Aragosta
Per il suo alto prezzo, ma ancor più per le prestazioni <<di gala>> in cui si specializzarono i grandi chefs dell'Ottocento (aragosta alla parigina ecc.), questo crostaceo di gusto squisito, ma forse meno delicato di quello di altri prodotti del mare (abbastanza spesso la polpa dell'aragosta, specie se conservata, è stopposa), è diventato uno dei simboli della cucina <<di lusso>>. Perciò l'aragosta compare nei menu importanti (come nei banchetti di fine anno, nei locali notturni, a bordo delle navi in crociera di lusso), anche se le presentazioni fredde e <<di parata>> di aragosta, spesso bollita il giorno prima e abbellita con guarnizioni di maionese, gelatina, caviale e tartufo, finiscono per togliere al crostaceo gran parte del suo sapore. Molto meglio le preparazioni all'americana, o quelle alla griglia, con condimento di solo burro crudo. Se piccole, le aragoste si servono spaccate in due, in senso longitudinale; se grandi tagliate a rocchi, senza o con corazza (come nell'americana). Il prodotto appena pescato è ormai abbastanza raro anche in Sardegna o nelle Baleari; perciò si servono oggi molte aragoste surgelate provenienti dal Sudafrica o dai mari tropicali. La conservazione in frigorifero deve essere ridotta al minimo; è da evitare il freezer, specie per le aragoste che si suppone siano già arrivate congelate in pescheria. Nel linguaggio corrente è facile confondere l'aragosta con l'astaco, cioè lo scampo gigante, dalla polpa molto saporita. Le ricette comunque sono pressocchè identiche per entrambi questi crostacei e per gli scampi.
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