" che hanno memorizzato.
Ci sono invece persone che non hanno studiato molto, ma sono cumunque "dotate" di un intelligenza che li permette di realizzare molto di piu' nella vita di chi invece ha anni di studi alle spalle.
Detto questo penso che l'intelligenza, a volte, e' da considerarsi Congenita, Genetica.
Quante volte abbiamo sentito dire " sei intelligente come tuo padre, come tua madre"
Come puo' una persona non acculturata essere considerata intelligente?
L'intelligenza sicuramente deriva dalle esperienze della nostra vita, ma anche da una capacita' intuitiva e spontanea di saper elaborare cio' che in quel momento ci accade.
L'intelligenza e' un modo di "sfruttare" il pensiero, un esigenza istintiva che in alcuni esseri umani funziona immediatamente, in altri invece tarda ad arrivare, o non arriva proprio. E da qui poi abbiamo le Persone intelligenti o quelle Non intelligenti.

Ora , come questa capacita' intuitiva sia presente in alcuni essere umani e non in altri, davvero non lo so
L'unica spiegazione che mi do' e' appunto e' che a volte sia presente questo fattore genetico che permette di avere un intelligenza piu' sviluppata, anche se ripeto, non e' una regola.

Questo e' cio' che penso istintivamente dell'intelligenza, poi caso mai ragionandoci insieme a voi, posso anche cambiare idea.

Concludo con una bellissima frase :
"Il vantaggio di essere intelligente e' che si puo' sempre fare l'imbecille, mentre il contrario e' del tutto impossibile." (Woody Allen)
Ti ringrazio per i complimenti e scusami Alis per non aver visionato per qualche giorno questo thread, ma proprio ieri con Ra mi ero chiesto come mai eri scomparsa. Addirittura avevo ipotizzato la possibilità di averti "urtata" in qualche modo ma falk mi ha subito rassicurato.
In ogni modo ho la sensazione che stiamo girando intorno al problema ripetendo un pochino le stesse cose, infatti, accettando il concetto dell'esistenza dell'intelligenza, come hai costatato, non riusciremmo a comprendere il perché alcuni nascono intelligenti e altri no; mentre se applichiamo il concetto della memoria piena di esperienze = intelligenza, allora potremmo spiegare più cose come, per esempio, la trasmissione del patrimonio da parte dei nostri avi. Pensate per un attimo ai bambini prodigio che, a dieci anni hanno imparato cinque lingue e sanno dirigere un'orchestra sinfonica, dove per uno normale ce ne vorrebbero trenta. Punto di domanda: da dove hanno preso l’esperienza necessaria per svolgere certi compiti? Io affermo: da nessuna parte, perché l’esperienza era già in loro e non hanno fatto altro che applicarla. L’esempio dei bambini prodigio mi sembra rappresentativo e ci potrebbe aiutare a sciogliere il bandolo della matassa. Se poi guardiamo in campo sociale, si possono vedere le differenze tra: i bambini che sono stimolati da quelli che non lo sono; ma qui stiamo parlando delle esperienze di tutti i giorni, mentre altri nascono già con un patrimonio da sfruttare.
Ludwig Van Beethoven è stato un ragazzino che a quattro anni suonava il clavicembalo migliore del padre e a otto anni era un talento promettente. Suonava il pianoforte con molta abilità e potenza e leggeva benissimo lo spartito a prima vista, suonando le musiche di Sebastian Bach. Di lui dicevano: Questo giovane genio ha bisogno di essere aiutato a continuare gli studi, mentre il padre lo portava in tutte le corti d’Europa per esibirsi davanti ai Re. Come potrai costatare, possiamo giustificare tutto questo solo in presenza di una memoria piena di informazioni, da qualsiasi parte esse arrivino, anche, e sopratutto, dai nostri avi. Ciao.
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Vecchio 22-11-2009, 11.31.29   #13
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Non ti ho abbandonata Valis, sai che non lo farei mai
In effetti hai dato una spiegazione decisamente condivisibile, specie per quanto riguarda la distinzione fra l'essere acculturato e l'essere intelligente.
Non saprei aggiungere di meglio, per ora
Mentre io continuo ad afferma che, l'intelligenza fine a se stessa non esiste, ed è solo un metodo convenzionale che usiamo per distinguere gli uni dagli altri Mentre nella realtà esiste la memoria con le sue esperienze che determinano quella che vogliamo chiamare intelligenza che si mette in mostra tramite il pensiero. Ma quella memoria può esprimere milioni di intelligenze in base al suo bagaglio. Quindi possiamo fare a meno dell'uso convenzionale dell'intelligenza. Ciao.
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Vecchio 22-11-2009, 15.49.42   #14
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esiste la memoria con le sue esperienze che determinano quella che vogliamo chiamare intelligenza che si mette in mostra tramite il pensiero
Si mette in mostra tramite il pensiero, inteso nel senso "puro" del termine, ma anche tramite azioni e comportamenti visibili. L'utilizzare la frase "mettersi in mostra" mi rimanda automaticamente a qualcosa fatto ed immediatamente visto dagli altri, il che mi porta a chiedere: in base a cosa noi osserviamo (come semplici spettatori esterni) una persona e, senza parlare con lei, ci facciamo la precisa idea che questa sia intelligente?

