Ciao ragazzi, qui vi posto un articolo che tratta un argomento che mi sta molto a cuore : "Il Bullismo a scuola".
Spero di poter leggere le vostre opinioni poichè il modo migliore di combattere questo fenomeno è conoscerlo, leggerlo e assaporare ciò che noi, giovani di oggi, viviamo.
LA STORIA DI NOI, VITTIME DEGLI "EROI".
Tra le pagine del cuore di noi, ragazzi della "gioventù bruciata", si racconta del disagio che il bullismo, il senso di vuoto che solo l'esser diversi, per quei ragazzi di mondo, può dare. Le parole di una vittima di questa nuova moda ci scuotono l'anima ma non ci stupisce più. Siamo di cemento, un cemento che parla per noi e ci racconta di Lei....
Tre granchi in quell'orifizio tra gli scogli. Il sole gli scaldava la schiena, ma a Lei non interessava. Se ne stava seduta, con la testa sulle ginocchia, ad ascoltare il mare, un'ultima volta prima che il bastardo autunno arrivasse. Crudele, la catapultava nell'obliosa prigionia della sua vita: la scuola. Non l'odiava, come tutti, per i troppi compiti, per gli insegnanti e neanche per le camere fumatori mai allestite. Non gli interessavano boccate di distruzione. Non ancora. Detestava quel che tutti amano, l'unica cosa che induce gli studenti ad andare a scuola: la compagnia.
Inquinamento atmosferico dovuto dalle centinaia di sigarette accese con una sincronia da far rabbrividire. Gorgoglio di parole, eccitazione, borse griffate, capelli perfetti, tacchettini smunti che corrono sui mattoni, già luridi. Una sfilata di occhiali da sole: Chanel, Gucci, D&G, Prada, Made in China, il fascino del mistero, dicono.
Lei non ci pensava proprio a tutto questo. Evitava volentieri tutto questo gran da fare per nulla. Amava esser come il vento tra i rami nell'ombra.
Era bello guardare il mare, la fila di rondini nere che tagliava l'orizzonte, gli infami gabbiani bianchi felici. Perché erano così felici? La spiaggia era nuda ed il mare si stava sbucciando al sole, allora perché questa felicità? Tipi strani quei gabbiani.
Il rumore di una bottiglia di vetro la svegliò da quel torpore crepuscolare. Le onde infastidivano gli scogli.. gli deridevano.. gli disprezzavano.
Ripensò al suo incubo, a quell'infame realtà che di lì a breve avrebbe ripreso vita.
Non era ancora pronta. Non lo era mai stata.
Maledetta vita, maledetti sogni. Colpa loro, se non avesse avuto aspettative nulla l'avrebbe costretta lì, soggiogata da insulti invecchiati tra le mura di quell'istituto.
Calava la sera e con essa la sua voglia di tornare in città. Cupa, noiosa, inquinata città.
Clacson che rizzano i timpani, tacchi che raschiano strade ed infastidiscono storie d'amore.
Perché tornare?
Questa la domanda che racchiude mille paure, non odio ma la semplice consapevolezza d'esser soli in quella realtà che non ha mai conosciuto la ragione. Pagliacci di un tempo sfidati da showman dai mille applausi finti, dalle risate insensate, dalle parole pugnalate.
Il bullismo è una grave forma di debolezza interiore, una mancanza d'autostima e intelletto.
Siamo uomini poveri di virtù ma ancor più scarsi di ragione.
ZINGARO MARIAGRAZIA



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