Lettera aperta di un gruppo di studenti, dottorandi e ricercatori italiani che lavorano nei Paesi Bassi, arrivata alla redazione de Il fatto quotidiano.
Spett.le redazione del Fatto Quotidiano, vi scriviamo per esprimere la più indignata disapprovazione per la cosiddetta Riforma Gelmini dell’Università e dell’istruzione in Italia.
Vogliamo anche spiegare la scelta di lavorare nei Paesi
Ho letto approfonditamente l'articolo e mi permetto di dissentire in almeno un paio di punti fondamentali.
Ho lavorato per quasi 3 anni come assegnista di ricerca presso il Politecnico di Torino, per cui credo di parlare a ragion veduta.
Innanzitutto, cosa centra questa lettera con il decreto Gelmini?
Questi ricercatori che sono emigrati in Olanda pagano una situazione vecchia di decenni, mica di una settimana!
Non conosco i dettagli del decreto, per cui non mi permetto di giudicarlo, ma la situazione che loro descrivono è parecchio datata, per cui non facciamo di tutta l'erba un fascio.
In secondo luogo, 3 anni di lavoro in università non è che siano stati così stressanti.
Guadagnavo 1200 euro al mese, facevo gli orari che volevo (e alcuni colleghi erano veramente scandalosi), mi facevo 2 ore al giorno di treno, e avevo degli obiettivi da conseguire, peraltro veramente leggeri.
Poi ho trovato lavoro in un'Azienda alimentare vicino a casa, lavoro idoneo alla mia laurea, guadagno 1300 euro al mese, faccio molte più ore e ho molte più responsabilità, eppure mi sento appagato.
La questione è che i ritmi della ricerca universitaria italiana sono veramente blandi (per non dire di peggio), e i fondi ci sono, o almeno, dove lavoravo io ce n'erano.
Ora mi chiedo: dobbiamo criticare la riforma che, giusta o sbagliata che sia, cerca di migliorare la qualità e incentivare l'efficienza di chi fa ricerca in Italia, oppure criticare chi approfitta del poco controllo che c'è in università e di fa i suoi comodi, o peggio ancora, i professori strapagati che se la godono allegramente?
Ovviamente anche qui non bisogna generalizzare, dappertutto c'è chi se la prende comoda e chi si da da fare, ma mi pare che nell'Università italiana manchi parecchio la "spinta" a far bene!
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