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Italiani favorevoli al nucleare
Italiani favorevoli al nucleare
Il 54% degli italiani è ora favorevole all'energia nucleare
Roma, 6 ago. (Apcom) - Se si partisse domani con la realizzazione di nuove centrali nucleari, 26 milioni e mezzo di italiani darebbero il via libera. Lo rileva un sondaggio della Confesercenti secondo cui il 54% popolazione adulta è favorevole, il 36% in disaccordo. "La bocciatura degli antinuclearisti - spiega la Confesercenti - è resa più evidente dal fatto che il sì è il frutto di un'indagine partita dopo le recenti notizie degli incidenti in terra francese". L'82% boccia senza mezzi termini la scelta di sfruttare energia nucleare da nuove centrali costruite in paesi limitrofi, scelta che trova invece solo l'11% favorevole. Più complicata invece si rivela la coabitazione con una centrale nucleare. In questo caso la distanza di sicurezza fra la propria abitazione e una centrale è risultata in media di 250 chilometri. Anche se c'è un 39% del campione che accetterebbe la presenza di una centrale nucleare a brevi distanze che partono da un minimo di un chilometro (solo il 2%) fino ad un massimo di 100 chilometri. Ma quasi un quarto degli italiani, esattamente il 23%, continua a non fidarsi e vorrebbe la nuova centrale abbondantemente lontana dalla sua zona, ovvero distante più di 500 chilometri. "Il caro petrolio, le tensioni internazionali, ma anche le bollette più pesanti stanno provocando un'evoluzione evidente nella cultura e nei comportamenti pratici - aggiunge la Confesercenti - l'81% degli intervistati dichiara di avere adottato sistemi o abitudini a favore del risparmio energetico". Si spiega così il boom delle nuove lampadine a basso consumo (il 96% dice di averle nelle propria abitazione). E si spiega così anche il radicamento di criteri più saggi nell'uso dell'energia come il controllo di luci, spie luminose (l'82% le spegne), il termostato (l'89% lo regola), l'acqua calda e gli altri elettrodomestici. Sono in minoranza invece gli italiani che hanno già adottato un sistema di isolamento termico: sono solo il 37% del campione. Secondo la Confesercenti da questi dati "emerge il fatto che sul nucleare è ora di finirla con i veti, ma la parola d'ordine deve essere semmai sicurezza".
Fonte: Apcom
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06-08-2008 13: 46 Annunci Google
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Faccio parte di una di quelle minoranze contrarie al nucleare, in quanto credo che sia una fonte di energia non rinnovabile, altamente inquinante (le scorie radioattive si esauriscono dopo circa 900-1000 anni) e assolutamente pericolosa ed anti-economica.
Nel momento in cui le grandi potenze industriali hanno riconosciuto l'anti-economicità delle centrali nucleari e stanno procedendo alla loro conversione in centrali solari o di energia alternativa, non vedo a chi effettivamente giovi percorrere questa pista, o meglio lo so, ma preferisco non dirlo.
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Mi dichiaro neutrale. Infatti, nonostante sia una fonte energetica assolutamente dannosa dal punto di vista dell'impatto ambientale, per esperienza diretta posso dire che per moltissimi medici specializzati in medicina nucleare (che comprende moltissime branchie come la radiologia) è una situazione disagevole.
Potrei ritenermi contraria per quanto riguarda lo sfuttamento al fine energetico ma lo ritengo indispensabile per uno sviluppo migliore nel campo della ricerca.
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Energia nucleare nel campo della ricerca?
Interessante, ma non ne so niente.
Potresti spiegarti in che cosa consiste?
Grazie
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la medicina nucleare è quella specializzazione clinica che studia le proprietà del nucleo atomico.
Utilizza sostanze debolmente radioattive (come radiofarmaci e radioisotopi), in grado di verificare la funzionalità degli organi e di riconoscere le alterazioni indotte dalla malattia. Vengono adoperate tecniche non invasive poiché i farmaci sono somministrati per via endovenosa, iniettati cioè direttamente nel sangue. I rischi tossici sono ridotti a zero, in quanto le sostanze introdotte sono in quantità esigua, e raramente si verificano reazioni di tipo allergico.
In particolare sono svolte ricerche cliniche sulle applicazioni della PET e PET-TC in oncologia (linfomi, tumori ovarici, mammari, colorettali, altri tumori).
Altri temi di studio in ambito PET riguardano applicazioni non oncologiche, specie in campo neurologico.
Vengono svolte inoltre ricerche cliniche nei settori della Medicina Nucleare convenzionale (scintigrafie e SPET), ed in particolare in ambito cardiologico, neurologico ed urologico.
Del tutto recentemente è stata attivata la ricerca nel settore dell'imaging molecolare pre-clinico, con disponibilità di un sistema micro-PET e micro-TC.
In più c'è una definizione a questo link http://it.wikipedia.org/wiki/Medicina_nucleare
So che non è una branchia molto conosciuta, ma stà alla base molte altre cose.
