Dalla mente e dalle mani di uno dei registi più creativamente dark dei nostri tempi, la nuova versione di "Alice in wonderland" nelle sale in questi giorni mi ha davvero affascinata.
La storia portante è quella che tutti conosciamo, scritta da Carroll.
Passano gli anni, però, ed Alice si ritrova diciannovenne ed imprigionata fra le convenzioni e le formalità della società vittoriana in cui vive: una madre severa e perfetta che pretende da lei la stessa perfezione, una noiosissima festa danzante di fidanzamento, la goccia che fa traboccare il vaso è la proposta di matrimonio da parte di un poco avvenente rampollo: Alice preferisce seguire il coniglio bianco che ancora popola le sue visioni.
Presto siamo immersi in un paese delle meraviglie al contempo fiabesco e surreale, a tratti in technicolor e all'improvviso dalle sfumature gotiche; Alice si ritrova sugli stessi passi già percorsi da bambina, non ricordandosene se non verso il termine del viaggio. Solo allora prende in mano le redini della situazione e si decide a combattere e sconfiggere i suoi demoni, per poi far ritorno a casa e scegliere finalmente la sua strada, lasciando da parte regole ed imposizioni.
Ho visto il film in 2D perciò non vi saprei dire quanto il 3D potrebbe rendere ancora più magici i paesaggi e le atmosfere alla Burton.
Onore al merito, come sempre, a Johnny Depp, svitatissimo e dal cuore tenero cappellaio matto; un applauso anche ad Anne Hataway che interpreta da dieci e lode la svampitissima regina bianca.
Consigliato

E se qualcuno poi racconta com'è in 3D ancora meglio