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Vecchio 22-11-2009, 16.48.43   #15
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Si mette in mostra tramite il pensiero, inteso nel senso "puro" del termine, ma anche tramite azioni e comportamenti visibili. L'utilizzare la frase "mettersi in mostra" mi rimanda automaticamente a qualcosa fatto ed immediatamente visto dagli altri, il che mi porta a chiedere: in base a cosa noi osserviamo (come semplici spettatori esterni) una persona e, senza parlare con lei, ci facciamo la precisa idea che questa sia intelligente?
Ce ne accorgeremo dai comportamenti, ma, vedi, il problema non è questo, ma quello di decidere se il pensiero, che porta all'esterno il nostro sapere, sia autonomo o meno (l'intelligenza è un’acrobazia convenzionale).
Apparentemente, come ha affermato Alis, il pensiero ha acquisito una sua autonomia, perché guarda quello che accade all'esterno e poi va a prendere le esperienze per risolvere il problema; ma, come già ho ribattuto, il pensiero, essendo strettamente collegato alla memoria, in frazioni infinitesimali valuta le situazioni ma non saprebbe risolvere se non vi fosse la memoria. Da quest’assunto, le gravi difficoltà che manifesta chi perde completamente la memoria, perché insieme con essa perde anche il pensiero e....l'intelligenza.
Un saluto.
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Vecchio 22-11-2009, 16.53.46   #16
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Questa volta Kat non condivido il tuo pensiero.
Non associo l'intelligenza alla memoria anche perche' se no' dovrei sostenere che un bimbo prodigio e' tale perche' accinge ad una memoria ereditata da un altra vita . E questo per me e' insostenibile.
Ritorno sul mio discorso asserendo che l'intelligenza sia diversa e piu' sviluppata in altre persone, per una diversita' fisica, di cervello , di come lavora e di come e composto.
Eviterei di scendere nei dettagli di come e' composto il cervello, etc. pero' si capisce benisismo che ogni essere umano, gia' dalla nascita, e' fisicamente predisposto ad essere piu' o meno intelligente ed avere piu' o meno una capacita' di elaborare tutto cio' che impara.



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Vecchio 23-11-2009, 13.14.13   #17
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Questa volta Kat non condivido il tuo pensiero.
Non associo l'intelligenza alla memoria anche perche' se no' dovrei sostenere che un bimbo prodigio e' tale perche' accinge ad una memoria ereditata da un altra vita . E questo per me e' insostenibile.
Ritorno sul mio discorso asserendo che l'intelligenza sia diversa e piu' sviluppata in altre persone, per una diversita' fisica, di cervello , di come lavora e di come e composto.
Eviterei di scendere nei dettagli di come e' composto il cervello, etc. pero' si capisce benisismo che ogni essere umano, gia' dalla nascita, e' fisicamente predisposto ad essere piu' o meno intelligente ed avere piu' o meno una capacita' di elaborare tutto cio' che impara.
Quoto appieno Alis.

In alcuni casi l'intelligenza è associata alla capacità di ricordare esperienze vissute o apprese e di metterle in atto:

es. chiedere ad un bambino di descrivere il colore verde.
Il bambino scruterà la sua memoria e quello che ha appreso, disegnando un albero o un grillo o un prato,

ma in altri casi è completamente slegata dai ricordi:

es. mettere un bambino di fronte ad un puzzle.
Il tempo di reazione e la sua capacità di sviluppare nel miglior modo un problema "nuovo" sarà indicativo del suo quoziente intellettivo.