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Per chi fosse interessato, avevamo accennato qualcosa pure qui sul nucleare
Sfegatato Fan di DrJ Orgogliosissimo del suo tutor nonchè papino adottivo Joshh FantamotoGP
il Fantamotomondiale sbarca su ATN
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Originariamente Scritto da
principe_igor
Diamond
per la tua giovane età ne sai davvero molte di cose in materia.
Domanda: Ma per la ricerca e la sperimentazione sulla medicina nucleare, servono le centrali nucleari?



Ne so solo perchè mio padre è direttamente coinvolto!
Sono sicura di averlo sentito affermare, quando per la prima volta tempo fa accennarono al reinsediamento delle centrali, che finalmente anche nel suo campo ci sarebbe stata una possibilità di svolta in più!
In particolare nelle diagnosi di ulcere, fratture, tumori, malattie infiammatorie, l’ausilio di raggi x e degli isotopi radioattivi si è rivelato molto prezioso.
La radiodiagnostica si basa sull’impiego di raggi roentgen o raggi x, per mezzo dei quali è possibile esplorare l’organismo e ottenere rappresentazioni di punti di esso su materiale sensibile (pellicole radiografiche).
La medicina nucleare si fonda sull’uso di radioisotopi che, introdotti in adatte molecole, costituiscono i radiofarmaci. Questi ultimi vengono somministrati in minime quantità per realizzare esami diagnostici molto specifici e in quantità molto superiori per ottenere effetti terapeutici. Introdotto nell’organismo, ogni tipo di radiofarmaco presenta una sua caratteristica distribuzione con concentrazioni elevate in specifici organi o tessuti.
Lo strumento base per l’impiego diagnostico dei radiofarmaci è rappresentato dalla gamma camera.
La radioterapia può essere realizzata con l’uso di raggi x prodotti da generatori, di raggi gamma prodotti da radioisotopi e di raggi beta prodotti da betatroni. Con queste tecniche il tumore viene irradiato dall’esterno dell’organismo.
L’effetto delle radiazioni concentrate nel tumore è quello di distruggere le cellule cancerogene, risparmiando il più possibile quelle sane.
Quindi se anche non servissero le centrali vere e proprie servirebbero comunque dei generatori di particelle radioattive. Non sono sicura che questi esistano, ma sarebbe più facile, secondo la mia opinione, poter attingere le risorse da una forma di produzione maggiore che potrebbe inoltre essere sfruttata in altri campi come quello energetico.
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Originariamente Scritto da
LSDiamond
Ne so solo perchè mio padre è direttamente coinvolto!
Sono sicura di averlo sentito affermare, quando per la prima volta tempo fa accennarono al reinsediamento delle centrali, che finalmente anche nel suo campo ci sarebbe stata una possibilità di svolta in più!
In particolare nelle diagnosi di ulcere, fratture, tumori, malattie infiammatorie, l’ausilio di raggi x e degli isotopi radioattivi si è rivelato molto prezioso.
La radiodiagnostica si basa sull’impiego di raggi roentgen o raggi x, per mezzo dei quali è possibile esplorare l’organismo e ottenere rappresentazioni di punti di esso su materiale sensibile (pellicole radiografiche).
La medicina nucleare si fonda sull’uso di radioisotopi che, introdotti in adatte molecole, costituiscono i radiofarmaci. Questi ultimi vengono somministrati in minime quantità per realizzare esami diagnostici molto specifici e in quantità molto superiori per ottenere effetti terapeutici. Introdotto nell’organismo, ogni tipo di radiofarmaco presenta una sua caratteristica distribuzione con concentrazioni elevate in specifici organi o tessuti.
Lo strumento base per l’impiego diagnostico dei radiofarmaci è rappresentato dalla gamma camera.
La radioterapia può essere realizzata con l’uso di raggi x prodotti da generatori, di raggi gamma prodotti da radioisotopi e di raggi beta prodotti da betatroni. Con queste tecniche il tumore viene irradiato dall’esterno dell’organismo.
L’effetto delle radiazioni concentrate nel tumore è quello di distruggere le cellule cancerogene, risparmiando il più possibile quelle sane.
Quindi se anche non servissero le centrali vere e proprie servirebbero comunque dei generatori di particelle radioattive. Non sono sicura che questi esistano, ma sarebbe più facile, secondo la mia opinione, poter attingere le risorse da una forma di produzione maggiore che potrebbe inoltre essere sfruttata in altri campi come quello energetico.
Ottimo contributo LSDiamond, sono notizie interessantissime, però non vorrei
essere scortese nel dirti che credo che questi studi che vengono fatti principalmente con la sperimentazione in laboratorio, non riguardino direttamente le centrali nucleari.
Sarei felice di sbagliarmi. 
Se hai maggiori notizie sarò felicissimo di analizzarle.
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