Da qui è normale che ci siano persone predisposte o più intelligenti per calcoli matematici, altri per realizzazioni visive o sonore, ecc...
ma limitarlo alla memoria sarebbe troppo riduttivo.
principe_igor non è in linea   Rispondi citando
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Vecchio 24-11-2009, 12.14.23   #18
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es. mettere un bambino di fronte ad un puzzle.
Il tempo di reazione e la sua capacità di sviluppare nel miglior modo un problema "nuovo" sarà indicativo del suo quoziente intellettivo.
Da qui è normale che ci siano persone predisposte o più intelligenti per calcoli matematici, altri per realizzazioni visive o sonore, ecc...
ma limitarlo alla memoria sarebbe troppo riduttivo.
E' proprio tutto il contrario Igor, è proprio tutto il contrario.
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Vecchio 25-11-2009, 02.12.25   #19
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Quoto appieno Alis.

In alcuni casi l'intelligenza è associata alla capacità di ricordare esperienze vissute o apprese e di metterle in atto:

es. chiedere ad un bambino di descrivere il colore verde.
Il bambino scruterà la sua memoria e quello che ha appreso, disegnando un albero o un grillo o un prato,

ma in altri casi è completamente slegata dai ricordi:

es. mettere un bambino di fronte ad un puzzle.
Il tempo di reazione e la sua capacità di sviluppare nel miglior modo un problema "nuovo" sarà indicativo del suo quoziente intellettivo.

Da qui è normale che ci siano persone predisposte o più intelligenti per calcoli matematici, altri per realizzazioni visive o sonore, ecc...
ma limitarlo alla memoria sarebbe troppo riduttivo.
Al posto del puzzle che, giustamente il bambino non conosceva, ma che ora è davanti a lui, ti potrei citare l'esempio di un qualcosa che gli uomini non avevano mai visto e che, per di più, non stava davanti a loro, come le onde radio, il magnetismo, le radiazioni, l’energia elettrica ecc. Infatti, quando ho parlato di patrimoni interni, ho citato le esperienze tramandatici dai nostri avi ma, naturalmente, tu ti domanderai: da dove abbiamo attinto quelle esperienze che i nostri avi non ci hanno potuto tramandare, perché non le hanno vissute in prima persona e, nonostante ciò, tutti i misteri invisibili sono stati risolti ugualmente? Poiché sono un fervente assertore che, qualsiasi cosa debba essere presa a prestito da una memoria preesistente, a questo punto è lecito pensare che, la materia con cui siamo formati vada a formare quel terzo patrimonio da cui possiamo aver attinto tutte le cose che erano invisibili; infatti, nell’universo esistono le onde radio da miliardi di anni, come il magnetismo e la radiazione ecc. Questo patrimonio citato va ad aggiungersi ai due esistenti che, sono: le esperienze che ci hanno tramandato i nostri avi e le esperienze che facciamo tutti i giorni. Il pensiero è un po’ ingarbugliato, ma si attiene a cose concrete e non a idee che su cui bisogna applicare il concetto di fede.
katerpillar non è in linea   Rispondi citando
Vecchio 08-12-2009, 03.15.12   #20
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Al posto del puzzle che, giustamente il bambino non conosceva, ma che ora è davanti a lui, ti potrei citare l'esempio di un qualcosa che gli uomini non avevano mai visto e che, per di più, non stava davanti a loro, come le onde radio, il magnetismo, le radiazioni, l’energia elettrica ecc. Infatti, quando ho parlato di patrimoni interni, ho citato le esperienze tramandatici dai nostri avi ma, naturalmente, tu ti domanderai: da dove abbiamo attinto quelle esperienze che i nostri avi non ci hanno potuto tramandare, perché non le hanno vissute in prima persona e, nonostante ciò, tutti i misteri invisibili sono stati risolti ugualmente? Poiché sono un fervente assertore che, qualsiasi cosa debba essere presa a prestito da una memoria preesistente, a questo punto è lecito pensare che, la materia con cui siamo formati vada a formare quel terzo patrimonio da cui possiamo aver attinto tutte le cose che erano invisibili; infatti, nell’universo esistono le onde radio da miliardi di anni, come il magnetismo e la radiazione ecc. Questo patrimonio citato va ad aggiungersi ai due esistenti che, sono: le esperienze che ci hanno tramandato i nostri avi e le esperienze che facciamo tutti i giorni. Il pensiero è un po’ ingarbugliato, ma si attiene a cose concrete e non a idee che su cui bisogna applicare il concetto di fede.

Ho capito dove vuoi condurci con questo ragionamento. C'è una memoria storica donataci dagli avi, ma c'è anche una memoria intrinseca donataci dalla materia, ma non credo riguardi questa trattazione purtroppo.

Es: il concetto della relatività lo avevano dinnanzi gli occhi miliardi di persone, ma solo una di queste lo ha sviluppato in passato e non è riuscita neanche a concluderlo e a provarlo eppure il bagaglio intrinseco di ogni uomo dovrebbe conoscere la "relatività".
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